Io.Questo è cio’ che mi descrive.Mi differenzia dal resto delle cose e degli esseri.Io.Sono un essere vivente,della specie degli umani.Essenzialmente questo.Tutto il resto è superfluo o relativo.
Al di fuori,tutto il resto.Un ammasso di oggetti,paesaggi e esseri;ne vedo i movimenti,ne sento i rumori,ne apprezzo l’odore e le forme tangibili.Cos’altro?
Mi considero un ragazzo pensieroso,riflessivo, di tanto in tanto mi fermo un attimo per mettere bene a fuoco cio’ che ho davanti.Mi considero un realista,forse un po’ pessimista,ma non riesco a reagire altrimenti.
Sono una persona che necessita di certezze,e questo è un bel problema,in un mondo fatto quasi interamente da incertezze.Non da un punto di vista scientifico(mera consolazione,sapere che se lascio cadere una palla questa andrà inevitabilmente verso terra) ma riguardo ben altre cose.Partiamo.Nella vita di ogni persona,vi sono eventi che portano inquietudine e altri che invece portano serenità.Cos’è la tristezza?Per me,uno stato mentale in cui una persona viene a trovarsi quando le inquietudini sono maggiori dei fattori di serenità.Viceversa,la felicità una condizione di assoluta mancanza di turbamenti.Ora,esiste uno stato di felicità assoluta?Non credo.Anche se una persona riuscisse a liberarsi di ogni problema,di ogni preoccupazione,non otterrebbe comunque scampo dall’inevitabile sorte di ognuno di noi,ossia “trapassare”.Verso dove,non si sa,né credo si potrà mai sapere in vita con assoluta certezza-il che è un problema,se come me sei alla ricerca di certezze.Si puo’ piombare in uno stato di tristezza assoluta?Forse no,ma di certo esiste qualcosa che ci va molto vicino.Il suo nome è depressione-certo curabile,ma fin dove?Fin dove si puo’ curare qualcosa di cui non si conoscono le cause fisiologiche?-
Ovvio,il mondo possiede delle certezze,ma non è che la cosa rincuori.Non so se saro’ felice o triste,se vivro’ una lunga o breve vita,ma so di certo che moriro’ ,e so che tutti gli esseri della Terra,prima o poi,faranno la stessa fine.Ora,io posso provare gioia o disagio nel relazionarmi con altre persone,ma so di certo che queste stesse moriranno.premesso che la morte di qualcuno caro vela sempre il mio cuore-ma non penso solo il mio-di una cupa tristezza,viene da sé che nel momento in cui mi affeziono a qualcuno so già che questa morirà,e importerà tristezza.Le cose sono due:o non affezionarsi a nessuno e quindi inimicarsi il mondo,o isolarsi da tutto e da tutti.Ma nel primo caso l’auto-isolazione ti porterebbe a vivere in contrasto con tutto cio’ che ti circonda,e arrecherebbe malinconia;nel secondo caso,giungeresti alla pazzia,in quanto secondo me l’uomo non è fatto per vivere da solo.Ma forse basta il fatto che una vita del genere risulterebbe mancante,in molte cose.Per cui,se l’uomo per vivere relaziona,o arriva a essere infelice perché non si affeziona a nessuno,o perché affezionandosi sa già che questo lo pagherà quando quella persona verrà meno.Una soluzione ci sarebbe:affezionarsi e morire prima delle persona con cui hai strinto quel rapporto speciale di reciproco affetto.Ma chi sa dove puo’ portare una strada del genere?E’ una strada dall’esito finale incerto,quindi una via che non sceglierei-ovviamente tenendo anche conto del mio naturale istinto di sopravvivenza-.
Se volete,lasciate pure un commento,ditemi la vostra a riguardo,o se il mio pensieruccio da carta straccia vi dà fastidio,voltate pagina web,ignorate,portate avanti la vostra idea.In ogni caso ,io sono qui,pronto a parlare,qualora lo si voglia.
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