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Antefatto: libro del gen. Vannacci, “Il mondo al contrario”.
Alla pubblicazione del libro, di primo acchito, la mia reazione è stata di piccata sorpresa per certe sue affermazioni (e tale rimane, quella sorpresa, in me); poi, col tempo, ho cominciato a pensare (magari in ritardo) che quel libro, pur nella sincerità, convinzione e giusta rivendicazione ideale del suo autore, fosse anche una “punta di sfondamento” strategica e tattica per l’avanzata nella politica.
Nessuna mia reprimenda, ovviamente: comportamento, quello, di “hype” usato e praticato da chiunque necessiti di attenzione politica e di supporto mediatico. Cosa buona e giusta, insomma.
Nel tempo, grazie ai suoi interventi nell’Europarlamento, in rete o scritti, l’on. Vannacci si è forgiato bene nell’arte della comunicazione mediatica e credo che abbia anche smussato alcune delle sue primigenie asperità programmatiche.
Certo: la sua visione è… la sua. Ma, mi ha attratto particolarmente la modalità espositivo/espressiva del suo pensiero: nella comunicazione mediatica contano molto l’affabulazione efficace, l’arte retorica tornita e ben utilizzata quasi con distratta nonchalance e galanteria.
E, a tutt’oggi, mediaticamente, la sua figura di europarlamentare, pare emergere dal grigiore un po' indistinto e monotono dei colleghi parlamentari con una sua verve affascinante, un wit di caratura, una schiettezza autentica.
Sì: credo di avere assistito a un interessante apprendistato politico e mediatico e, mi permetto, anche a un approfondimento ideale che, auspico, possa continuare nel tempo.