E poi tornai, come gelo

scritto da Annabelle
Scritto Ieri • Pubblicato 14 ore fa • Revisionato 14 ore fa
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Autore del testo Annabelle

Testo: E poi tornai, come gelo
di Annabelle

Io vi dirò come fui uccisa e come il mio silenzio imparò a parlare.
Ero sua moglie, ma lui aveva occhi stanchi e mani che non sapevano più trattenermi.
Lei aveva risate corte e dita che sapevano slacciare ciò che doveva restare chiuso.
Per mesi fui l’ombra in casa loro, quella che prepara il tè mentre l’altra prepara il letto.
Una notte mi chiamarono giù, nella cantina dove l’umidità mangia i nomi.
Dissero che era un errore, aggiungendo però, che era per amore.
Il colpo venne da dietro, la corda fu sua e le sue mani tremarono, ma non si fermarono.
Lei tenne la lampada alta, perché vedessi bene chi mi uccideva.
Mi seppellirono sotto le pietre rotte, dove l’acqua filtra e nulla resta asciutto, credendo che finisse lì, ma i morti non finiscono, si mutano.
Tornai quando il vento muove gli alberi e i passi al piano di sopra diventano troppo lenti.
Non tornai come urlo, gli urli si spengono, tornai come gelo, come impronta su uno specchio appannato, come nome mormorato nel sonno di lui.
Lei fu la prima a sentire, smetteva di ridere a mezzanotte, mentre trovava gocce d’acqua sul cuscino anche quando non pioveva.
Una notte la vidi davanti allo specchio, pettinarsi i capelli con dita che non erano sue.
Io guidavo le sue mani e i capelli caddero, ciocca dopo ciocca, finché il volto che aveva amato lui, non ebbe più un volto.
Lui durò di più, perché lui sapeva negare meglio.
Ma io imparai a sedermi sul bordo del suo letto, a respirare così vicino da fargli gelare il petto.
A sussurrargli, quando dormiva:
“Ricordi la cantina?
Ricordi come tremavi?”
Una mattina li trovarono insieme, nella stanza chiusa.
Lei con la gola segnata da unghie che non erano le sue, lui con gli occhi aperti, fissi sul soffitto, a guardare qualcosa che io sola potevo vedere.
La polizia disse suicidio-omicidio,
la gente disse passione e follia,
io non dissi nulla, rimasi nella casa, che ora è quieta, troppo quieta per due.
E ogni notte, quando il vento passa sotto la porta, io preparo il tè, per tre.

E poi tornai, come gelo testo di Annabelle
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