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L’ho incontrato
alle 2:17 di notte
nel corridoio bianco
dell’ospedale.
Abitava
in un distributore automatico
tra una zuppa in polvere
e biscotti scaduti.
Aveva occhi intermittenti,
piccoli neon stanchi,
e parlava
con il ronzio elettrico
delle cose lasciate accese
troppo a lungo.
“Moneta non valida”,
mi disse
quando tentai
di comprargli un miracolo.
Inserii allora
due euro di silenzio
e una bestemmia piegata male,
ma il resto
uscì sotto forma
di caramelle alla menta.
Dietro il vetro
Cristi croccanti,
tramezzini ascensionali,
acqua santa naturale
a temperatura ambiente.
Una donna piangeva
accanto al reparto oncologico.
Dio lampeggiò soltanto:
“Prodotto momentaneamente non disponibile”.
Poi qualcuno
colpì la macchina con rabbia
e cadde giù
una lattina di speranza
quasi ancora fresca.
La bevemmo in tre:
io,
un infermiere insonne
e il fantasma
di un uomo senza diagnosi.
Aveva un sapore strano,
tra il ferro
e l’infanzia.
Prima dell’alba
il distributore si spense.
Rimase acceso soltanto
il numero rosso
dello snack B14,
come un piccolo inferno
in saldo permanente.