L'alieno

scritto da enrico genevois
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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Autore del testo enrico genevois

Testo: L'alieno
di enrico genevois

Incomprensibile.
L’alieno, enigmatico ed astruso, dopo mille circonvoluzioni attorno al nostro mondo decise di scendere in una piccola valle ad est della città.
Il veicolo spaziale, così diverso e ridicolo da quelli che eravamo abituati a vedere nei film di fantascienza, atterrò facendo terra bruciata tutto attorno.
Qualcuno se la sarebbe presa a male per quell’inutile sofferenza degli organismi vegetali distrutti, ma gli sarebbe passata subito: il colpevole era un alieno che non conosceva bene le nostre leggi in riguardo.
In molti, invece, ci sentimmo offesi dalle inutili precauzioni, così palesemente visibili, che il grottesco straniero utilizzava nello spiarci da lontano.
Ma davvero pensava di poter correre rischi con noi? Con noi!
Uscì dall’abitacolo spaziale e si diresse timidamente verso noi muovendo due delle raccapriccianti protuberanze superiori che sporgevano dal suo corpo.
“Gnahkrt vefrty” ci disse senza rivolgersi a nessuno in particolare.
E cosa avremmo dovuto rispondere. “Sì, grazie, in famiglia tutto bene”?
Nessuno se la sentiva di rispondere. Chissà come avrebbe interpretato le nostre intenzioni quel mostruoso essere. Eppure, contemporaneamente, sentivamo l’obbligo morale di prendere contatto con l’alieno. Non potevamo certo fare la figura di sassi impietriti in mezzo ad un prato.
“Kitrygh fdrest jherrt lòpsç”.
Aveva smesso di muovere le prominenze inferiori per aprire e chiudere l’orrido buco da cui usciva quella cacofonia di suoni.
Ma quanto era brutto! Piccole gibbosità e fosse deturpanti costellavano il suo sgraziato corpo. Chissà per quanti secoli sarebbe stato sulla bocca di quei genitori che volevano mettere paura ai figli disobbedienti!
“Gtdfio lksdf mnuya”.
Bisognava fare qualcosa ed al più presto. Certo ci voleva un bel coraggio a prendere contatto con quel obbrobrio della natura.
Poverino, non era colpa sua se la vita si era impigrita a tal punto da non far più scorrere normalmente la forza generatrice di ogni bella cosa.
Credo che quel giorno rimarrà indelebile nelle nostre menti e troverà spazio nei nostri libri di storia.
Da sempre avevamo sognato il contatto con un’altra civiltà ed ora non sapevamo cosa fare. Impossibile capire; inutile e forse pericolosa quella relazione.
Io, che ci vedo benissimo, mi accorsi con stupore che i simboli ornamentali della navetta spaziale erano a me comprensibili. Come poteva essere?
Gridai con quanta più forza potei guardando l’alieno risalire sul suo mezzo di trasporto. Era impossibile che non mi avesse sentito. Forse si era offeso dal nostro comportamento. Forse non era telepatico.
Rotolai velocemente verso l’alieno per fermarlo (perché noi uova rotoliamo per muoverci, senza quelle terrificanti ed inutili protuberanze) ma fu troppo tardi.
Guardai il mezzo allontanarsi nello spazio mentre ancora potevo leggere su un fianco: Soyuz.
L'alieno testo di enrico genevois
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