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Le conchiglie
hanno labbra di rosso vermiglio,
l'acqua è
eterno palcoscenico infinito
sospeso sul filo d'oriente.
L'orizzonte stende
le sue pieghe
smosso dagli alisei
che commerciano su carri
profumi di vaniglia e zenzero.
Ti chiamerò
con le mie mani di polvere,
graffiti di tempo
impastato di sole e gesso,
impressa sagoma
timbro in andare
dorso su dorso di tempeste,
eco di ancestrali danze.
Raccoglierò le cerimonie
che appartengono al grano,
al segreto delle spose
custodito nelle corolle di fiori,
petali canteranno di notti
che t'attendono pazienti
stese sul ventre della sera,
sarò l'orlo, il bordo onirico
il soldato blu.
Sconfiggerò il silenzio
degli argini di pietra
e di anziane madri
e saremo esseri ad inseguire
i pianti dei tramonti
che orfani
come figli abbandonati
rincorrono il gioco,
il groviglio di rododendro.
E se te ne andrai,
scalza di orme
a salire gradini d'alabastro,
che sia crescere
d'alta marea
ad allagare il mare
e in una manciata
di cenere ci sarà
tutto quello che resta
nelle nostre mani.