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È te che volevo dipingere.
Era sorpresa, certo, ma era anche curiosa. Il suo volto non nascondeva nulla, ed era proprio questo che mi affascinava. Mentre attraversava la galleria, ogni opera evocava qualcosa di unico dentro di lei, e non si preoccupava di nasconderlo. Chiunque avrebbe potuto leggere lo spirito critico sul suo viso, se si fosse preso il tempo di osservarla: è il sogno di ogni artista, poter vedere chiaramente le emozioni che suscitiamo con le nostre opere.
Dall'inizio della mostra, molti erano passati davanti alla mia opera, fermandosi solo un attimo per offrirmi un rapido complimento. Ma quando lei è arrivata al mio dipinto, si è fermata, mantenendo una certa distanza, osservando il ritratto dalla prospettiva migliore.
Poi si è avvicinata ancora di più. Sempre di più.
Socchiudendo gli occhi, seguiva le pennellate che formavano braccia e gambe, e l'arco del collo. Ma invece di sorridere, come avevano fatto gli altri, era turbata. Nei suoi occhi si leggeva ansia, e quell'ansia mi ha sconvolto più profondamente di qualsiasi recensione che il giornale locale avesse mai pubblicato. Le recensioni possono essere fatte a pezzi con trionfante piacere. Ma con quella leggera ruga sulla fronte e sulle labbra, questa donna, da sola, ha portato il mio battito cardiaco a un ritmo estremamente inquietante.
È stato questo netto disagio a distogliermi dal mio posto di osservazione e a spingermi a parlarle.
"Qualcosa non va?" ho chiesto.
L'ho spaventata, ma poi lei mi ha sorriso e ha riportato la sua attenzione sul ritratto.
"Stavo giusto guardando questa ballerina", ha risposto.
“Sì, ma sembrava... turbata?” ho azzardato. "Cosa c'è che non va nella ballerina?"
Mi ha lanciato una rapida occhiata, giusto il tempo di decidere se valesse la pena continuare la conversazione.
"È solo che mi dispiace per lei", ha spiegato.
"Scusi?” Non sapevo bene cosa pensare, davvero. "Per la ballerina? E perchè?"
"Perchè, secondo me, si sente sola."
Questo mi ha colto di sorpresa. Ero abituato ai soliti elogi: "Bellissimo", "Profondo", "Davvero unico nel suo genere". La cosa era diventata ormai un po' scontata, e col tempo il mio entusiasmo si era trasformato in disprezzo. Quando la mia segretaria ha prenotato questa mostra per la mia ultima opera, ho quasi pensato di lanciarle il caffè addosso.
Le esposizioni del fine settimana al Courtyard mi sfinivano. Certo, ultimamente avevano attirato parecchi clienti, ma alla fine della giornata non provavo alcuna soddisfazione. Tutto ciò che ricevevo erano pochi commenti, ma nessun vero apprezzamento.
Non nutrivo grandi aspettative per questa mostra; il mio lavoro più recente era il ritratto di una ballerina. Me l'aveva commissionato uno studio di danza, che aveva acconsentito ad esporlo prima della consegna. Era semplice nel concetto, ma spiccava tra le opere presenti; in mezzo a quelle sculture imponenti e alla miriade di studi interpretativi, le linee pulite della mia ballerina erano in aperto contrasto. Pennellate scure delineavano il suo corpo su una tela bianca, mettendo in risalto il suo unico colore.
Un tutù color azzurro pallido.
"Mi dica, cosa glielo lo fa pensare?" ho insistito.
Questa volta si è voltata verso di me, sicuramente con l'intenzione di porre fine alla nostra discussione, o magari di chiamare la sicurezza. Dovevo sbrigarmi a mettermi in salvo. "Mi perdoni, è solo che sono io Steven Eriksen", ho detto.
I suoi occhi si sono spalancati, proprio come previsto. "Vuol dire che Lei è il…"
"Sì, sono io il responsabile di questa… triste, piccola ballerina", ho risposto a denti stretti. Triste. Triste non era la parola che avevo immaginato quando ho dato vita a quest'opera. Una risatina sommessa si mescolava al suo sorriso, e mi è sembrato di scorgere un leggero rossore sulle sue guance.
"È un piacere conoscerla, signor Eriksen. Spero sempre di poter ammirare una sua opera qui in galleria, e non sono mai rimasta delusa."
A quel punto, ho sentito di poter respirare di nuovo. "E Lei invece è...?" ho chiesto.
"Grace."
"Bene Grace, per favore, mi conceda un po' di pazienza. Perchè dice che la ballerina si sente sola?"
Per un attimo ha esitato, e quasi mi sono pentito di aver rivelato la mia identità di artista. Ho scoperto che le persone gentili spesso temono di offendere chi crea un'opera. Forse pensano che mescoliamo il nostro sangue alla pittura, all'argilla o agli acquerelli. Questo non vale per me, ma magari per altri sì. Più che un sentimento di rispetto, ho sempre desiderato una reazione autentica. E, fortunatamente per me, Grace non è riuscita a nascondere le sue vere impressioni.
"Si stringe forte. Come nessun altro l'ha mai stretta prima", mi ha detto.
Ho osservato di nuovo il ritratto. Sì, le sue braccia erano incrociate sul petto e i piedi saldamente piantati per terra; avevo abbozzato io stesso le sue mani, eppure non avevo notato quanto fossero strette le sue dita. O forse l'avevo fatto apposta.
Forse, inconsciamente, avevo intrecciato le mie mani a quelle della ballerina.
"È un'osservazione davvero interessante", risposi. "È tutto?"
"No", ammise. "Il colore. L'azzurro. È un colore così solitario."
Ho sorriso leggermente. "A differenza, diciamo, del giallo?"
I suoi occhi si sono voltati di nuovo verso di me, con un'espressione del tutto indifferente. "Anche il giallo può essere solitario."
"Oh, davvero? In che senso? Mi spieghi questa filosofia del giallo", ho insistito.
"Il giallo è un colore amichevole. Molte persone sono attratte dal giallo, perchè il giallo è un colore che sorride. Però, quando il giallo piange, non sanno cosa fare. Quindi aspettano e basta. Magari gli porgono dei fazzoletti o qualcosa del genere. Ma non è quello di cui il giallo ha veramente bisogno. Quindi anche il giallo può sentirsi solo", ha risposto. "Anche se circondato da persone che gli vogliono bene."
Sono rimasto in silenzio a lungo. Non sapevo davvero cosa dire. Tanti pensieri, tante riflessioni su un colore che raramente si affacciava ai margini della mia tavolozza.
"E… l'azzurro?"
Ha fatto un respiro profondo. "Credo che l'azzurro tenga dentro di sé tutti i suoi sentimenti, finchè non si ritrova da solo. E allora piange. Solo che nessuno lo vede."
In quel momento, ho capito.
Volevo dipingere questa donna.