Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Sono entrato nella macchina
come si entra in un tunnel
dove anche i pensieri
devono togliersi gli oggetti metallici.
“Tolga orologio, cintura, paura.”
La paura non era prevista
nel modulo di accettazione.
L’infermiera mi ha detto:
“Stia fermo.”
È una frase strana
da rivolgere a un essere umano.
Dentro quel cilindro bianco
ho sentito il mio corpo
diventare una città vista dall’alto.
Le ossa erano palazzi antichi.
Le vene autostrade notturne.
Il cuore un piccolo ufficio
che continuava a lavorare
senza aver mai chiesto ferie.
La macchina ha iniziato a battere.
Colpi metallici,
martelli invisibili,
un fabbro cosmico
che cercava qualcosa dentro di me.
Forse un difetto.
Forse un ricordo rimasto incastrato.
Ho pensato
che la risonanza
fosse un investigatore
con troppa curiosità.
Entrava nei miei silenzi,
frugava nelle zone d’ombra,
cercava prove
di qualcosa che nemmeno io
conoscevo.
A un certo punto
ho sentito una voce dall’altoparlante:
“Respiri normalmente.”
Ma nessuno mi aveva spiegato
come si respira normalmente
quando qualcuno sta fotografando
il tuo interno.
Ho visto passare immagini
della mia vita.
Non sul monitor.
Dentro.
Una bicicletta arrugginita.
Una voce dimenticata.
Una stanza vuota.
Un abbraccio rimasto senza seguito.
La macchina continuava a fare rumore.
TAC
TAC
TAC
Sembrava stesse contando
tutte le volte
in cui avevo detto “sto bene”
senza esserlo davvero.
Poi tutto si è fermato.
La luce è tornata.
L’infermiera ha aperto il lettino.
“È finita.”
Mi sono alzato lentamente.
Prima di uscire
ho guardato il grande cilindro bianco.
E ho avuto una strana sensazione:
forse non ero stato io
a entrare nella risonanza.
Forse era lei
ad essere entrata in me.
Adesso, da qualche parte,
conserva immagini
di un uomo che credeva
di conoscersi già.