JESSICA
Il bacio del sole e il fresco frizzante abbraccio dell’aria del mattino accolsero Jessica al suo arrivo nella piccola spianata che stava innanzi allo strapiombo.
Una cinquantina di metri e lo raggiunse; vincendo il senso di vertigine si sporse un poco, le stelle alpine erano là, nel loro meraviglioso splendore. Raggiungerle senza avere un’ attrezzatura adeguata ad una scalata sarebbe stato impossibile. Le tornarono in mente le parole scritte sul bigliettino che aveva lasciato per Ettore: “Coglierò per te le stelle alpine più belle, ognuna di esse sarà una meravigliosa parola d’amore che poserò sul tuo cuore.” Per un istante il suo sguardo andò a posarsi sulla vallata che stava sotto, l’istinto le fece fare alcuni passi indietro con il cuore che sussultava spaventato.
Eppure doveva gettarsi laggiù. Sussultanti, le ritornarono alla mente gli avvenimenti degli ultimi giorni: la vacanza che avrebbe dovuto essere il distacco dalla meschinità della sua vita, poi improvviso, il grande Amore, l’Amore totale, assoluto, quello che alcuni pensano esista solo nei romanzi. Ettore, il suo straordinario lui, il suo tutto. Ma, subito dopo, la disperazione.
Due anni prima, per gravi incomprensioni coi suoi genitori, era fuggita da casa, alcuni mesi di stenti, poi il marciapiede, l’ultimo girone per lei che come sogno, nella vita, le era restato solo il desiderio di non morire di fame.
Per alcuni giorni aveva provato a illudersi che con Ettore fosse solo una fantastica avventura, una bellissima pagina che avrebbe potuto chiudere; ma non era così, non sarebbe più riuscita a vivere senza di lui, però non poteva neppure vivere con lui. Solo per un istante le era venuto in mente di inventarsi gli ultimi suoi due anni di vita, fargli credere che … ma subito aveva scacciato quel pensiero; non sarebbe riuscita a farlo, Ettore, il suo meraviglioso Ettore non meritava di trascorrere la sua vita accanto a una puttana.
Però un suicidio sarebbe stato un dolore troppo grande e inspiegabile per lui. Così le erano venute in mente le stelle alpine. Ettore avrebbe pensato a una tragica e fatale imprudenza, l’avrebbe pianta, ma sarebbe vissuto col tenero ricordo di una fanciulla che in un impeto d’amore era morta mentre cercava di cogliere per lui i fiori più belli.
Aveva consegnato il bigliettino, chiuso in in una busta, alla proprietaria della pensioncina dove era alloggiata; lui sarebbe arrivato il pomeriggio, dato che in mattinata doveva accompagnare in città un suo cugino, avrebbe letto, poi in paese sarebbe giunta la notizia di una tragica disgrazia … Il suo pensiero non riuscì a proseguire oltre.
Si avvicinò di nuovo al dirupo e lo spavento la fece nuovamente ritrarre; no, non ce l’avrebbe mai fatta. Si allontanò di alcuni passi, chiuse gli occhi, poi cominciò a camminare lentamente, avrebbe proseguito finché un piede sarebbe caduto nel vuoto. Un insopportabile struggimento rallentava il suo cammino, mille pensieri, e sopra tutti uno, quello di lui disperato e piangente che cercava di avvicinarsi ai miseri resti di un corpo sfracellato, mentre pietose braccia, con sforzo disperato, cercavano di trattenerlo.
Un altro passo, un altro ancora, non aveva paura di morire, ma ad ogni battito il cuore le diceva: “Fermati, corri dal tuo amore, gettati tra le sue braccia, abbi fiducia, lui ti capirà e ti perdonerà.” Ma non poteva, non poteva, doveva andare avanti … Dio, com’ era difficile e faticoso. Pregò affinché la tortura finisse, affinché il vuoto pietoso l’accogliesse al successivo passo. Invece niente, come se una strega malvagia volesse punire fino in fondo gli sbagli della sua vita. Un altro passo, un altro, un altro ancora, poi d’improvviso sentì il suo piede scivolare nel vuoto, e nello stesso istante avvertì una vigorosa stretta che le afferrava il braccio; si sentì tirare indietro e un momento dopo era fra le braccia di lui.
Era agitatissimo, ma felice:
“Meno male che stamattina ho pensato che mio cugino poteva arrangiarsi da solo, sono venuto a cercarti e la pensionante mi ha dato il tuo bigliettino. Mi era subito tornato in mente come avevi guardato estasiata le stelle alpine che si intravedono in questo dirupo. Credevo ti stessi avvicinando con prudenza, ma poi quel passo nel vuoto, ma … perché? Perché?”
Lei cercò di sciogliersi dall’abbraccio, mentre una voce che le pareva appartenere a un'altra, cominciò a dire: “Amore, tu sei stato il dono più meraviglioso della mia vita, ma volevo evitarti un terribile dolore, io non sono quella che credi, io … io …”
Lui le pose delicatamente un dito sulle labbra per farla tacere. La strinse forte forte al cuore per infiniti istanti, quindi, con voce scossa dal pianto le disse:
"Mi sa che avrai combinato qualcosa di grosso se per non farmelo sapere volevi morire. Se vorrai non mi dirai niente, oppure, se vorrai raccontarmi, di qualunque cosa si tratti, per me non avrà alcuna importanza, dove potrei trovare un'altra stupenda creatura disposta addirittura a morire pur di non darmi un dolore?"
Risero assieme, si strinsero forte e si allontanarono mano nella mano, baciati dal dolcissimo sorriso del sole.
JESSICA testo di Nulla