Elliott

scritto da Giuseppe Tulipano Di Franco
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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Autore del testo

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Autore del testo Giuseppe Tulipano Di Franco

Testo: Elliott
di Giuseppe Tulipano Di Franco

Un flusso incontenibile di calde emozioni si è preso gioco del mio corpo, facendo della sconvenienza un valido baluardo, di insostenibile pesantezza. Mi è grato ammettere, tuttavia, una insolita compiacenza nel constatare l’indubbio piacere che si insinua nelle cavità della mia mente sopita, ingenua, quanto mai inadatta a dirigere comportamenti di tal genere. In cambio si riceve un normale senso di indifferenza, che volentieri si adegua ad espressioni di convenienza e pura formalità. La forza di tali eventi spinge alla repressione di confidenze più o meno amichevoli, in situazioni di rara sobrietà, ed al convincimento che la solitudine sia il seme dei miei pensieri. L’odioso convincimento di essere superiori e inferiori al tempo stesso è il suicidio di un’anima creduta fragile e idealizzata, ma invece terribilmente normale. La consapevolezza di tale stato risulta quanto mai insostenibile, e un’idea disordinata mi sussurra che la mediocrità ha un solo rimedio, che sta al vertice dell’egoismo. La più facile contorsione verso un posto mai conosciuto, desiderato, voluto fino al massimo sforzo. Una via di luce soffusa indirizza lo sguardo su dimensioni astrali, come per miracolo violenta l’aria attorno, stupra ogni goccia d’aria fino a disegnare l’ambito volto. Finalmente gli occhi si incontrano ed è una festa di infinita grandiosità, e la sconvenienza scompare. Ma presto appare limpido che tale realizzazione è una sgradevole fantasia, frutto di simpatica assuefazione, che scuce il fanatico scatto e abbandona ad una statica commozione, osservazione di guai e sorrisi spenti. Gloria di serene notti e di sogni d’oro bianco, combatti il vuoto delle lacrime che non ho mai versato, affinché possa io smettere di pensare e vivere privo di qualsiasi nichilista soddisfazione, da buon bastardo senza talento, leccato di tanto in tanto dal ricordo della vecchia ambiguità. Che il buon gusto penetri nell’orrido, fino a distruggerne l’intima essenza.
Elliott testo di Giuseppe Tulipano Di Franco
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