Sono passate da poco le 23.00 qui a Boscastle in Cornovaglia, con il piede sinistro mi faccio cullare dal dondolo bianco in veranda sorseggiando del buonissimo tè inglese. Lo avevo acquistato nel mio ultimo viaggio a Londra nel piccolo negozio di Notting hill, Teanamu, gestito dal signor Pei Wang di cultura cinese, un uomo simpatico con uno spiccato accento orientale nonostante i numerosi anni in Inghilterra. Ho imparato ad apprezzare il tè grazie a lui e ai suoi corsi così affascinanti.
Il silenzio del mio piccolo villaggio caratterizzato da paesaggi verdissimi, piccoli cottage, baite e graziose abitazione venne interrotto dall'arrivo di Margaret e Amelia due mie care amiche rientate da poco da un viaggio nella suggestiva India.
Le accolgo in casa, felicissima di vederle e soprattutto curiosa di conoscere i dettagli della loro esperienza. Tra le due, Amelia era quella che non smise un attimo di parlare, era entusiasta ed emozionata mentre raccontava dei luoghi incantevoli, dei colori coinvolgenti e dai profumi speziati che avvolgevano la città di Varanasi. Le ascoltavo rapita. Margaret invece parlava e gesticolava quasi a volermi trasportare con lei in quei luoghi così mistici e lontani da noi. Proprio così mi accorsi che si era fatta tatuare un simbolo floreale con l'henne bianco, il cui significato era quello di gioia e felicità. Ne andava fiera.
Oltre ad aver portato la magia e i colori della città indiana, mi porsero un cofanetto rosso con inciso la scritta "NAMASTE'" e due mani di donna giunte, mi spiegarono il significato. Io mi inchino a te. Aprì il cofanetto e rimasi piacevolmente colpita, c'erano moltissime spezie, cardamomo, curry, cumino, coriandolo e la cannella, la mia preferita. Le ringraziai moltissimo e se ne andarono.
Mentre riassetavo la cucina, mi avvicinai al cofanetto, presi la bustina trasparente di cannella e mi misi a sedere e con gli occhi chiusi pensai a mia nonna. Quando era piccola la guardavo ammirata preparare il tè. Prendeva il piattino di ceramica bianca con disegnati piccoli fiori di ciliegio, la tazza dello stesso corredo e attendeva il bollore dell'acqua. Erano movimenti lenti e precisi, aveva quella pazienza e calma tipiche delle donne sagge che hanno attraversato gli anni e hanno imparato con loro.
Mentre aspettava che il filtro sprigionasse nell'acqua tutti gli aromi e i profumi, prendeva dalla credenza il miele e la polvere di cannella, ai miei occhi sembrava un rito magico. Toglieva il filtro con delicatezza e scioglieva un cucchiaino di miele nella tazza, con le dita invece, spolverava il tè con la cannella. Ma il rituale, così lo chiamavo, non terminava così. Con la stessa mano con cui aveva profumato il tè di cannella, la passava tra i capelli argentati e mi ripetava questa frase "Olivia, il miele per addolcire i pensieri e le parole quando siamo arrabbiati, la cannella invece è una spezia dal sapore magico porta allegria, sa di calore e di famiglia. Mentre stavo per farle la domanda fondamentale, lei mi anticipa con un sorriso dicendo "passo la cannella tra i capelli affinchè i sogni restino nella mia mente e perchè li possa ricordare e realizzare".
Con questo dolce e malinconico ricordo, salì le scale di legno che ad ogni passo cigolavano, andai in camera e aprì il cassettino vicino. C'era la foto di mia mamma. La fissai intensamente e con l'indice della mano destra seguì i contorni del volto di mamma. Non ci parlavamo da almeno tre anni, litigammo per una questione legata a mio padre ma onestamente non ricordavo il reale motivo. Cercò più volte di riavvicinarsi a me, io però rifiutavo le sue telefonate, cancellavo i suoi messaggi e nelle occasioni familiari, mentre lei cercava il mio sguardo, io mi ritraevo. Che sciocca pensai, arrivare a tanto per non ricordare nemmeno il vero motivo . Forse era orgoglio o forse perchè aveva lasciato papà e io non riuscivo a perdonarla.
Il mattino seguente mi svegliai, presi la vestaglia bianca appoggiata al bracciolo della sedia, scesi le scale di corsa e preparai il caffè. Le mie giornate iniziavano quasi tutte così, seduta su uno sgabello vicino alla finestra sbirciando da dietro la tenda il cielo e la giornata che iniziava. Pensai a mia nonna e a mia madre, mi mancava così tanto.
Ripensai alle parole di mia nonna e dopo moltissimo tempo, presi il telefono e cercai di comporre il numero di mia madre, 33567 no, mmm 335886, ero agitata, presi l'agendina grigia nella borsa e digitai il numero corretto.
Aspettai con ansia, possibile che fossi così agitata?! stavo chiamando mia madre infondo.
Stavo per riattaccare quando "Pronto Olivia?!" aveva una voce così materna e accogliente. Quanto mi era mancata.
"Ciao mamma" - silenzio.
"Come stai tesoro?"
"Bene mamma, grazie" con voce tremante e poco chiara le chiesi "che ne dici se uno di questi giorni ci vediamo?"
mia madre non aspettò nemmeno un minuto e disse "se oggi sei libera passo per il tè?" - sorrisi, speravo lo dicesse.
"va bene mamma, ti aspetto".
Arrivò nel pomeriggio, eravamo entrambe visibilmente emozionate e ansiose. Ci sorridemmo sull'uscio di casa.
"Vieni entra, accomodati sulla sedia, io finisco di preparare il tè e arrivo"
Presi le tazzine che mi lasciò la nonna, quelle di ceramica bianca con i piccoli fiori di ciliegio disegnati, versai il tè e poi presi il miele e la cannella. Sorrisi pensando alla nonna, alle parole dolci come il miele e alla cannella che profuma di casa e di famiglia, come una carezza fatta al momento giusto.
"Ecco mamma il tuo tè"
Miele e polvere di cannella testo di Anna_Lisa