Dialogo 7: Le due parti della vita

scritto da Ottobre
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Testo: Dialogo 7: Le due parti della vita
di Ottobre

Quel giorno Stefano e Antonio si ritrovarono nel primo pomeriggio, finita la grande calura di quella penosa estate, decisero di avventurarsi nel parco già fresco e ventoso, non avevano dismesso del tutto il loro leggero vestire per godersi, più che proteggersi dal primo minaccioso freddo.

Già un tappeto di foglie ocra cominciava a formarsi, il sole basso tra i rami, talvolta offendeva gli occhi, che dovevano cedere al suo imperio abbassandosi alla terra, un lungo silenzio li accompagnò, perché tanti i pensieri e gli eventi trascorsi si erano stipati in disordinato modo, entrambi non riuscivano ad estrarli per formare una coerente teoria.

Fu Antonio per primo ad abbandonare quella pretesa: "Ancora un’estate mi ha illuso, attirato dalle sue lusinghe mi sono lasciato trascinare, ma non si può vivere in eterna sospensione, alternando vette di esaltazione, abissi di prostrazione, per ritornare fatalmente sfinito in una quiete inerte resa".

Stefano si ricordò delle sue giovanili poesie, gli vennero in mente notti, lune, mare senza orizzonte, poi tra realtà e sogno anguste rive dure di pietra svuotarsi, lasciandolo nella disperazione.

Antonio continuò senza curarsi dell’ascolto, come una confessione: “Il pomeriggio un tremore mi scuoteva sul letto senza né la forza di alzarmi né la debolezza di stendermi, la sconfitta e la paura mi dominavano ma non riuscivano ad annientare il desiderio, la speranza”.

Ancora Antonio scendeva sempre più nel profondo della sua anima: “Ah povere madre e sorella in chi confidano, su chi hanno investito, che delusione le aspetta quando crollerò esanime, senza darle ritorno, ma piuttosto al passato arretrare insieme”.

A questo punto Antonio fermò il suo camminare a testa bassa, aspettando da Stefano non consolazione, né incoraggiamento, ma uno spiraglio, un tentativo per portare in alto la sua condizione, renderla apprezzabile se non unica, ma non si nascondeva la speranza di cominciare un percorso verso una utile destinazione, come quando si termina un’anamnesi o una confessione.

Purtroppo invece Stefano non soddisfò le sue seppur immediate attese, perché la filosofia non è né scienza né teologia, ma cercò di andare più profondo e più lontano, se poi servisse non lo sapeva neppure lui, ma non si può asservire la ricerca della verità a nessun nobile scopo, quindi cominciò riprendendo il cammino, intanto anche l’ultimo sole li aveva liberati e una pallida luce solo li rischiarava tra alberi più fitti "Vedi caro Antonio la vita di ognuno si divide in due parti: una prima della perdita di un proprio caro o di un evento tragico e irreversibile, che può essere anche un incidente o una malattia non mortali, ma che modificano irrimediabilmente la vita, l’altra dopo se purtroppo non ti è concesso di accompagnare il tuo amato, invece appunto la dolorosa sorte di sopravvivere".

Antonio pensò subito a suo padre morto in sua tenera età, ma che bisogno aveva Stefano di riaprigli questa piaga ? invece che indirizzarlo verso la vita, lo riportava indietro, rendendo comune il suo destino, sembrando di precludergli ogni speranza, ma non osò obiettare, ovviamente Stefano raccolse questi suoi aspettati pensieri e continuò il percorso verso il bosco.

“Non hai bisogno di parlarmi, ma permettimi di affondare ancora, tante sono le reazioni della nostra umana specie a queste percosse della vita, che poi determinano della seconda parte il corso, dalle più alte alle più basse, ci permettono di andare avanti, con più o meno consapevolezza, con più o meno apparente successo o fallimento conducono anche noi alla cosiddetta meta”.

“La tua è stata costruttiva, hai risposto con impegno e sacrificio, come avresti peraltro fatto lo stesso se ancora in vita tuo padre ti avesse affidato la missione degna di ammirazione, la nostra reazione parte sempre da quello che siamo già, ma il funesto evento nell’accelerarla la amplifica se non la estremizza, tu non ne sei completamente consapevole, altrimenti con più serenità affronteresti questo momento di trapasso, stretto tra quello che devi e quello che vuoi”.

Antonio non si convinceva dentro di sé, ma non voleva contrastare Stefano, avrebbe voluto chiedergli “allora cosa avrei dovuto fare ? tu cosa avresti fatto ? cosa stai facendo ora ?”, ma le sue restarono sospese come le foglie fragili al vento.

Stefano le guardava cadere e più si addentrava nel bosco, fino a non vederle più solo sentirle addosso e calpestarle ormai, poi senza più riferirgli le sue parole: “Ci sentiamo investiti di un incarico, nominati in un ruolo, dobbiamo sistemare le cose, essere mariti, padri, garantire il futuro prima di andarcene anche noi, arrivare al successo nonostante tutto; oppure arrenderci definitivamente perché non serve più a niente, non essere più nessuno, ci sentiamo allora giustificati di lasciarci andare, ogni fallimento avrà una ragione”.

Antonio e Stefano erano oramai avvolti dall’oscurità:

“Restiamo muti, spesso la vita è fatta di tristi silenzi, guardiamo il mondo perdere i suoi colori,

e noi arrenderci perché non bastano le parole.

Restiamo soli ma assenti, aspettandoci, mentre il buio ci difende dagli sguardi, ci promette un gesto.

Mistero non ci appartiene, fugge ai nostri pensieri, la paura di uscire o far entrare, mentre si resta fermi e la vita si trascina, senza giungere a niente.

Si resta imprigionati, si spezzano i fili tra noi, andiamo tutti più lontani”.

Finché Antonio disse “dovremmo tornare a casa da mia madre, da mia sorella, forse la tua donna, dobbiamo”.

Stefano replicò: “l’unica guida sicura sarà il fiume, come con Barbara, alla sua riva ci aggrapperemo, ma dobbiamo essere pazienti fino al varco, avremo tempo e ci sarà un’altra estate al di là”.

Mentre tornavano Antonio gli chiese come fosse andata la sua estate e Stefano: “Avrei voluto che mi  ingannasse ancora, te lo dico sinceramente, invece mi ha visto ed è passata oltre”.

Dialogo 7: Le due parti della vita testo di Ottobre
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