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Buongiorno, buongiorno a lei rispose Serafino, era l'elettricista più anziano di Delphinus, da sempre genuina sagoma dai capelli abbaruffati ma il perchè, nessuno lo aveva mai saputo; in quel mentre da poco oltre la verde fontana di petrolio s'udì distintamente una voce risuonare come squilla: o Serafino! Chiotto chiotto che a natale quest'anno te la raegalo io una sguaglia! E Serafino per le rime: o ganzino de'cenci per le callarelle acciavattate che fai? Ten vai a lucidar le pennute fronde dei palmizi? Solo qualche tacito istante e i due dopo un fugace sguardo d'intesa si lasciarono a una pasciuta e nostalgica risata e poi così, via di nuovo verso il mattinale; liddove da secoli e millenni vagolar parevan le anime eziandìo su le piccole vene de paese, dondolandosi fra i lianosi racemi degl'Ilvati glicini e le cedrine ciocche germinate d'inframezzo gl'interstizi dei ghiaioni su le cave. Era una prospettiva fatta di gioia e follia sospinta pei liti allo stesso ritmo de le spiroidali conchiglie arrovesciate su le brecciose battime, era davvero un qualcosa di diverso rispetto la scialba frenesia metropolitana, come fosse una grande anima che anelava col palpitar del mare, quello specchio di cristallo ch'andava oltre la scienza.
Di gocciole e madida era la statua del Bacco di sopra la pensilina in cotto e granito della piazza; ma quell'effigie non era lì solo a scopo ornamentale, perchè, quando giungeva il tempo di vendemmia e tutti festeggiavano il raccolto rivivendo per un poco le vecchie usanze organizzando sfide solo a primo acchito semplici e fastose, ad esempio la corse colle botti o chi riusciva a mangiar più uva in due minuti con le mani legate dietro la schiena, in realtà fra li quattro rioni: Torre, Fosso, Fortezza e Baluardo s'arrappizzava un puoco lo spirto di competizione, ma era una pacifica rivalità, questione d'orgoglio, ed alla fine delle gare chi aveva totalizzato più punti veniva eletto titolare proprio di quella scultura, il Bacco, col vessillo di contrada sventagliante da poter esibire con soddisfazione nel proprio borgo.
Nel fraseggio di quel che il Dr Weiss si sentì d'un tratto strattonar lentamente la camicia, si girò e vide ch'era il piccolo Ottaviano, un bimbo d'una rara e vivace lucentezza, lo guardò e gli disse: Ciao Ottaviano com'è? E questi, scusi se la disturbo Dr Weiss, nonostante fosse di umile famiglia era sempre cortese e rispettoso, un vanto di cui potevan esser fieri i genitori, e continuò, c'è una mia compagna che mi piace tanto tanto ma non so neanche cosa dirle non so, oh, se potessi almeno riuscire per un attimo di farle luccicare gl'occhi...Mi può aiutare Dottore?
Mio caro Ottaviano rispuose con tono paterno, quando ti sentirai di farlo, non importa quando, chiamala in disparte e quando sarete soli all'ombra del melograno in pinetina giù a la vecchia chiesetta sconsacrata dille che è talmente bella che quando viene primavera persino le rose si vergognano di sbocciare in presenza della sue labbra rubino; allor vedrai che gl'occhi non mentono perchè brilleranno come le stelle.
Rapito ed estasiato da cotanta quiete Ottaviano ringraziò il Dottore almeno milleduecento volte e ritornò a giuocare scalzo e libero con gl'altri bamboli al pallone. Cheto così allora il Dr Weiss dal taschino della camicia sfilò un sigarino vanigliato e se lo accese, accennando appena come un indulgente sorriso.