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Guardo il mio gatto.
Quella quiete che trasmette.
Il suo osservare l'orizzonte,
Come se dentro quei piccoli occhi,
Passassero secoli di storie viste.
Sembra celare una saggezza antica,
Una conoscenza che arriva da lontano e che lontano guarda.
E ci provo anch'io,
A guardare più in là .
Provo a cercare una speranza
Per questa umanità così intristita.
E ingrigita.
Cerco un fragile tenue bagliore colorato
dove vedo solo fumo e morte e sangue e dolore.
E, ora, mi è impossibile anche solo immaginarne una mezza sfumatura.
Allora lo cerco fuori casa, in mezzo alla gente, nei negozi, tra gli uffici, lungo i viali.
Ma nessuno si ferma a chiedermi:
"Signora, ha bisogno di qualcosa?"
vedendomi smarrita.
Perché, non lo si chiede più.
"Hai bisogno?"
Si guarda oltre o non si guarda affatto.
Un bastone.
Un signore claudicante.
Il semaforo e la folla.
Tutti avanti! Marsch!!
"Arrivo anch'io..."
Disse l'aziano.
Rimasto _Solo_ .
Ma nessuno poteva udirlo.
Era... Troppo distante.
Erano...troppo distanti.
Con la malinconia dentro e il cuore fra le mani, ringrazio il cielo per ogni giorno in cui posso non lasciare solo quell'anziano e insegnare a mia figlia a non farlo nel suo domani.