Calma piatta. Sempre calma piatta. Era tutto piatto per il signor Pallino da quando la moglie l'aveva lasciato, aveva perso il lavoro, gli era morto il pesciolino rosso. Tutto estremamente piatto. I suoi quaranta anni non se li era di certo immaginati così il signor Pallino. Anche quel sabato sera lo passava a casa da solo, nel suo piccolo e giallo appartamento con la tv accesa senza colori. Una tv nuova, moderna non poteva permettersela. Il tavolino di ciliegio su cui mangiava il suo semolino traballava. Pensò che niente andava bene.I suoi ritmi erano gli stessi di un vecchietto solo, senza moglie, figli e nipoti. Totalmente solo. Un vecchio don giovanni per cui la famiglia non aveva mai significato nulla. In quel preciso momento, il vecchietto tutto solo avrebbe rimpianto di non essersi sposato e mandato avanti dei bambocci con il suo cognome. Un vecchietto però, noi parliamo di un uomo di quarant'anni. Un uomo, il signor Pallino, che aveva tutto. Lavoro in un'agenzia di viaggi, una moglie bella e una casa bella. La perdita di lavoro dovuto alla crisi,( eh sì perchè con la crisi nessuno parte). Chi ha i soldi per viaggiare? Di conseguenza la crisi dei suoi possibili clienti si è riversata su di lui. La moglie bella un marito senza lavoro, senza soldi, in crisi non poteva permetterselo: “Caro mi capisci,no? Se mi ami veramente comprenderai che se non hai i soldi e non puoi pagarmi l'estetista, il parrucchiere, i vestiti non sono felice. E tu se mi ami vuoi vedermi felice, giusto?” Alla fine cosa poteva aspettarsi da una moglie bella che non aveva mai mosso un dito? La madre l'aveva avvisato, pace all'anima sua. Nemmeno più la mamma aveva il signor Pallino, nemmeno più la frase “Te l'aveva detto la mamma, io non sbaglio mai” poteva più sentire. Nella sua mente immaginò la mamma tra le nuvole che lo rimproverava per non avergli dato retta ed essersi salvato per tempo. Il tavolo traballò di nuovo. Stufo si alzò e prese una bolletta in cima ad una pila di bollette da pagare, che chissà quando sarebbe stato in grado di saldare. Che vita è mai questa? Non sarebbe più facile non esserci più? Nessuno è mai tornato dall'aldilà a lamentarsi,si vede che non si sta poi così male dall'altra parte. Tutti questi pensieri iniziarono a girargli per la mente e proprio in quel momento il signor Pallino venne attirato da una notizia del telegiornale. Un uomo si era buttato giù da un ponte. Morto. Solo. Poteva essere lui l'uomo del notiziario, pensò. Anche lui era un uomo solo. Non si era ancora buttato, ma poteva sempre provvedere. Chi lo avrebbe pianto? Chi lo avrebbe cercato? La moglie bella l'aveva sicuro già dimenticato per un altro che poteva pagargli tutte le manicure di questo mondo, la mamma lo aspettava già di là, il padre con la madre così come i nonni, gli zii, i cugini e il suo amato pesciolino rosso. Morto perchè la moglie bella si era dimenticata di dargli da mangiare in sua assenza. Amici non ne aveva. Quando hai una moglie bella amici non ne hai. Gli uomini vogliono tutti la tua moglie bella e le donne sono tutte invidiose della tua moglie bella. Figli nemmeno perchè la moglie bella non voleva ingrassare e avere smagliature ovunque per un figlio che poteva crescerti ingrato. Morendo aveva da acquistarci. Niente semolino, niente tavolo traballante,niente solitudine. Si sarebbe ricongiunto alla sua intera famiglia. Il signor Pallino quella notte andò a dormire pensando a come poter morire.
Si può morire sotto un treno. È una bella morte. Veloce. Adrenalica. Dimostra coraggio. Dormire sembrava impossibile quella notte per il signor Pallino. Incredibilmente progettare la sua morte era la cosa più entusiasmante degli ultimi mesi. Certo, sentirsi rifiutare ad ogni colloquio per l'età troppo avanzata con la scusa “vogliamo gente più giovane per questo lavoro” e poi sentire da diversi ragazzi che anche a loro non hanno dato lavoro perchè improvvisamente hanno cambiato idea e cercano personale con esperienza, ti fa sentire veramente preso in giro. Ti toglie autostima, fiducia con conseguente aumento d'ansia fino a cadere in depressione. Il signor Pallino voleva morire più di ogni altra cosa. Secondo lui sarebbe stata la fine dei suoi guai. Ormai era fatta. Il giorno seguente si sarebbe recato in stazione e si sarebbe suicidato. Perfetto.
Al risveglio il signor Pallino era emozionato e stanco più che mai. Aveva dormito pochissimo, l'ansia di farsi fuori non l'aveva lasciato un attimo per tutta la notte. Penserete sia normale, uno che sa che il giorno dopo si tolgie la vita non farà di certo bei sogni, non chiuderà occhio. Sai che paura! Invece no, il signor Pallino non aveva chiuso occhio come non lo fanno i bambini la notte del 24 dicembre in attesa della mattina di Natale per scartare i regali. Questo dopo tanto tempo era il regalo più bello che il signor Pallino si stava facendo: togliersi per sempre di mezzo.
Prima di uscire si diede una guardata allo specchio. Le occhiaie si notavano, eccome! Pazienza, aveva tutto il tempo che voleva per riposarsi, pensò.
Una volta arrivato in prossimità della stazione si ricordò di non sapere gli orari dei treni. Nemmeno quali treni passassero e dove portassero. Quest'ultimo punto poco importava, lui aveva un'altra meta da raggiungere, ma l'orario era importante. Nessuno correva, significava che c'era tempo per il prossimo treno. Il problema era sapere quanto tempo. Ne aveva già aspettato troppo. Preso dai suoi pensieri non si accorse che il semaforo per i pedoni era divenuto rosso e quando una macchina lo stava per investire di scatto si mise a correre per raggiungere l'altro lato del marciapiede. Salvo per un pelo. Poteva morire. Che scemo, pensò di essere il signor Pallino. Era lì per quello. Per morire. E lui si era tirato indietro. “Ero distratto, non me ne ero accorto. L'automobilista mi ha preso alla sprovvista, se fossi stato attento mi sarei certamente fatto prendere in pieno” disse fra se' e se'.
Alla stazione chiese ad un signore baffuto a che ora passasse il treno.
“Dipende quale treno deve prendere. Dove deve andare?” chiese l'uomo con i baffi.
“Non devo prendere un treno specifico, diciamo che devo prendere il primo che passa..”
“Va all'avventura quindi. Comunque dovrebbe passare tra dieci minuti un treno che porta verso Roma.”
Il signor Pallino ringraziò per l'informazione. Di lì a due minuti la voce dell'altoparlante annunciava l'arrivo di un treno per Roma al binario uno. La stazione era praticamente vuota. Faceva strano. Vi erano solo l'uomo baffuto, una donna grassoccia dai capelli arancioni, un signore con un bambino e un indiano. Il treno si vedeva in lontananza, il signor Pallino si guardò in torno. Nessuno dei presenti prestava lui attenzione. Si avvicinò alla linea gialla, lesse il divieto di oltrepassarla, se ne fregò, fece altri due passi e si butto in mezzo alle rotaie.
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Guidare treni dalla mattina alla sera tutti i giorni non era mai stata la sua ambizione. Quando era un bambino voleva diventare un calciatore. A scuola non brillava e nemmeno nello sport. Iniziò a collezionare treni subito dopo aver buttato tutte le figurine dei calciatori, di quei suoi idoli che non avrebbe mai potuto eguagliare. I primi anni era bello guidare i treni. Si sentiva fiero, faceva un lavoro onesto, con una paga onesta. Era una persona onesta. Ma quando i treni iniziano ad essere in ritardo la colpa è sempre del macchinista. Qualunque cosa accada la colpa è del macchinista per i passeggeri. E quando si sparge questa voce la gente non ti guarda più come una persona onesta, tanto meno riesci a sentirti come tale. Mentre Mario rifletteva sulla sua triste sorte si accorse che sulle rotaie vi era un uomo. Un pazzo. Un maledetto più che pazzo. Perchè se lo metto sotto la colpa è mia. Perchè è sempre colpa del macchinista. La gente decide di suicidarsi in mezzo alle rotaie e la colpa viene addossata a chi svolge onestamente il proprio lavoro. Fortuna per i miei passeggeri che ci sono io alla guida, Mario, che ho visto in tempo e in tempo freno.
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Il treno arrivava, il signor Pallino era pronto. L'uomo baffuto con le mani tra i capelli lo chiamava per dirgli di togliersi, indicava il treno in arrivo per farlo notare al quarantenne. Lui lo sapeva, lo vedeva, lo stava aspettando. Qualcosa non tornava però. Dopo le grida, i segni e tutto arrivò un forte rumore stridulo per la frenata del treno che si fermò a mezzo metro dal signor Pallino. Era vivo. Scese Mario. Tutti i presenti accorsero. Tutti neri con il signor Pallino. Quest'ultimo vedendo la rabbia nei loro occhi, l'energia con la quale ilmacchinista aveva frenato per non investirlo, iniziava a sperare che finalmente aveva qualcuno che teneva a lui. La realtà era ben diversa. Appena risalì le rotaie rivide quella linea gialla e lì si arrestò. Venne aggredito da tutti quanti contemporaneamente.
“ Voleva uccidersi in quel modo? Voleva che fossi io a farlo? Voleva che io mi sognassi la sua faccia tutte le notti per il rimorso e che tutti se la prendessero con me per i ritardi conseguenti? Lei è un vero e proprio egoista!!!” sbraitò il macchinista.
“sì un'egoista!” fu l'eco di tutti gli altri.
Per farsi perdonare il signor Pallino dovette offrire la colazione a tutti i presenti al bar della stazione, chiedere umilmente perdono e spiegare la sua drastica situazione. Inutile dire che alcuni di loro gli rifilarono frasi del tipo “non deve lasciarsi morire”, “Tutti risentono della crisi, ammazzarsi non è la soluzione” e via dicendo. Il signor Pallino sentiva quelle parole, il suono della voce con cui venivano pronunciate non era un tono sincero, vero, di incoraggiamento. Ma monotono, parole dette perchè vanno dette. In fondo perchè quelle persone avrebbero dovuto veramente tenere lui? Ad un pazzo che si suicida sotto un treno creando un disagio ad altre persone. La gente ormai era diventata egoista ed anche lui agli occhi di quegli egoisti era altrettanto egoista. La sua morte poteva far cambiare i programmi di tutti, non era forse un comportamento egoista anche questo?
Bisogna trovare un altro modo. Soldi non ne aveva più in tasca, quella colazione gli costò cara. Con i treni aveva chiuso, la macchina l'aveva evitata la mattina stessa. Cos'altro rimaneva? Di economico o meglio di gratis proprio. Mentre camminava un'ombra gigante copriva la strada avanti a lui. Alzò lo sguardo. Vi era un grattacielo di almeno sedici piani. Lampo di genio. Si sarebbe buttato. Si avvicinò al citofono. Suonò a tutti e rispose a tutti i “chi è?” dicendo “Il postino” qualcuno lo mandò a quel paese per l'ora, altri aprirono. Era una gran confusione. Una volta dentro prese l'ascensore. Non poteva certo arrivare al terrazzo stanco. Si muore una volta sola, bisogna farlo bene e rilassati. Era finalmente sul terrazzo, sul cornicione e salto nel vuoto. Spiaccicato su di una macchina. Con il conducente dentro. La sirena di un'autoambulanza. La corsa in ospedale. Il dottore con il camice che gli annuncia che è un miracolo che sia vivo. Un miracolo. Una sfortuna vorrà dire. Il signor Pallino si ritrova con tutte le ossa rotte in un letto di ospedale con un poliziotto che si congratula con lui per essere piombato sulla macchina del rapitore che la polizia seguiva da settimane. Grazie a lui è stato finalmente possibile prenderlo. Tutti sorridono, ma nessuno chiede lui perchè si è buttato e perchè si trovava lì. “ Le abbiamo dato quattromila euro come riconoscimento, non sono tantissimi ma in questo tempo di crisi sono certo meglio di niente, non trova?” spiegava il poliziotto al signor Pallino. Quattromila euro? Aveva sentito bene? Per lui erano una salvezza. Con quei soldi ci campava altri cinque sei mesi forse se sapeva gestirli bene. Avrebbe potuto ricominiciare. Chissà, magari avrebbe trovato anche lavoro! Il signor Pallino completamente fasciato dalla testa ai piedi non poteva parlare né muovere parti del corpo e pensava a quanto fosse stato felice di essere vivo.
“Amore!! Mi ha chiamato la polizia! Sei stato veramente un eroe! Tranquillo la tua bella mogliettina è tornata. I quattromila euro li hanno dati a me visto che tu non sei nelle condizioni di poterli usare. Ho già chiamato la mia vecchia parrucchiera. Ma quanto ti posso amare io? Eh?”
Il signor Pallino resettò completamente il suo ultimo pensiero e pensò veramente che quando i guai vengono a palate la morte non arriva mai.
A palate i guai, la morte mai testo di Emi94