Il balcone

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Storia di Irina e del suo primo Halloween in Italia.
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Testo: Il balcone
di ele_rubi

Irina era alta un metro e ottanta, bionda, con gli oc­chi grigi e un piccolo naso all'insù che le dava un'aria quasi infantile quando sorrideva.

Quella sera era vestita da angelo.

Aveva due piccole ali bianche fissate dietro la schiena, un vestito corto dello stesso colore e calze a rete nere che lasciavano scoperte due lun­ghissime gambe, terminanti in un paio di tacchi che la facevano sembrare ancora più alta.

Era arrivata in Italia da meno di una settimana.

Con sé portava solo una valigia piena di ve­stiti, due pacchetti di sigarette comprati all'aero­porto e nessuna avventura che avesse voglia di rac­contare.

Cristina aveva organizzato la festa di Halloween nel suo appartamento di due piani.

Era vestita da bambola gotica di porcellana.

Portava un vestito nero a pizzi, due trecce bionde e una lunga crepa disegnata sulla guancia destra.

Valentina, la sua migliore amica, aveva mes­so una parrucca mora e una lunga penna da pelle­rossa che continuava a perdere.

Lilia, la sorella di Irina, era vestita da diavolessa.

Aveva un vestito rosso molto corto e due pic­cole corna tonde dello stesso colore.

Stefano era conciato da prete: tunica nera, colletto bianco.

Michele non era vestito da niente.

«You didn't dress up?»

Irina glielo aveva chiesto squadrandolo da capo a piedi. Lui ci aveva messo del tempo a tra­durre.

«No.»

«Why?»

Michele fece spallucce.

«I am... me.»

Irina lo guardò per qualche secondo.

«That's not a costume.»

Lui abbassò gli occhi.

Fu la prima volta che la vide sorridere.

Michele non conosceva nessuno, tranne Ste­fano e Cristina.

Cristina era stata con lui per pochissimo tem­po, mesi prima. Una cosa di tre settimane, forse quattro. Si erano baciati molto e detti poco. Poi lei aveva smesso di rispondere ai suoi messaggi e quando lui le aveva chiesto il motivo si era limitata a dirgli perché sì.

Quella sera si erano salutati senza imbarazzo.

Cristina gli aveva aperto la porta.

«Ciao.»

«Ciao.»

«Sei venuto senza costume.»

«Sì.»

«Sei brutto.»

«Grazie.»

Lei gli aveva fatto la linguaccia.

Michele era entrato.

Irina invece non conosceva nessuno.

Aveva soltanto Lilia.

All'inizio era rimasta quasi sempre vicino a lei.

Parlava poco anche con la sorella.

Lilia le passava un bicchiere di vodka, lei lo rifiutava. La volta dopo lo prendeva.

Poi fumava una sigaretta alla finestra.

Lilia allora tornava dagli altri.

Irina restava lì, col bicchiere in mano.

Ascoltava.

Le ragazze parlavano in una lingua che lei capiva perfettamente, poi passavano all'italiano. Stefano raccontava qualcosa a Cristina. Valentina rideva.

Irina guardava tutti e nessuno.

Non sembrava annoiata.

Sembrava che stesse cercando di capire dove situare la propria esistenza.

A un certo punto uscì sul balcone.

Accese una sigaretta.

Era una notte fredda.

Il vetro della portafinestra si appannò quasi subito.

Irina si appoggiò alla ringhiera e guardò la strada.

Dalle case arrivavano voci, musica, televisori.

Una macchina passò lentamente con dentro quattro ragazzi vestiti da scheletri.

Irina aspirò il fumo.

Michele la vide dalla cucina.

Dopo un minuto uscì anche lui.

«Posso?»

Irina lo guardò, facendo spallucce.

Michele si appoggiò alla ringhiera.

«You smoke a lot.»

Irina sollevò la sigaretta.

«Yes.»

«Bad.»

«I know.»

Silenzio.

Michele si frugò nelle tasche.

«Can I have one?»

Irina gli porse il pacchetto.

«You smoke?»

«Yes.»

Prese la sigaretta tra le dita.

Inspirò.

Cominciò a tossire.

Irina lo guardò.

Poi rise.

Una risata breve, quasi incredula.

«You don't smoke!»

«I smoke!»

«No.»

«Yes!»

«You are dying.»

«I am not... dying...» disse lui, tra spasmi di tosse.

Irina continuò a ridere.

Michele lacrimava. «Okay... Maybe little dying...»

Irina scosse la testa.

Spense la cicca contro il bordo del posacenere.

«Why are you smoking?»

«Because you smoke.»

Lei lo guardò.

Michele si rese conto di aver detto una cosa stupida.

«I mean...»

«I understood.»

Dentro, qualcuno alzò la musica.

Michele guardò le ali bianche di Irina.

«You are angel… angelo...» disse, incrocian­do le mani e muovendole come a imitare un uccel­lo.

Irina si voltò verso di lui.

«Yes.»

«But you smoke.»

«Angels can smoke.»

«Mmm… non credo.»

«You don't know angels.»

Michele sorrise.

«True.»

Irina guardò di nuovo la strada.

«I was in Canada.»

«I know.»

«Lilia told you?»

«Yes.»

«She tells everything.»

«Not everything.»

Irina rimase in silenzio.

«One year.»

«Parecchio tempo.»

«Yes.»

«Was it... good?»

Lei ci pensò.

«No.»

Michele non disse niente.

Irina prese un'altra sigaretta.

«I wanted something different.»

«Adventure?»

Lei lo guardò senza rispondere.

Michele annuì.

«And?»

Irina accese la sigaretta.

«Nothing.»

«Nothing?»

«Almost nothing.»

Il fumo le passò davanti al viso.

«I came back.»

Michele si strinse nelle spalle.

«Maybe Canada was... bad.»

Irina sorrise.

«Maybe I was bad.»

«Impossible.»

Lei lo fissò.

«How do you know?»

Michele ci pensò, visibilmente imbarazzato.

«Boh.»

Irina sorrise di nuovo.

Dalla cucina arrivò la voce di Stefano.

«Mick! Vieni a vedere!»

Michele si voltò.

«Devo andare… I go...»

Irina annuì.

«You come?»

«No.»

«Okay.»

Rientrò.

Dopo cinque minuti tornò fuori con una bot­tiglia d'acqua.

«You came back.»

«Yes.»

«Why?»

Michele bevve.

«It's cold inside.»

Irina lo guardò.

«It's colder here.»

«Hot! Volevo dire “hot inside”. Mannaggia all’inglese.»

Si sedette sul pavimento del balcone.

Lei restò in piedi.

«You are strange.»

«Yes?»

«I like strange.»

Michele sospirò. «Meno male.»

Cristina spalancò la portafinestra.

«Che fate?»

«Smoking.»

«Michele non fuma.»

«Now I smoke.»

Cristina lo guardò.

«Sei proprio stupido.»

Lui sorrise.

Irina fece un tiro.

Cristina guardò la sigaretta, poi le disse qual­cosa di incomprensibile nella loro lingua. Quasi certamente un rimprovero.

«It’s the last one,» rispose lei, in inglese, for­se per rendere partecipe anche Michele di quella conversazione.

Cristina fece una linguaccia.

«Why do you do that?»

«Cosa?»

«The tongue.»

Cristina fece un'altra linguaccia: «Questa?»

Irina rise. «I like it!»

Cristina rientrò, biascicando parole sconosciute.

«She’s funny,» disse Irina.

«Sì.»

«You were together? Ehm… fi-dan-za-ti...»

Michele si grattò il naso. «A little.»

«How little?»

«Three weeks.»

Irina annuì.

«Why?»

«She made tongue.»

Irina scoppiò a ridere.

Michele la guardò.

Ora non gli sembrava più così distante.

Sembrava soltanto una ragazza di ventitré anni infreddolita, con una sigaretta tra le labbra.

Verso mezzanotte Lilia uscì a cercarla.

«Irina, come on! We're taking pictures.»

Ormai avevano preso tutte a parlarle in inglese, come se non fossero più connazionali.

«In a minute.»

«You always say “one minute”.»

«This time one minute.»

Lilia guardò Michele.

«E tu?»

«Io smoking.»

«Ma se non hai mai fumato!»

«Ho cominciato stasera.»

Lilia scosse la testa e rientrò.

Irina lo guardò.

«Your English is terrible.»

«Lo so.»

«Very terrible.»

«Lo-so.»

«But I understand you.»

«Good.»

«Sometimes.»

Michele sbuffò un lungo getto di fumo.

«That's enough.»

Irina abbassò gli occhi. «Maybe.»

La sigaretta si consumava tra le sue dita.

«I have to find a job.»

Michele la guardò.

«Here?»

«Yes.»

«What do you want to do?»

Irina fece spallucce.

«Cosa facevi in Canada?»

«Many things.»

«Good things?»

«Some.»

«Bad things?»

Irina storse la bocca.

«Some.»

Michele non insisté.

«You can start again.»

«You think so?»

«Avoja.»

«Why?»

Michele cercò le parole.

«Because... you are twenty-three.»

Irina abbassò gli occhi.

«That's young?»

«Very.»

«I don't feel young.»

«Nemmeno io.»

«How old are you?»

«Twenty-seven.»

Irina lo guardò. «You're old.»

«Thank you.»

Lei sorrise. Poi buttò la sigaretta nel posacenere.

«Tomorrow I have to look for a job.»

«I can help.»

«How?»

«My English is terrible... but I know Italian!»

«I don't,» sbuffò lei.

«Then we have a problem.»

«Maybe.»

Michele si alzò.

«Ancora sigaretta?»

Irina gli porse il pacchetto.

«You really don't smoke.»

«I know.»

«Then why?»

Michele prese la sigaretta.

Questa volta riuscì a non tossire.

Guardò Irina.

«Because you are alone.»

Lei rimase ferma.

Per qualche secondo non disse niente.

«I'm not alone.»

Michele annuì.

«Okay.»

Irina guardò attraverso il vetro.

Dentro c'era Cristina truccata da bambola, Valentina con parrucca e penna in testa, Lilia vesti­ta da diavolessa e Stefano conciato da prete che ballava con una bottiglia in mano.

Michele li guardò anche lui.

«You know them now.»

Irina sorrise.

«No.»

«You know me.»

Lei lo scrutò con quei suoi stanchi occhi grigi.

«Maybe.»

Rimasero ancora sul balcone.

La musica arrivava attutita dalla porta chiusa.

Irina teneva le ali bianche contro il muro.

Michele fumava male.

Nessuno dei due ebbe più la forza di parlare.

Per quella notte.

Il balcone testo di ele_rubi
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