Testo: Un nero cancello ossidato di spaventapasseri
UN NERO CANCELLO OSSIDATO 10 Novembre 2006 Piove come meteore e croci e soffitte fredde, travi spinose fendono il cumulo di grigia carne pulsante che come un feto muove lentamente le sue membra. Un quadro ad olio di alberi e fogliame caldo si scioglie e cola nel manto d’acqua e libera essenze supreme, assenze supreme costellano ogni esistenza. Io forse potrei chiamarla nostalgia, o forse memoria, ma nel primo freddo ti ho avuta e nei secoli che vennero al primo freddo ti incatenai, che potesse farmi soffrire meno ogni autunno. Io sono un bambino in questo incanto, osservo solamente, non muovo un pensiero, se non il respiro che diventa nebbia, come fossero trascorse ere di letargo, sono tornato Reale se a spiegarmi il mondo prima non c’era nessuno, poi nel livido chiarore di una sera, sei apparsa tu, nel tempo congelato e di fronte a questi ossidati cancelli innalzati nel vuoto a barriera di una natura che va morendo infreddolita, il mio viso è bianco ed è fatto di soli occhi ed orecchie. Parla! Non restare muta. Mostrati! Lasciami solo intuire che mi hai riconosciuto. Non un caldo abbraccio di cotone, non che io possa riscaldare il mio corpo con un tuo respiro, non che io possa coltivare ancora in te la mia tetra casa, ma soltanto aver saputo della tua presenza mi ha attraversato come una folgore e infuso vita nell’autunnale abbaglio che mi colse. Adesso siedo di fronte a un nero cancello ossidato attendo che tu sappia ritornare, non mi importa del mondo, nel mio stesso abbraccio mi mantengo in vita per te, non mi importa del mondo ma fingerò che mi appartenga ora che (solo se) tu potrai mostrarmene ancora… anche soltanto quel che ne rimane.
Un nero cancello ossidato testo di spaventapasseri
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