Un tipo leggero

scritto da Juriy
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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Un tipo leggero
- Nota dell'autore Juriy

Testo: Un tipo leggero
di Juriy

Mi manca un po’, anche se quando era tra noi la sua presenza risultava appena percettibile. Provo una certa malinconia a ripensare alla sua velata e silenziosa figura che si libra per gli spazi del nostro quartiere mentre assolve i compiti quotidiani ai quali, bene o male, tutti siamo chiamati ad adempiere. Non riesco a capacitarmi del modo in cui se ne è andato, e provo un senso di colpa quando penso che forse, sarebbe ancora qui, se solo gli avessimo dato tutti più peso.

Non ricordo il suo nome, nessuno lo ricorda, ricordo solo che spesso, quando qualcuno della nostra comunità si trovava in difficoltà per un qualsiasi banale motivo, egli, come per caso, ci passava accanto con la sua sagoma esile ed appuntita a portare soccorso; mai consigli o lezioni, no, solo validi aiuti. Quando, però, qualcuno di noi tentava di sdebitarsi, lui era già lontano, e ad arrivare era solo la sua eco che diceva “Ma si figuri, grazie di cosa? Una sciocchezza, un leggero disturbo”.
No, non ricordo proprio il suo nome, né ho mai saputo se fosse felice o se avesse mai avuto bisogno di un valido aiuto, o di consigli, so però e ricordo che tutti lo chiamavamo “Leggero”.

Abitava in un piccolo appartamento in compagnia della moglie e dei cinque figli minorenni. Indossava sempre lo stesso completo, a parte la domenica, un composto di giacca, pantaloni, camicia bianca e cravatta azzurrina; abito sempre lindo e profumato, forse non perfettamente stirato, anche perché l’auto che guidava era piccina, piccina, e per portare tutta la famiglia verso le varie destinazioni era costretto a percorrere la stessa strada due e più volte. Ho sempre ritenuto che facesse l’impiegato. Aveva tutta l’aria di essere uno di quei scribacchini vecchio stampo, uno di quelli che portano ancora i para gomiti e che fanno i conti a mente o su carta “…scrivo 2 riporto 4…”. Di sicuro faceva molti straordinari per mantenere la numerosa famiglia. Usciva tardi la sera dal posto di lavoro, ma quando, di ritorno verso casa si fermava due minuti al bar, ed io vedendolo con gli occhi rossi e il dorso ingobbito gli chiedevo se fosse stanco, lui mi rispondeva sorridente “Leggermente”.

Una scatolina di pastiglie Valda, ecco quale era l'unico vizio e vezzo che si permetteva. Ne comprava una alla settimana.
Uscito dal lavoro, ogni mercoledì alla stessa ora, entrava nel bar e molto discretamente si faceva strada tra la folla dei bevitori, senza spintonare, senza mai alzare la voce, con educazione chiedeva “Permesso, si può leggermente spostare?”. Per pagare contava le monetine ad una ad una, come chi, per necessità, è abituato a dare il giusto peso al danaro. Con garbo e leggerezza porgeva la somma al barista e, se per caso gli dovevano 1 o 5 centesimi di resto, cortesemente rifiutava dicendo “Tenga, tenga buon uomo, un leggero omaggio per il suo servizio”.

Una sera per errore, Bortolo Brontola, un mio vicino di casa che di peso sfiora i centoventi chili, lo urtò facendogli volare in tutta la sala del locale la miriade di pastiglie. Immediatamente tutti cercarono di porre rimedio al disastro mettendosi a raccogliere le mentine che nel frattempo erano finite nei posti più disparati ma, Leggero, con fine fermezza bloccò tutti “Vi prego signori, non vi disturbate per un così leggero fastidio”.

Una cosa simile capitò quando Giuseppe Canotta lo investì mentre attraversava la strada per raggiungere la sua utilitaria. Sarà stata la nebbia, la magrezza del malcapitato, i tre bicchieri di rosso che Canotta si era appena bevuto, fatto sta che Leggero finì sotto le quattro ruote dell’auto di Giuseppe. Ne uscì poco dopo, di fronte allo sguardo sbigottito dell’investitore che gli chiese “Le chiamo un’ambulanza?” E Leggero, ritto come una frasca, con i capelli elettrizzati, il volto affumicato, e con un insistente sorriso da ebete stampato in faccia, gli rispose “Non si disturbi buon uomo, solo una botta, un leggero ematoma”.

Uno degli ultimi ricordi che ho di lui risale a poco prima che ci lasciasse. Era stato sorpreso da un acquazzone proprio mentre, in mezzo alla strada principale, durante l’ora di punta, cercava di cambiare il pneumatico al suo macinino dopo una foratura. Gli altri automobilisti lo schernivano e maleducatamente lo invitavano a farsi da parte, lui, dal canto suo, armato di civile pazienza rispondeva ogni dieci secondi “Non fate così concittadini, se sterzate leggermente passerete senza difficoltà.

Era un brutto periodo per tutti, quello. Era tempo di recessione economica. Il petrolio salito alle stelle portò con sé in alto gli affitti, le bollette, gli alimentari, solo il potere d’acquisto era calato. Tutti nel quartiere sentivamo la crisi, ma Leggero stava peggio degli altri, a rendergli ancor più pesante la vita, erano giunti dal suo paese natale, per vivere con lui due nipoti, figli di sua sorella da poco defunta. “Nessun problema” aveva commentato l’uomo “stringerò leggermente la cinghia e...” E la cinghia strinse veramente.
Quelli che riuscivano ancora a vederlo, perché al bar non passava più, raccontavano che stesse diventando sempre più magro e, che nonostante il sorriso in volto e la parola “Leggermente” nella sua bocca non mancassero mai, dalla sua figura trapelasse una voglia di lasciare questo mondo così “Pesante”. Fu proprio questo che avvenne qualche tempo più tardi.

Tutto ciò che sappiamo sulla sua scomparsa lo dobbiamo a Bortolo Brontola che fu inerte testimone di quell’evento.

L’inverno appena trascorso aveva lasciato il posto ad una primavera ventosissima. Alcune raffiche erano talmente forti da rovesciare i bidoni della spazzatura e da scuotere i panni stesi alle finestre scaraventandoli in altri quartieri. Una di queste folate, un giorno, venne a prendersi Leggero. Lo alzò per 50 metri a mulinello dopodichè lo tenne per qualche secondo in sospensione. Bortolo Brontola che stava assistendo alla scena si mise sotto l’ometto e gli chiese “Posso fare qualcosa per te?” “Non si disturbi”, gli rispose il magretto, “è solo un po’ d’aria, una leggera brezza…”

Proprio così gli rispose, mentre felice veniva trasportato verso un nuovo mondo. Un posto, di sicuro, leggermente più leggero.


(Racconto tratto dalla raccolta “Ibrydus”, 2008)
Un tipo leggero testo di Juriy
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