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Passo la giornata nel silenzio, nella solitudine del mio peccato, nei pensieri che non vogliono andare via: unica compagnia dietro le sbarre. I pensieri ridondanti picchiano sulle pareti della mente; i pensieri fanno male più delle pareti fredde, fanno male più dell’aria viziata, più della solitudine.
La mia voce - chiacchiericcio ossessivo - è l’unico eco di umanità:
speranza e rassegnazione, rinchiuso in una tomba di ferro e cemento
ma ancora vivo…
La pena per i nostri sbagli non può essere un metro di corda e caduta sorda;
non può essere questo lento consumarsi - destino peggiore di una morte immediata.
Non uccidono il mio corpo, ma annientano l’anima rubandole ogni secondo di libertà. Ticchettio del tempo, perpetuo battere dell’universo, battito senza fine…
I giorni si perdono l’uno dentro l’altro e si dimentica ciò che siamo o siamo stati, si perde il ciò che sarà perché non ci sarà un “sarà” ad attenderci.
Sono lancetta
Sono quadrante
il tempo non esiste
il tempo è tutto ciò
che rimane
Sono crollati
al suolo
la Luna, il Sole
e le altre stelle
flebile il respiro
scandisce i secondi
Dormire,
svegliarsi,
mangiare
capriole sul posto
- tra mura troppo strette -
restano a singhiozzare
le ore e i minuti e i secondini
che non vanno mai via.
Occhi fissi al soffitto,
restano solo i pensieri
l’immaginazione - non basta più -
giace immobile al mio fianco.
Dalle profondità oscure di una cella
l’unica rivolta possibile: è lasciarsi morire!