Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
La canestra di frutta, un’opera che ho ammirato ad Asti, prestata alla città piemontese, dalla Pinacoteca Ambrosiana. Una natura morta dipinta da Caravaggio.
Ho avuto bisogno di molti giorni per mettere un poco di ordine nel tumulto della mente.
Un cesto di vimini intrecciato, mele, pere, fichi, uva bianca e nera, foglie fresche e turgide, foglie secche e marcescenti.
Vediamo l’esistenza dell’uomo.
L’immediata impressione è quella della perfezione. La mela bacata, gli acini che stanno marcendo, le increspature della buccia del fico, ci rendono un’immagine di copia esatta della realtà.
Ma è davvero così?
Ci troviamo davanti un insieme di frutti appartenenti a stagioni differenti, con maturazione differente. Possono coesistere nello stesso cesto? Oppure è un’illusione dell’uomo?
La luce, che sembra arrivare da sinistra, illumina pienamente una mela cotogna e alcuni acini, per poi scemare gradatamente.
La canestra mi sembra sospesa nel vuoto, in equilibrio quasi precario, anche per la quantità di frutta che contiene. E ancora l’artista ci ricorda lo scorrere del tempo, ma anche, che la perfezione non esiste.
Questi frutti mi sembrano i personaggi di un racconto. Mi è parso di ascoltare parole di comprensione, di conforto al mio disagio interiore. Come se qualcuno sussurrasse che tutto conta, che tutto ha un valore.
Al di là dei molti riferimenti religiosi, certamente presenti, osservandolo, si viene travolti dal senso ineluttabile della vita.
E con quanta umana pietà il pittore maledetto, il violento e rissoso Michelangelo Merisi, ci mostra la nostra fragilità, ma, quasi, ci regala il profumo dei prodotti della terra.
Proprio la sua doppia personalità mi affascina enormemente. La sua capacità e coerenza nel rielaborare principi religiosi propri del Vangelo, non certo della chiesa dell’epoca e neppure di quella contemporanea, e poi, deposte le armi dell’arte, impugnare quelle reali.
Tutto questo lo troviamo nella Canestra, nessun’ombra nello sfondo chiaro e limpido, nella pennellata sempre precisa, nella compiutezza degli acini e nella foglia che appassisce.
Forse non ho affatto messo ordine nella mia testa, troppa emozione da elaborare.