E' capitato, un paio di volte, che mi sia ritrovato a tenere un discorso davanti un "pubblico" più o meno folto di persone...quelle situazioni spiacevoli, in cui le parole ti escono a malapena, e quelle poche cose intelligenti (se sei fortunato) che dici, sono timide imitazioni del guaito di un cane. Per citarvi un esempio, vi dico che tempo fa tenemmo un'assemblea d'istituto per discutere sui punti fondamentali della "riforma gelmini" (notare la lettera minuscola, ma è la suddetta che l'ha in qualche modo pretesa). La situazione era questa: nella palestra della mia scuola si erano riuniti circa i 3/4(?) degli studenti, tra i quali si notavano volti interessatissimi alla discussione, sguardi che descrivevano un'attenzione meticolosa all'argomento trattato...insomma, parecchi avevano l'interesse che un leone ha per un piatto d'insalata. Per fortuna c'erano anche persone che sapevano perchè si trovavano lì, e lo si notava dal fatto che discutevano animatamente tra loro appellando con qualsivoglia "simpatico" attributo la neo ministra, donandomi paradossalmente un profondo senso di quiete (almeno c'era ancora qualcuno che la testa per pensare ce l'aveva). A tenere principalmente il discorso, ci furono i rappresentanti d'istituto, che avevano attrezzato un banchetto su cui c'erano un mixer a cui erano collegati un paio di microfoni e ai lati di questo un paio di casse che li amplificavano. Dopo che tutti si sedettero a terra l'assemblea iniziò, i rappresentanti cominciarono a parlare, spiegando in cosa consisteva questa riforma, e alcuni dei ragazzi "interessati" cominciarono anche ad alzarsi per prendere il microfono in mano e dire la loro. A quel punto, presi coraggio, mi alzai anche io e mi avviai verso questo banchetto, forte del fatto di sapere bene di cosa si stesse parlando, e del fatto di essermi sufficientemente informato per tenere una discussione abbastanza convincente. Da lì si vedeva un folto tappeto di persone, in cui, come ho detto prima c'erano "macchie" interessate ed altre meno, ma tutti bene o male seguivano, e c'era un piacevole mormorio che permetteva alle stronzate dette di non essere così eclatanti come volevano esserlo. Deciso a dire qualcosa di intelligente, presi il microfono in mano...e lì come per magia, il mormorio si fermò, l'attenzione d'improvviso aumentò, ed il silenzio di quel tappeto divenne cerimonioso. Non pensate che tutto questo sia dovuto al fatto che ci fossi stato io in quel momento lì, anche perchè se così fosse, mi viene da pensare davvero che non c'è più speranza per niente! E' come se qualcosa...qualcosa o qualcuno volesse mettermi alla prova. Forse solo me stesso lo voleva, fatto sta che cominciai a "parlare", dicendo tante di quelle stronzate che voi nemmeno potete immaginare. Pensandoci meglio, non era il contenuto di ciò che dicevo che era stupido, ma il modo in cui lo dicevo. Era questo che rendeva il tutto poco credibile. Non so se voi l'avete mai provato, ma è davvero spiacevole: tutto ciò che fino ad un'istante prima avevate in testa scompare, e vi ritrovate ad improvvisare persino sulla più elementare grammatica, senti un peso fortissimo allo stomaco, e vorresti non essere stato così stupido da prendere quel microfono in mano e parlare. Io non mi vedevo, ma alcuni dei miei amici mi hanno detto che mentre esponevo quelle poche cose mi grattavo continuamente la fronte, ero diventato tutt'uno con i capelli (rossi), ma che tuttavia ero riuscito a tenere un buon discorso. Ecco, a me invece sembrava di aver fatto la figura di un analfabeta, e mentre ero lì giuro che riuscivo a guardare nel vuoto ma che sentivo su di me tutto il peso degli sguardi curiosi di quelle persone. Nel lasso di tempo che va da quel giorno ad oggi, ho fatto un bel pò di concertini, dove c'erano presenti avvolte molte persone, altre volte meno, ma comunque e per mia fortuna un numero sempre soddisfacente. Non so se voi lo sapete, ma suono la batteria, (o almeno cerco di farlo) e ho scritto tutto questo popò di roba per spiegarvi timidamente come la musica e questo strumento mi abbiano aiutato ad esprimere quello che per anni ho portato dentro, e le sensazioni che provo prendendo 2 bacchette di legno in mano e sedendomi dietro quel portentoso agglomerato di suoni. Come vi stavo dicendo, le situazioni in cui mi sono trovato tenendo questi concerti, non sono affatto diverse da quella descritta prima: le persone c'erano, gli argomenti da trattare possiamo paragonarli alla musica da suonare, e l'attenzione...beh, spero che ci sia stata anche quella! Totalmente uguali quindi, se non fosse per il fatto che invece di esprimermi con le parole e con un microfono, mi esprimevo con il corpo attraverso una serie di pezzi di legno, ferro e pelle sintetica. E allora perchè è tutto così profondamente diverso per me? E' la sensazione più bella che si possa provare, va al di là delle normali emozioni, è tutto moltiplicato per 1000, dolore, gioia, rabbia, felicità...lì dietro senti tutto come se fosse vivo, come se le emozioni e le sensazioni ti prendessero e ti stringessero fino a farti urlare. E avvolte, sì, avvolte è meglio di fare l'amore. E tutto questo è direttamente proporzionato a quanti ti stanno guardando e soprattutto a chi c'è tra loro, perchè anche se ci sono 2 milioni di persone che ti ascoltano, se tra loro riesci a trovarne anche solo una per cui vale la pena dare il massimo, quando riesci a catturare il suo sguardo e la sua attenzione, allora lì, la fatica e la stanchezza sono concetti troppo distanti anche solo per poterli immaginare, ed il tuo corpo è troppo occupato a consumare i litri di adrenalina che hai dentro il sangue. Quando suono, non ho paura di sbagliare, non ho paura di dimenticare le parti di una canzone, perchè sono troppo impegnato a stare bene. Quando suono, sono libero di essere come voglio, di urlare quanto voglio, di fare le facce che voglio, senza preoccuparmi di fare brutta figura. Saranno le aste dei piatti che in qualche modo riescono a nascondermi e a non farmi imbarazzare, sarà perchè quando mi siedo lì dietro sono un'altra persona, fatto sta che quando suono, la timidezza non esiste. Sono riuscito a capire che io non voglio suonare e basta, ma voglio parlare. Voglio che quando colpisco le pelli ed i piatti con le bacchette non escano suoni senza senso, ma colori, parole e stati d'animo. Se sono triste, voglio che si senta. Sono felice? Bene, allora chi mi ascolta dovrà sentire addosso tutta la mia allegria e dovrà stare bene. Non lo so se sono riuscito a descrivervi i motivi per cui io suono, per cui sono innamorato della musica e di tutte le sue sfumature, e se qualcuno si è mai domandato "ma chi glielo fa fare?" vedendomi dopo una sessione di prove di 4, 5, 6 o anche 13 ore, se qualcuno si è mai domandato questo, allora spero che questo intervento gli renda le cose più chiare. Per me la musica è vita, e chi non vuole capirlo, allora che faccia a modo suo, ma che non tenti di ostacolarmi e di tagliarmi le ali.
Con questo vi saluto...ah! e.....VADO A PARLARE!!!!!!!
La Musica Per Me testo di Roscio Maledetto