Io non dimentico mai di osservarti oh sacro silenzio, nè di cantare i miei umili Gloria in un bozzolo acerbo, sempre ancora un po' acerbo.
Non dimentico mai -nè mai potrei- di ascoltarti e ascoltarti ancora oh silenzio che ti distingui, tu solo, tu, che come me non sfrutti mai le inutili e servili parole che non esprimono che quel poco che ai villani piace ascoltare.
Invece anche io come te oh silenzio non posso proprio parlare... E come potrei? Tradire la mia natura per renderla comunicabile? Mai! Rinnegherei il mio dolore, a raccontarlo.
Eppure...
Esiste un non so che un modo di dir diverso, esistono parole appena appena più delicate appena appena più fragili come me o come le parole delle poesie che non tradiscono il senso perchè per loro la verità è custodita dai toni oltremare delle metafore: così come ho sempre custodito anch'io il mio dolore.
Sempre ho camminato in punta di piedi e continuerò per questa stessa via deviando di tanto in tanto con leggerezza, come conviene (benedetto sia ogni singolo inciampo!) e spargendo le mie briciole di pane con una manciata di indizi e monete qua e là (chissà che qualcuno...)
Adesso, che forse hai capito ascolta... così è il mio amore! Io voglio rinnegare ogni volgarità ogni bieca domanda e superare attraverso di te le barriere dei corpi per ricamare di rose pure la nuda anima.
Sempre ho camminato in punta di piedi in punta di piedi sul mondo, su chi ho amato e perduto, su chi non mi ha mai guardato e infine su chi mi ha quasi-quasi rovinato
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