Al di là del conflitto
Altin Shala vive nella fattoria che ha ereditato dal padre nelle campagne di Mitrovica, città del Kosovo, situata vicino al confine con la Serbia. La sua casa è circondata da un vasto lotto di terreno. Nella parte orientale c'è la stalla di bovini e i campi dove ogni mattina pascolano le sue mucche. Insieme alla casa, le mucche sono l'unica cosa che gli è rimasta e le sue uniche amiche. Perché Altin vive da solo. Ignorato da tutti ma sulla bocca di ognuno.
Altin ha trenta anni, è un uomo alto con la barba e i capelli irregolari perché se li taglia da solo. Non riceve mai visite e gli unici che si spingono fino al viale della sua fattoria sono i forestieri che sbagliano strada e il postino, che gli porta le bollette della luce e dell'acqua.
A causa del suo passato non ha amici e per placare questa solitudine si immerge nella lettura di romanzi. Riesce a vivere grazie all'allevamento di bovini, vendendo il latte e il formaggio che lavora lui stesso. E' difficile vendere i suoi prodotti nel luogo dove tutti lo conoscono, perciò, ogni mercoledì, la mattina presto, carica in macchina la sua merce e parte per la capitale. Qui riesce a vendere bene perché nessuno conosce il suo passato.
Una mattina d'estate, dopo aver mandato a pascolare nei campi le mucche, si era messo in poltrona a leggere un nuovo romanzo, e quando sentì il rumore di un'auto che avanzava lentamente nel suo cortile, uscì fuori a vedere chi stesse arrivando. Quando vide il postino che gli porse delle lettere in mano, si rese conto che per l'ennesima volta si era illuso che qualcuno fosse venuto a visitarlo. Ringraziò il postino e rientrò in casa quando si accorse che tra le bollette c'era una lettera. Allora quello non era stato solo un presentimento. Qualcuno era veramente venuto a visitarlo. Buttò le bollette sul tavolino del soggiorno e tenne in mano quella strana lettera cercando di capirne la provenienza. Non aveva la minima idea di chi potesse avergli scritto, eppure il cuore gli batteva forte, come non gli era battuto da tanto tempo.
Lesse la calligrafia incerta. L'emittente era Raul Dragov.
Quando era bambino, Altin aveva sempre sognato di viaggiare per il mondo e conoscere nuove culture. Ma a causa dei problemi economici in cui si versava la sua famiglia, accentuati anche dal periodo di guerra, non era mai riuscito a realizzare questo suo desiderio. Amava andare a scuola e studiava con un entusiasmo di cui tutti si stupivano. Era molto fiera di lui soprattutto la madre, Viola, che, quando lo aveva partorito, aveva sofferto così tanto che aveva temuto di non poterlo abbracciare. Dopo la fatica e il rischio del parto di Altin, non ebbe più né la voglia né il coraggio di provare a fare un altro figlio. Non era di questa idea Abram, il padre, che avrebbe desiderato più figli. Soprattutto dopo aver scoperto, mentre Altin cresceva, la fragilità del figlio che aveva problemi respiratori; aveva paura di perderlo. Per questo motivo era sempre infuriato con la moglie. A maggior ragione quando lo stato di salute di Viola peggiorò e fu costretta a stare tutto il giorno a letto perché il parto l' aveva tanto indebolita, che non era in grado di tenere in mano nemmeno un bicchiere d'acqua. E così, con tante difficoltà, Viola era riuscita a crescere Altin, mentre suo marito si occupava dell'allevamento delle mucche e dei campi. Quando Altin aveva iniziato ad andare a scuola, si chiedeva come facesse il padre a fare tutto quel lavoro da solo. Nonostante lo stimasse per questo, non lo amava quanto la madre, perché lui parlava poco con il proprio figlio e manteneva un atteggiamento sempre aggressivo nei suoi confronti. Iniziava a capire che il padre non sopportava di vederlo con quel fisico così esile e debole per la sua età, con quegli occhiali da vista spessi come il vetro delle finestre e quell'apparecchio enorme in bocca. Più cresceva e più Altin deludeva il padre; lui avrebbe voluto un figlio robusto e forte che non andasse a perdere tempo a scuola, ma che lo aiutasse con tutto il lavoro che c'era da fare. Pretendeva da lui cose che solo un adulto sa fare.
Altin aveva un altro problema: essendo la sua casa in campagna, non aveva molti coetanei con cui giocare e non scendeva mai in paese con i sui compagni di classe, un po' per colpa sua e un po' a causa loro che non lo consideravano del gruppo per via degli occhiali, dell'apparecchio ai denti e della sua debolezza fisica.
Un giorno Altin, dopo che Abram era uscito a governare le mucche, decise di prendere la canna da pesca del padre e andare a pescare nel torrente che si trovava in fondo al loro terreno. Non si era mai spinto fino a laggiù e, mentre percorreva il sentiero, per la prima volta vide la stalla dei bovini. Si fermò a osservare e si stupì quando vide che lì vicino c'erano dei panni stesi ad asciugare. E il suo stupore aumentò ancore di più nel veder uscire dalla stalla una giovane donna che stava portando una carriola piena di sterco. Si nascose dietro ad un albero per non essere notato e dopo aver dato un'altra occhiata alla donna, riprese la sua strada verso il fiume. Iniziò a farsi delle domande su chi potesse essere quella donna che non aveva mai visto prima di allora, ma non arrivò ad una conclusione sensata. Arrivato al fiume, incontrò un ragazzo che sembrava avere la sua età e stava pescando con una vecchia rete, e subito gli chiese cosa stesse facendo nel suo terreno. E lui gli rispose che si stava sbagliando perché quello era il suo territorio. La discussione andò avanti a lungo, fino a quando Altin scoprì che quel ragazzo, che si chiamava Raul, era il figlio della donna con la carriola che aveva visto poco prima e che loro avevano sempre vissuto in quel posto. Altin si meravigliò che suo padre non gli avesse mai parlato di loro. Ma questo pensiero lo abbandonò subito perché si misero a pescare insieme e si divertirono così tanto che le ore passarono come se fossero attimi.
Mentre ritornava a casa, nella penombra, Altin pensò a quella giornata trascorsa con Raul, a come non si fosse mai divertito in quel modo e si sentì terribilmente solo. In tutto questo tempo che non aveva avuto compagnia, non si era mai soffermato a pensare a quanto fosse prezioso trascorrere del tempo con un coetaneo, forse perché il tempo per pensare glielo aveva rubato la lettura. Ma arrivato a casa, non vide l'ora che arrivasse il giorno successivo.
A cena non chiese nulla a suo padre perché, ora che finalmente aveva trovato un amico, aveva paura che glielo portassero via.
Il giorno successivo si incontrò di nuovo con Raul, e così per tutta la durata dell'estate. Diventarono migliori amici e Altin scoprì che la madre di Raul, Eva, era serba e che era venuta in quel posto per lavorare dato che aveva perso il marito nelle continue lotte tra i kosovari e i serbi. Nonostante conoscesse il periodo storico che stava attraversando il suo Paese, questa notizia non suscitò in Altin nessuna diffidenza nei confronti dell'amico serbo. Sapevano entrambi che quell'amicizia sarebbe stata impossibile in quel luogo e in quegli anni, che avrebbe suscitato tra la gente grandi critiche e disapprovazione. Per questo motivo cercarono di non farsi vedere in pubblico quando erano insieme.
L'estate finì in fretta e iniziò il nuovo anno scolastico, ma solo per Altin, perché Raul non aveva possibilità economica per studiare. Questo dispiaceva molto ad Altin e perciò ogni giorno, appena tornava dalla scuola, andava da lui con un libro e gli insegnava a leggere. Raul sembrava molto soddisfatto di questo, soprattutto quando l'amico gli regalò un romanzo. Lo leggeva la sera, al lume di una candela e vicino alla stufa. Durante l'inverno faceva molto freddo in quella piccola stanza ma la vicinanza e il calore della stalla allietavano un po' il rigore dell'inverno.
Tutto proseguì nel migliore dei modi per altre settimane, finché un giorno Abram, seguendo il figlio, già sospettando dove andasse, vide i due ragazzi insieme vicino al torrente che giocavano. Lo picchiò senza pietà e gli disse di non incontrare mai più quell'animale. Viola rimase senza parole vedendo la brutalità con cui il marito picchiava suo figlio e se non fosse intervenuta forse quel mostro lo avrebbe ucciso; lo portò in camera sua e mentre lo curava gli chiese cosa fosse successo. Altin le raccontò tutto e da quel giorno nella sua famiglia regnò il silenzio.
Altin ritornò a essere di nuovo solo, senza nessun amico, non andò mai più alla stalla perché temeva la violenza del padre sia su di sé che su Raul.
Quando scoppiò la guerra nel 1999, Altin aveva compiuto i diciassette anni. La zona più colpita dal conflitto fu proprio la parte settentrionale del Kosovo, la città di Mitrovica. Abram aveva scavato un bunker dietro la casa perché aveva capito che l'arrivo dei soldati serbi sarebbe stato imminente e sapeva che non avrebbero risparmiato nessuno nella loro avanzata sfrenata e folle.
Quella domenica Altin era riuscito a strappare alla madre il permesso per andare a pescare. Sapeva bene il rischio a cui andava in contro suo figlio, ma pensava che le due parti in guerra si dessero tregua almeno la domenica. Con questo gesto, inconsapevolmente, Viola salvò la vita del figlio. Infatti, mentre Altin pescava al torrente, irruppero in casa loro dei soldati serbi armati e riuscirono a trovarono il bunker dove si erano nascosti Abram, Viola e un'altra famiglia del paese che era venuta da loro per stare più al sicuro. Qui, invece, vi trovarono la morte perché, una volta sfondata la porta del bunker, i soldati uccisero senza pietà.
Quando Altin rientrò in casa tutto contento per aver pescato due grossi lucci e vide che in casa non c'era nessuno, iniziò a preoccuparsi. Andò al rifugio costruito insieme al padre e dopo aver visto la scena desolante, svenne per il dolore. Ripresi i sensi, seppellì tutti i corpi e dormì per tutta la notte sopra la tomba di sua madre. La gente che abitava nelle case vicine iniziò a parlare di tradimento e queste voci erano alimentate anche dal ricordo dell'amicizia di Altin con il serbo, Raul, di cui tutti erano venuti a conoscenza.
Così Altin fu accusato di tradimento e spionaggio, processato e alla fine prosciolto per la mancanza di prove.
La gente rimase sempre con il dubbio. Ma Altin sapeva bene chi era stato a indicare ai soldati il bunker quel giorno.
Quando legge il nome nella lettera quasi non ci crede che è lui, Raul. Da quel giorno al torrente, non lo aveva né rivisto né risentito. Lo prende un attacco di ira e per poco non strappa il foglio, quando pensa che lui gli ha tolto tutto: la famiglia, il futuro, la vita. A causa sua non riceve più visite e nessuno lo considera. Pensa che sarebbe stato meglio non averlo mai conosciuto e avrebbe volentieri cancellato quei mesi in cui avevano giocato insieme.
Ma poi ricorda la frase di sua madre, “se non ami, la tua vita passerà in un attimo”. Lui ormai non sapeva nemmeno cosa significasse la parola amore.
Apre la lettera e legge:
Caro Altin,
mi trovo imbarazzato a scriverti, ma non potevo trattenermi a lungo. Avrei da raccontarti tante cose... troppe. Ma cercherò di essere breve e lasciare un po' di argomento per quando ci incontreremo (e so che lo faremo).
Da quando è finita la guerra, vivo in Inghilterra con mia moglie Susy e i miei due figli maschi, Sebastian e Mirko. Sebastian,il più grande, ha sei anni e quest'anno ha iniziato la scuola. E' molto intelligente e ogni volta che ritorna a casa con un bel voto, mi ricorda sempre te quando venivi a raccontarmi la tua giornata scolastica. Mi mancano quei momenti, da morire. E ogni sera, prima di prendere sonno penso a quei mesi felici.
Recentemente sogno molto. Sogno più che altro te, Altin.
Mi sono sempre chiesto come fosse la tua vita adesso, e in questi anni ho sempre provato a prendere una penna e scriverti, ma non ne ho mai avuto il coraggio. Adesso che finalmente l'ho trovato, puoi conoscere il vero motivo che mi ha portato a scriverti.
Quell'ineluttabile giorno di quattordici anni fa, quando passarono dalle nostre parti i soldati serbi e saccheggiarono e uccisero tutto quello che trovarono per la loro strada, io e mia madre eravamo rintanati nella stanza vicino alla vostra stalla. In tarda mattinata entrarono a casa nostra i soldati e mia madre mostrò i nostri documenti. Vedendo che eravamo serbi ci dissero che ci avrebbero risparmiato la vita solo se li avessimo detto dove si nascondevano quelli che abitavano nella casa a un chilometro verso valle, cioè la vostra. Mia madre, nonostante le mie proteste, parlò; in seguito sapemmo che la tua famiglia era stata massacrata, tranne te. E tutto questo a causa nostra. Non finirò mai di chiederti scusa per tutto quello che ti ho fatto. Da quel giorno andò via una parte di me.
Non voglio ripensare più a quei giorni terribili ma con il passare del tempo ho capito che le amicizie vere restano in eterno, qualunque cosa accada, e che la sincerità è la prima cosa.
Pochi mesi fa mia madre è stata colpita da una malattia incurabile e sul letto di morte mi ha detto quello che mi ha sconvolto la vita. E so che lo farà anche a te.
Devi sapere che trent'anni fa, dopo essere rimasta vedova, mia madre fu costretta a fuggire di casa perché i suoi genitori l'avevano sorpresa con un uomo, e attraversò il confine; incontrò per puro caso tuo padre. Questi gli diede un rifugio e un lavoro, ma in cambio pretese di avere ogni sera rapporti con lei. Da questa relazione sono nato io. Lo so che è difficile, ma ora che sai tutta la verità, spero che tu mi possa considerare come tuo fratello.
Voglio che tu sappia che la nostra amicizia non è nata per sbaglio, non è stato un caso.
“Con un amico come te sono sicuro che il mondo sarà meglio di come è”; questo se deciderai di perdonarmi.
Spero che questa lettera possa arrivare nelle tue mani e che tu possa rispondermi.
Che Dio sia con te,
Raul.
Altin richiude la lettera. Non si è mai sentito così sollevato perché adesso sa di non essere più solo.
Al di là del conflitto testo di Ciova