Ho paura del buio. Ho paura di ciò che ho davanti. Ho paura di non riuscire a ritrovare me stessa, di non riuscire più a scorgere la mia
immagine in mezzo a queste tenebre.
Paura di perdersi.
Ho paura di non capire chi sono, ma allo stesso tempo ho paura di specchiarmi e guardarmi dentro. Ho paura delle conseguenze che queste azioni comporterebbero.
Dove sono?
Il limbo è il luogo più ambiguo che il mio ego abbia mai conosciuto. Un luogo che è un non luogo. Un luogo dove non esiste bene e non esiste male. Un luogo dove tra un uomo potente e un senzatetto non vi è alcuna differenza. Un luogo privo di regole, privo di ordine. Un luogo che non conosce la natura umana. Il luogo di mezzo. Il luogo che tutti noi siamo costretti a visitare almeno una volta nella vita. Il luogo dal quale uscire significa regalarsi una vita migliore, più leggera, una vita che non vedrà più ostacoli in confronto a quelli affrontati qui.
Perdersi tra i suoi meandri vuol dire vagare senza una meta, senza un perché per tutta la vita , alla ricerca dell’ordine che non si troverà mai. Condannati a un’esistenza infelice, persi nel desiderio di trovare l’introvabile. Caderci dentro, comporta la perdita di se stessi. Del senno.
A questo punto, il nostro, il mio destino dipendono solo da noi stessi. Da ciò che desideriamo davvero essere. Desideriamo esserci o non esserci? Cosa voglio diventare?
Interroghiamoci ogni giorno, ogni ora, ogni minuto che passa. La scelta è fondamentale.
Qualcosa di misterioso mi risveglia dai miei pensieri. Qualcosa sta attirando la mia attenzione: una luce. La vedo, riesco a scorgere chiaramente la sua intensità. Potrebbe essere qualunque cosa: un ricordo, una persona, un amore. Sento che il momento di cambiare, di dare un senso a questa vita è finalmente arrivato.
Corro. Corro verso la luce più forte che posso. Non sono mai stata così veloce in vita mia, sempre che io sia ancora in vita. Non so cosa mi stia succedendo, ma mi sento bene. Non sono mai stata così, ma mi piace terribilmente.
Mi piace così tanto che ne ho paura. Ed ecco che un vento gelido mi attraversa il petto, mi entra nelle ossa, si prende gioco della mia anima.
Ho tanto freddo.
Le mie insicurezze stanno uscendo, mi paralizzano, mi accecano.
La luce si sta spegnendo o forse si sta solo allontanando, ma dentro di me si è fatta ormai strada la convinzione che non potrò arrivarci. Chiudo gli occhi. Mi abbandono a tutto questo. Non riesco a fare altro se non lasciarmi andare. Dentro la mia testa, voci confuse mi dettano come vivere:
Il buio ti cerca.
Il buio è la tua casa e non puoi negarlo. Vai alla ricerca di esso.
Come Un padre non rinnegherà mai il figlio e per un figlio, sarà meglio non rinnegare mai il proprio padre.
Anche questa notte il buio è riuscito a raggiungermi, ma questa volta non sarà come le altre volte. Questa volta non voglio arrendermi. Non mi donerò ad esso. Anche se dovessi morire. Perché ora so che vivere accecati dalle paure non significa vivere.
Paura del buono. testo di Paola M. De Fazio