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Santa Monica, la canzone dell'oceano si perde nell'autunno, la mia stagione preferita; alla fine ti fai paracadutare. Ti prepara all'esplosione la sabbia, la schiuma dell'onda, l'alta marea: è vita, una pista di pattinaggio, è una chitarra scordata nei luoghi oscuri, il salone della nostalgia, l'infinito sul palmo dell’eternità.
In California puoi vedere gli uccelli cambiare colore. La terra dei solitari. C'è magia in un paio di pattini, nelle nipoti dei fiori, nel rincorrere le armonie col pensiero. Percepisci la libertà del vento scappando, scappando da un qualcosa, inseguendo la pace alla fine dell'universo.
Venice Beach, un posto dove camminare, trovare ispirazione, rimorchiare donne o formare una band, senza un chiaro ordine di importanza; perché quando vivi davvero o sei sul punto di morte, appare nitida la distorsione.
I 60' furono una grande palude d'intenti: meglio imbracciare una bicicletta, eludere le vie principali, indirizzando i sogni verso le vie di fuga, liberatorie come il pedalare quando ti piove dentro. Perché è negli angoli del pensiero che bolle, a 360 gradi, la musica psichedelica, proprio nel disagio, nella sconfitta programmata. Jim e io nascemmo dalla stessa madre, il vuoto, ma lui, a differenza mia, sapeva bene come trasformare un brutto film in un’orgia, dal retrogusto divino.