Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Mi poso su questa sedia. Sento la pesantezza di questo corpo — eppure sono minuta, fragile, peso poco più di 47 kg, ma mi trascino un macigno dentro.
Ultimamente mi piace stare qui, fuori, sul balcone. Ascolto il sole, mi scalda, i suoi raggi riescono a penetrare dentro. Non è così semplice — faccio fatica a starmene in quel silenzio senza che la mia mente mi faccia sentire il peso e lo sconforto generato da esso.
Eppure cerco quel calore. Mi dà pace. Per un attimo sembra tutto fermarsi e sento la quiete volermi avvicinare, come se volesse afferrarmi — e io scappo.
Alzo lo sguardo e torno di nuovo a questo sole che mi tiene compagnia. Con lui non provo vergogna, e so di non chiedere troppo. Vorrei che non arrivasse mai la sera, vorrei che questo sole mi tenesse per mano, vorrei che mi ricordasse il buono che ha l’umano. Eppure, quasi violentemente, arrivano i ricordi — e io devo ricredermi.
Spengo tutto e vado sulla mia grondaia. È il mio posto, solo mio. È dentro, e io tutte le volte scappo a rifugiarmi lì per non sentire. Un piccolo spazio quadrato bianco. Vi posano gli uccellini, si adagiano lungo i confini — e io mi lascio andare a quei cinguettii. Mi scordo dell’umano e del dolore che è in grado di generare.
Posso riporre la fiducia nel mio sole e nel mio canto. Lì le mani non possono manipolarmi, lì la voce non arriva. Sono io che sto imparando — il mio spazio, il mio silenzio, la mia nuova fiducia. Come solo una madre può fare con un figlio, aspetto che nasca.
© Mariangela Marrale