The Archive of Unlived Lives II

scritto da Zaffiro
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Autore del testo Zaffiro

Testo: The Archive of Unlived Lives II
di Zaffiro

Non sarebbe dovuto tornare.

Lo capì appena vide la porta.
Stessa strada anonima,
stesso vetro pulito
fino a sembrare assente,
stesso pulsante senza nome.

Eppure era lì.

Questa volta
il citofono parlò prima.
“Ha aspettato poco.”

Lui rimase immobile.
“Come fa a sapere che sono io?”

“Lei torna sempre.”

L’ascensore lo accolse aperto,
come una bocca paziente.
Nessun tasto.
Solo la salita.

Quando le porte si aprirono,
l’archivio sembrava più grande.
O forse era lui ad essersi ristretto.

L’uomo del tavolo stava
catalogando qualcosa.
Indossava guanti grigi.

“Cos’è?” chiese.

“Un rimpianto tardivo,”
rispose senza alzare gli occhi.
“Sono i più pesanti.”

Sul tavolo c’era una scatola nera.
Non bianca come le altre.

“Quelle nere cosa sono?”

L’uomo esitò appena.
“Le vite abbandonate volontariamente.”

Lui non capì.
O fece finta.

Camminò tra gli scaffali.
Le date aumentavano,
insieme a una strana nausea.
Non erano più soltanto anni passati.

Vide scatole datate domani.
La prossima settimana.
Ottobre.
2031.

“Pensavo archiviassi solo il passato.”

“No,” disse l’uomo.
“Archiviamo anche il coraggio che perderà.”

Quelle parole gli rimasero addosso
come vestiti bagnati.

Si fermò davanti a una scatola sottile.
Quasi vuota.

“Questa?”

L’uomo guardò l’etichetta.
Poi lui.

“Quella è una vita molto breve.”

“Posso?”

Per la prima volta,
l’uomo sembrò incerto.

“Meglio di no.”

Naturalmente la aprì.

Non vide immagini.
Solo freddo.

Un appartamento silenzioso.
Una tazza nel lavandino.
Medicinali.
Il telefono che squilla senza risposta.

Poi una frase, netta, terribile:
“Ci dispiace informarla…”

Richiuse la scatola con violenza.
Il respiro spezzato.

“Quella… quella sarebbe stata la mia vita?”

“Una delle tante.”

“E perché mostrarmela?”

L’uomo si tolse i guanti lentamente.
Aveva mani troppo giovani
per il suo viso.

“Perché continua a pensare
che il pericolo più grande
sia scegliere male.”

Si avvicinò.
Abbastanza vicino da sembrare familiare.

“Ma le vite peggiori,” disse piano,
“sono quasi sempre quelle
in cui non sceglie affatto.”

Lui abbassò lo sguardo.
Solo allora si accorse
che nella tasca del cappotto
c’era una piccola etichetta bianca.

La tirò fuori.

Una data.

Quella di nascita.

E sotto, scritto a mano:

IN CATALOGAZIONE.

The Archive of Unlived Lives II testo di Zaffiro
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