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In questa storia ci siamo io ed il mio doppio in forma di cane.
Anzi no. Il mio io più vero è adesso proprio quel cane bastardo che ha deciso di farsi ammazzare in mezzo alla strada, perché è stanco.
Alberto digrigna i denti per stritolare il suo vuoto. Usa cento e una parola diverse per descriverlo. Quel buio, quel buio è l’agghiacciante uniformità, la vertigine infinita, l’angoscia incommensurabile, la paura cristallizzata.
Guida Alberto, verso il suo deserto. Guida solo, in mezzo a moltitudini deserte e distrutte e desolate e uguali a lui. La macchina è lanciata ad una corsa folle attraverso il tempo e lo spazio dell’altopiano, che è un oceano di aridità. Milioni di creature nel deserto attorno a lui. Sono tutte inesorabilmente uguali. Non una voce e neppure un’emozione.
Nello stesso momento Alberto in forma di cane è lacero stanco vecchio e si porta addosso i segni delle botte e dei pidocchi, ma soprattutto della fame, che lo ha ucciso per sempre. Dopo l’ultima bastonata non ha più nemmeno un residuo di ribellione. Se ne sta inutilmente in mezzo alla strada a lottare contro un pezzo di legno che tira furiosamente a sé, abbaiando disperato.
Digrigna i denti e serra le mascelle fino allo spasimo, fino a sentirli cedere. La sua rabbia è infinita come la mia disperazione. E’ pura, autentica, intoccabile.
Finalmente ha visto i fari dell’auto dietro la curva e rimane a cercare lo schianto.
Alberto in forma di cane aspetta di assaporare l’attimo prima di quello in cui un colpo secco gli spaccherà il cranio e lo ridurrà in pezzi, in una poltiglia informe. Ma lui è già morto. E’ l’ultima lacrima di Alberto in forma di cane, troppo disfatto dai morsi della vita.
L’auto arriva sfrecciando. Un secondo impercettibile, in cui l’uomo forse urla, bestemmia disperato, ricorda sua madre, schiaccia il freno, si perdona i peccati, si rivolge al suo inutile dio e muore contro il muro della casa gialla. Per evitare quel cane muto, muto e bastardo in mezzo allo spazio al tempo, al suo mc2. Per la verità non muore subito, la sorte gli ricama prima sul viso un ultimo sorriso rigato di sangue.