Sono io la persona sbagliata. Sono io l'amante.

scritto da evilspirit
Scritto 18 anni fa • Pubblicato 18 anni fa • Revisionato 18 anni fa
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Autore del testo evilspirit

Testo: Sono io la persona sbagliata. Sono io l'amante.
di evilspirit

Anche questa volta sei in ritardo, e decisamente oltre i soliti 10 minuti accademici. Traffico? Riunione improvvisa? La tua compagna ti ha chiamato all’ultimo momento chiedendoti se passi al supermercato a comprarle gli assorbenti perché lei se ne vergogna? Mi chiedo come tu possa stare con una persona del genere. Poi penso che se ti sei fatto l’amante, un perché ci sarà pure.
Infatti, eccomi qui. Io, io sono l’amante. Io sono la persona sbagliata in questo rapporto a tre. Soprattutto perché uno di noi tre, non ne è al corrente.
Eppure me ne frego, ti desidero e ti avrò; come ti ho avuto ieri, e ti avrò domani. Sul mio corpo, tra le mie gambe, dentro di me.
Sono ormai quasi 10 mesi che ci frequentiamo… O meglio. Sono quasi 10 mesi che andiamo a letto insieme. Prima eravamo solo conoscenti, se si può dire. Amici di amici. Quelle persone che vedi un paio di volte l’anno perché invitati alle stesse feste di amici comuni.
Complice del nostro attuale rapporto, una delle mie più care amiche, decisa a tutti i costi di trovarmi un uomo. Peccato che lei volesse per me una storia seria... non le va giù molto il fatto che faccia la parte dell’amante. “Cosa ti porterà in futuro? Lui non la lascerà mai. Devi accontentarti solo dei suoi ritagli di tempo! Per lo meno spero sia bravo a scopare”.
Beh, su quest’ultima parte non ho assolutamente dubbi. Il resto invece è totalmente incerto. In parte ha ragione. Non potrai mai darmi ciò di cui ho bisogno, ma in questo momento non mi interessa. Basta che soddisfi e sazi la mia fame di te. Al dolore di quando stai a letto con lei, ci penserò poi io.
Non voglio pensare al tuo membro duro e vigoroso dentro di lei, agli orgasmi che puoi farle provare. Alla stupida e unica posizione del missionario che lei ti concede. Può andar bene, si. Ma ogni tanto avere il desiderio di cambiare, la potrebbe pur sfiorare. Mmm, anche a quello ci pensi tu. Le tue dita… Basta. Devo smetterla di tormentarmi.
Ricordo bene quella sera… Si, quella sera dove è cominciato tutto. Era la festa di laurea della biondina che io definivo “scialba”, non mi aveva mai detto niente, troppo timidina e troppo insicura per essere una del mio giro. Quella biondina lì, di nome Laura, si, proprio lei. La tua attuale compagna. Finalmente architetto. E la sua timidezza nascondeva però un gran talento, evidentemente, per uscire con il massimo dei voti e la lode. Eravamo a casa dei suoi genitori. La villa che avevano fuori città, utilizzata proprio per certe occasioni. In effetti alla sua famiglia i soldi non mancano!
Eravamo una ventina, in tutto. Il buffet era squisito, ma devo ammettere che lo champagne ed il vino, son le cose che io ho gradito di più.
Ricordo che indossavo gli stivali con tacco neri, fin quasi al ginocchio, autoreggenti velate, e il completo intimo che avevo comprato proprio quel giorno. Brasiliana e reggiseno a balconcino, tutti e due rigorosamente neri, semi trasparenti. A coprire vi era una gonna color crema chiaro piuttosto aderente, che arrivava a 5 cm dal ginocchio, e con lo spacco alto, che lascia intravedere, se camminavo veloce o mi sedevo, l'indefinito confine tra il bordino delle calze e la mia chiara pelle nuda. Magliettina bordeaux, piuttosto scollata, con due merletti ai lati che la lasciavano posare dolcemente sui miei fianchi. I capelli mezzi raccolti, mezzi sciolti. Al collo una catenina con un’ametista, pietra che adoro per due motivi fondamentali, il primo perchè riprendeva un po’ il colore della maglietta, il secondo per l’oggetto in se, forse come buon auspicio per i buoni propositi che mi ero ripromessa di rispettare, in quanto la parola ametista sta a significare “non ubriaco”. Uno di quei buoni propositi, che però in quella occasione non ho proprio ascoltato. Montatura d’occhiali rettangolare, che fa molto “sesso”. Si, ora so che tu la descrivi così..
Potevo passare per una che ci provava? Probabilmente si. Ma non mi è mai interessato molto dei giudizi altrui.
La spesa per il suo regalo era stata divisa tra tutti, e per quanto mi interessasse cosa ci fosse dentro, non ho neanche voluto sapere di che si trattava.
Sicuramente tu avevi contribuito senza dubbio alla scelta, ma a me, personalmente, non importava granchè conoscere il contenuto avvolto nella carta regalo.
Ricordo anche che si era avvicinata per ringraziarmi, con la sua voce flebile e delicata; mi aveva stretta, – beh, per quanto lei possa stringere – in un abbraccio, con il suo volto raggiante, il sorriso estatico ed il suo profumo di vaniglia che mi rimase addosso per qualche minuto. Scioltasi successivamente dal mio abbraccio si era voltata per correre da te, catturandoti a braccetto.
In quel momento ti ho squadrato, da capo a piedi. Il tuo vestire casual, nonostante fosse una festa elegante, mi aveva “attirato” l’occhio. E beh, sotto quei vestiti c’era sicuramente un’ottima sostanza, a vedere come si posavano su alcune parti del tuo corpo, come si stringevano in altre, e come su alcune zone il tessuto veniva lievemente “teso” dai muscoli sottostanti che si intravedevano.
Di tutta la festa non ho grandi ricordi, a dir la verità. Ciò che vedo ancora oggi nitido tra i miei pensieri, è il tuo duro arnese che si infilava tra le mie cosce. Eri seduto sulla sedia e io sopra di te. La gonna tirata su, non dava alcun fastidio nei movimenti, e la mia biancheria intima, era sparsa da qualche parte sul pavimento. Le tue dita affondate nelle mie natiche, che si muovevano ritmicamente per dar piacere ad entrambi. Ti guardavo negli occhi, quasi animali, mentre cercavi di trattenere il più possibile ogni gemito che voleva svicolare vigoroso dalle tue labbra. Potevo sentirti completamente dentro di me, e le mie labbra umide, scorrere su e giù per la sua lunghezza, fino ad inghiottirti completamente, con uno dei miei movimenti più forti e completi.
La tua bocca affamata mi cercava, cercava la mia pelle, il mio corpo, cercava la mia. Non volevo ricambiare i baci famelici, o il rossetto si sarebbe sparso ovunque sulla mia faccia, e ti avrebbe lasciato un bel segno sulla tua. Era difficile resistere alla tentazione. Una tua mano era passata sul seno, a stringerlo, a portarlo quasi a uscire dalla maglietta, e la tua lingua vi ricamava sopra. Ricordo il fuoco che mi avevi scatenato. La voglia immensa di averti mio, ed era così. Entravi ed uscivi dal mio corpo senza fatica, ti sentivo a fondo, quasi a farmi male, un male terribilmente eccitante che sapevo già mi sarebbe mancato. Mi sentivo come un’amazzone, con il suo cavallo lanciato al galoppo per rincorrere chissà quale preda da catturare. Tu eri il mio destriero, e le mie gambe si erano avvinghiate a te, come per non poter cadere dalla sella, con qualche difficoltà, dovuta alla posizione sulla sedia. Era il tuo bacino ora, a sollevarsi quel tanto che bastava per penetrarmi totalmente. I tuoi muscoli erano contratti, li sentivo sotto lo scorrere delle mie mani. Nonostante la tua camicia fosse ancora completamente al suo posto.
Quasi sul più bello, qualcuno bussa alla porta.
Tutto all'improvviso si ferma. Come se il tempo avesse perso il suo trascorrere.
Solo il rumore del mio cuore martellante e del suo respiro rompeva il silenzio creato in un attimo.
- Credo sia il caso che Emanuele ritorni in sala, se non vuole che Laura vi trovi avvinghiati in chissà quale posizione. Rivestitevi. Nessuno a parte me se ne è accorto, ma qualcuno si potrebbe insospettire –
La voce di Claudia era tra l’imbarazzato e il furibondo, cercando di mantenere il tono il più basso possibile. Mi sarei voluta sotterrare.
Claudia. Lei, l’amica comune ai due gruppi, proprio lei, la mia cara amica.

Quest’oggi non è il solito albergo dove prenotiamo sempre, e la stanza non è una matrimoniale qualsiasi, magari è per festeggiare la tua promozione al lavoro se hai deciso di prendere la suite? Non che mi dispiaccia, sai? Ma beh, per l’utilizzo che noi ne facciamo solitamente, forse è anche esagerato.
La camera è veramente grande.. L’ho esplorata praticamente tutta, per far trascorrere questi 40 minuti di ritardo che sembrano non dover ancora finire. Il letto, a differenza di soliti “colori asettici o d’ospedale”, ha un copriletto blu notte soffice e morbido, e lenzuola azzurro scuro. Non sono di seta come le uso io, ma sono di un cotone fresco e delicato al tatto. Un’enorme cassettone con un’altrettanto grande specchiera sopra. Potrei quasi definire antica quest’ultima, e se non lo è, allora è uno stupendo “copione”. L’armadio a 3 ante, è di un bel ciliegio carico. Rifiniture perfette per quanto mi riguarda. Le tende alle finestre sono di un arancione acceso, con il fondo blu, a ricordare il colore del copriletto. La luce che filtra da esse, dà alla camera un tono caldo e ospitale. Il frigobar è provvisto veramente di tutto. Anche lo champagne. I due calici per gustarlo, sono posati a testa in giù sopra il tavolino, con il cestello accanto. Insomma, si vede che non è una stanza comune. Il bagno ha la vasca idromassaggio, che quasi quasi mi vien voglia di utilizzare se non ti decidi ad arrivare. Gli asciugamani spumosi, sono poggiati rigorosamente piegati, sul mobile a cassetti accanto ad essa, e due più piccoli appesi vicino al lavandino. Le saponette sono profumate di lavanda e gli shampoo che ti danno in omaggio non sono le striminzite boccette di tutti gli hotel, bensì un flacone di ottima marca.
Lo specchio riflette la mia immagine. Il vestito nero che indosso, è sufficientemente aderente e stretto, che per poter arrivare a baciarmi la pelle, dovrai necessariamente sfilarlo. Non potrai abbassare il tessuto sulla scollatura per poter mordere i miei seni. Ne sono compiaciuta.
Mi soffermo ad osservarmi. Non credo di essere bella. Sicuramente piacente sotto molti punti di vista. Ma poi cosa me ne interessa? Tu mi desideri, quindi non devo farmi problemi inutili.
Passo nervosamente le dita sulla collanina d’oro bianco con un piccolo pendente tribale a significare “luce” come ciondolo. Inizia ad essere veramente tardi.
Inspiro profondamente, guardando l’orologio, l’unico odore che si percepisce è solamente quello della mia crema da corpo alle erbe spezziate, delicato ma intenso. Mi pervade completamente le narici e mi rilassa.
Stufa di passeggiare avanti e indietro per la splendida suite, mi siedo sul letto. Poggio la borsetta al mio fianco, accavallo le gambe, e prendo il cellulare. Crea nuovo messaggio. Destinatario: Lele.
“Tra poco chiamerò il servizio in camera. Se non ti apro quando arrivi, è perché sarò molto impegnata… col cameriere”. Invia.
Nell’esatto momento in cui qualcuno bussa alla porta, si sente anche il “bip bip” dell’arrivo di un messaggio. Ma non è il mio telefonino ad averlo ricevuto.
Sorrido capendo che probabilmente sei tu. Ti lascio leggere il messaggio.
La maniglia si abbassa, ma prima di entrare, vedo dalla fessura che hai aperto, sbucare un mazzo di fiori, tenuto saldamente dalla tua mano. Una voce profonda e colpevole domanda:
- Ehm.. Disturbo? Non c’è il cartellino di occupato sulla maniglia esterna, percui posso entrare?
Dovrei incazzarmi dannatamente, ma riesco a stento a trattenere una risata.
Il mio sguardo torna serio istantaneamente, mentre spalanchi lentamente la porta. Mi fissi con aria desolata e tentenni qualcosa, ti zittisco ancora prima che riesci a dire una qualsiasi parola di senso compiuto:
- Sei rimasto di più con lei, vero? Di cosa aveva bisogno questa volta? Di essere imboccata?
- Non fare così… Lo sai com’è fatta. Non posso neanche pensare di uscire di casa dopo 2 minuti che sono rientrato senza darle neanche una spiegazione.
- Fai prima a dirmi che hai già “festeggiato” con lei, no?
Mi scruti severo. L’espressione dolce e mortificata, si è trasformata in uno sguardo pungente e scuro.
- Sai che non è affatto così. Ma ho dei doveri…….
Ti interrompo bruscamente:
- L’unico dovere al momento che hai, è utilizzare la tua bocca per baciarmi. Smettiamola di parlare di Laura. No? Non è qui. O vuoi chiamarla per raccontarle che le sto per scopare l’uomo come mai lei saprebbe fare? Non so se sarebbe entusiasta di saperlo.
Nel parlare, mi alzo dal letto e con passo sicuro e deciso mi avvicino a te, che sei ancora sull’uscio della porta con i fiori in mano. Passo una mano sul colletto della tua camicia, è morbida e fresca, per poi scendere sulla giacca all’altezza del petto. Ti spingo un po’ indietro, cosicché andando addosso alla porta, la chiudi poggiandotici con la schiena.
Le tue labbra si fondono con le mie, in un impeto vigoroso, le lingue si rincorrono, si intrecciano, si toccano, si uniscono in una danza sensuale e decisa. La tua mano libera dai fiori mi avvolge e mi tiene saldamente a te. In quel momento il problema Laura sparisce dalla mia mente: è solo una stupida ragazza bionda alla quale sto fottendo l’uomo. Non è più un mio problema. Ora esistiamo noi, e noi soltanto. Siamo nel nostro mondo parallelo.
Sento il mio corpo iniziare a vibrare ancora impercettibilmente per te che mi sei di fronte. Ma l’energia che inizia a scorrermi nelle vene, si fa largo senza fatica tra la rabbia di averti dovuto aspettare, mettendo da parte tutti quei pensieri che fino a prima mi avevano avvolta completamente.
I fiori cadono quasi senza rumore facendo spargere qualche petalo sul pavimento; in un attimo mi sento stringere con ambo le braccia. Mi sollevi da terra, ed io porto le mie gambe a stringerti la vita, facendo così salire di una decina di centimetri la gonna del vestito, che va a scoprire la balza delle autoreggenti che indosso.
Mi stai guardando con due occhi che non lasciano dubbi sui tuoi pensieri e su ciò che desideri da me; mi spingi sul letto, e ti sdrai sopra il mio corpo. Le tue mani passano sulle rotondità del mio seno, mi mordi lievemente il collo e con un tono di voce quasi non tuo mi sussurri all’orecchio:
- Spogliati, subito. O devo strapparti tutto di dosso?
Ti faccio rotolare su un fianco, e ti indico la lampo dietro la schiena che serve per togliermi il vestito. Mi baci tra le scapole, mentre lentamente fai scorrere la zip del vestito verso il basso. Lentamente lo fai scivolare dalle mie spalle, per poi sfilarmelo completamente. Sono lì, in biancheria e autoreggenti
- Ma guardati, sei proprio una troia
- Stronzo. Fottimi adesso o parli parli e poi non combini nulla? - Ti rispondo quasi ringhiando. Odio sentirmi chiamare in quel modo e tu ne sei ben conscio. Ma nonostante questo, ogni tanto ti piace farmi arrabbiare.
Le mie mani passano sui tuoi pantaloni, e abbassandoli trovo i boxer grigi pieni di eccitazione.
Mi sento stringere i capelli, e tiri la mia testa all’indietro, mentre la tua lingua si insinua violenta nella mia bocca. In un attimo mi togli il fiato. Non ho la cognizione dei tuoi movimenti, e senza accorgermene non ho più biancheria addosso.
- Vedo che non ti ha saziato abbastanza la tua cara fidanzatina. Sempre e solo passiva vero? Dimmelo che preferisci scopare me – Ti guardo fisso negli occhi mentre ti parlo con voce sensuale e malefica.
Il tuo sguardo mi fulmina, due piccole rughe si formano sulla fronte e la bocca si contrae per un attimo; ottengo esattamente ciò che stavo desiderando.
La tua mano si stringe sul mio sesso, ancora coperto dal leggero strato del perizoma. Lo senti umido. Mi guardi talmente intensamente che mi sento come trapassare da quegli occhi:
- Hai il coraggio di dire che a te non piace? -
Non faccio neanche tempo a rispondere, che la tua mano spinge la mia testa verso il basso. Mi trovo di fronte al rigonfiamento dei tuoi boxer, il cotone è veramente teso, e il tuo arnese sta uscendo dall’estatico appena sotto l’ombellico.
- Succhiamelo
Mi mordo appena le labbra, per poi posarle sopra di lui, ancora custodito dalla biancheria. Ti sento fremere, e le dita stringersi sui capelli, tirandomeli. Passo la lingua lungo bordo dei boxer, la tua pelle è liscia, non sei particolarmente ricco di peli… qui.
Mi faccio strada, lentamente, fino a scostare l’estatico di quel poco che mi permette, con la punta della lingua, di trovare la tua cappella. Un brivido ti percuote ed io sogghigno compiaciuta.

[Fine prima parte]
Sono io la persona sbagliata. Sono io l'amante. testo di evilspirit
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