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Il muro dietro la carta da parati era crepato.
Lo scoprii mentre la strappavo via. Una crepa profondissima, di quelle pericolose.
Non l’avrei mai notata se non avessi deciso che fosse arrivato il momento di risanare la casupola che mi ero costruita.
A quando risaliva? Forse al terremoto di due anni fa, o a quello ancora prima, o forse è sempre stata lì e nessuno lo sapeva.
Però poi la vidi. Potevo fingere di non essermene accorta e coprirla con la nuova carta che mi piaceva tanto.
E se poi finiva che mi mettevo a letto, sola, sotte le coperte, e ci pensavo?
Pensavo a quella crepa lunghissima che attraversa la parete da una parte all’altra, e che poteva farmi crollare il soffitto addosso in ogni momento?
Forse avrei potuto sistemarla da sola; ci avrei parlato con tanta pazienza e sono sicura che si sarebbe ritratta.
Potevo usare ancora dello stucco: avevo un barattolo in cantina che utilizzai un anno fa, quando disse che lo facevo innervosire se non rispondevo subito al telefono.
Avrei potuto cercarlo… ma ormai lo stucco era secco, e io ho le braccia stanche.