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Giulia voleva assicurarsi che quell uomo che aveva visto uscire dal laboratorio di analisi dove lavorava, non lo seguisse più. Aveva improvvisamente accellerato il passo approfittando della confusione dell'ora di punta in metropolitana ed era salita repentinamente sulla metro mischiandosi all'enorme massa umana presente. Pochi secondi nascosta tra un nugolo di persone e non potè fare a meno di trattenerre l'ansia di osservare sporgendosi dalla porta se fosse riuscita nell'intento di disperdere qull'uomo che la seguiva e con la coda dell'occhio vide per un istante da una porta più indietro che era salito anche lui. L'ansia che l'aveva assalita ora l'attangliava ancora di più. Decise di andare in direzione contraria rispetto al tragitto della metro. Pensava di scendere una fermata prima della solita in cui soleva scendere anche per capire se quell'uomo sapesse dove abitava e in qualche pensava di confonderlo. Pensava. Pensava troppo Giulia negli ultimi tempi. E quello che pensava poi realizzava. Materializzava. Scese una fermata prima circa 1 km e mezzo della solita vicino casa. Salì le scale velocementee si ritrovò in strada a passso svelto, si voltava in continuazione e in una delle tante lo vide, alto, magro, chiuso in uno spolverino nero, mani nella tasca, passo svelto. Quel chilometro e mezzo Giulia lo fece volando! ma talmente la paura di saperlo ancora dietro, non si voltò più. In quindici minuti era sotto il portone di casa. Infilò la chiave e prima di girare si voltò per l'ultima volta per vedere se l'uomo era ancora dietro di lei e si accorse che non c'era più. Lultimo piccolo sforzo da fare girare la chiave e chiudersi alle spalle il portone antico, pesante del vecchio palazzo d'epoca in cui abitava e dove fino a un anno fà abitava con l'anziana madre deceduta. Rimase dietro il portone, immobile, con il fiato strozzato da una mano in bocca, volle assicurarsi se dietro il portone sentisse il rumore dei passi dell'uomo che la pedinava ormai da qualche mese. Non c'era nessuno. Come non c'era nessuno da qualche mese a quella parte. Credeva di non poterne più fare a meno, che quei sintomi che gli avevano diagnosticato fossero esagerati. Non ci credeva. Lei quella persona la vedeva, Lui come altri, come le congiunture che sentiva su di lei sul lavoro erano vere. tutto vero. Come il "risperidone" che ormai da qualche mese non prendeva più."