Ti ricordo nel vomito, e mi vergogno...

scritto da ventiquattro
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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Autore del testo ventiquattro

Testo: Ti ricordo nel vomito, e mi vergogno...
di ventiquattro

Ciotola puzzolente di cibo per cani,
pallottole in un lavandino rotto.
Il buio dell'alcool scadente sodomizza
la lampadina ormai esausta,
lucciola dalle ali spezzate:
come la fata di un sogno estivo
non vola e si lascia morire.
Birra calda: veleno per topi
che ingurgito a ciclo continuo,
un'idrovora invisibile allo specchio,
un non-morto tormentato da aldiquà e aldilà.
Pezze di asfalto insaguinato,
nero incandescente kerosene combusto,
rattoppano il tavolo cui mi poggio,
senza interferire con gli incubi
che mi concedono tregua
solo nel sonno.
Barcollo sulla sedia tremolante
finchè i conati non mi vincono
e nel torbido frutto dello spasmo
si esacerba l'esistenza del pessimo individuo
che sono:
è lì la tua faccia sorridente,
lontano memento sfocato dalla nebbia
che si frappone tra terra e paradiso.
Nel vomito soltanto ti ricordo,
frutto del tormento interiore
che abita dentro me da anni;
disonore, anzi no,
blasfemia vera e propria
verso chi della vita avrebbe saputo fare
un uso migliore, ma gli è stato impedito.
Sono rientrato da poco,
sfrecciando, oltre i limiti del possibile,
attraverso la tua tomba
che ancora accoglie chiunque voglia affrontarla.
La pelle ritta come spilli di fachiro
il cuore strizzato dai sentimenti,
dalla paura folle di non poter vincere
senza un valido alleato,
respirando la muffa verde, colonizzatrice degli organi
di un uomo cronicamente sofferente.
Birra ed io siamo una famiglia da tempo,
e scricchiola la sedia mentre mi alzo,
rompo il bicchiere nella stretta rabbiosa
leccando il sangue nero pece.
Nel vomito ritorni alla mente,
non posso più mancare di rispetto
agli amici.
Sputo gli ultimi frammenti di odio
sul pavimento sporco,
finchè la rabbia produce movimento,
senza meta precisa,
ma nel tuo nome glorioso
di portatore di felicità.
Così eri, ma ora sei morto,
sepolto,
decomposto,
e forse reincarnato,
basta e avanza.
É mattino, il sole sorge,
nonostante i miei occhi siano troppo aridi
per sfogare il pianto burrascoso
in cui annega il mio spirito urlante.
Ti ricordo nel vomito, e mi vergogno... testo di ventiquattro
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