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Lucciole e lanterne
Da tanti anni, non sono quel bambino,
figlio di un contadino,
che viveva in campagna con vergogna,
con senso di inferiorità,
rispetto ai compagni che abitavano in città.
Finite a scuola le lezioni,
nei campi andavo a lavorare,
non ero come loro, non potevo giocare.
Non avevo neppure i giochi veri,
se non piccoli oggetti di legno trovato
inventati e costruiti come meglio potevo.
Al calar della sera,
salivo sull’olmo vicino al pagliaio,
chiudevo gli occhi e immaginavo
ciò che desideravo.
Riempivano il vuoto della mia solitudine
il ritornello dei grilli con loro canto.
Ma come spesso succede,
la nostra mente ripone in angoli angusti,
i nostri ricordi più tristi.
Forse è per questo che non ricordo fatti e situazioni,
io ricordo le emozioni.
Le emozioni più grandi che mi porto nella mente,
me le hanno lasciate quella piccole stelle luminose,
che rincorrevo fra i papaveri e le spighe di grano,
per cercar di capire
dove le lucciole, andavano a dormire.
Di più mi premeva sapere, perché così piccole,
facevan luce, senza avere le pile.
E oggi, con l’orgoglio di essere stato un contadino,
di avere goduto dei profumi e dei sapori della terra
non ritrovo più le mie adorate stelline illuminate
ma ritrovo solo fredde lanterne, che non sono in grado,
di trasformare un campo, in un cielo stellato.