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Gnomi fisiognomici
Non basta il cappello a dire chi è,
non basta la barba o l'antico gilet.
La vera sostanza sta nei dettagli,
nei segni sul viso, nei piccoli intagli.
Lo gnomo dal naso lungo e cadente
lo usava da paracqua per tutta la gente.
Sotto le gocce, nei giorni di pioggia,
faceva riparo con quella sua foggia.
Quello col naso tozzo e schiacciato
da giovane la testa ci aveva picchiato
un sasso caduto da una montagna:
da allora respira con fatica e magagna.
Le orecchie a sventola, larghe e piatte,
sembrano foglie di lattuga un po' matte.
Porta un nome che sa di prato,
per tutti è lo gnomo "Foglia" o "Insalato".
Se invece sono piccole e appuntite,
sono orecchie di poche parole,
che sentono solo le cose gradite,
e il brutto lo lasciano andare col sole.
La barba incolta, selvatica e dura,
è quella del vecchio che vive paura
che un giorno gli rubino i funghi secchi,
e per questo la sera li lega a tre stecchi.
Barba di muschio, morbida e fine,
è quella degli gnomi dalle mani piccine,
che sanno accarezzare i ricci e i ghiri,
e parlano piano con forti sospiri.
Occhi piccini, furbi e rotondi,
sono quelli che fanno patti giocondi
accordi con le talpe, lo scavo migliore,
ma poi alla fine scompaion al bagliore.
Occhi grandi e chiari come acqua di fonte
sono gnomi che vivono sul monte,
che guardano lontano, oltre la valle,
e sanno le storie delle farfalle.
Sopracciglia folte, cespugli intricati,
nascondono pensieri mai raccontati.
Bocca stretta, labbra sottili,
sono di quelli che restano gentili
Pancia larga e sempre fuoriuscente
è dello gnomo che balla con la gente,
che ama le feste, che sta in compagnia,
quello che tutti cercano in allegria.
Pelle rugosa come la noce,
è mappa di vita scritta a voce.
Ogni piega è un anno, ogni segno è un ricordo,
lo gnomo col tempo diventa più sordo.
ma la faccia racconta quel che non dice,
la sua vera anima, la sua radice.
Osserva ogni segno, fermati in traccia:
la storia è lì, nessuna la scaccia.