Contenuti per adulti
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Nel riverbero delle lampade a olio,
imparo a memoria la linea sua, del collo e la piega dell'orlo bianco, il modo in cui l’alibi della morte le si appiccica sulle labbra.
La chiamo con le sillabe che usavo per lei e che hanno lo stesso passo nella stanza.
La seconda moglie è bionda e sottile;
le verso vino addensato di notte.
Tre gocce di sangue misurato come un rosario e attendo, che il suo corpo accetti la forma,
che non gli appartiene.
Dalla piega del sudario sale un profumo
di carta vecchia e radici tritate.
La chioma nera si rovescia sul petto:
Non è la sposa che ho ucciso,
ma l’ostinazione che non muore,
l’occhio troppo largo che mi riassorbe.
Ritmi profondi, lenzuola sgualcite:
Il passato che è l'eco di un presente,
ma il presente è incerto e non so se esiste ancora.
Non pronuncio più il suo nome:
Nominarla sarebbe darle una buca scavata,su terra bagnata.
Lei esiste nel riflesso che ho rifiutato, in quei “mai abbastanza” che scavano la camera
e la trasformano in teca, in dogana,
in un luogo dove la volontà,
entra senza identità.