Ed oggi, in una giornata di pioggia, mi ritrovo qua, davanti alla mia solita tazza di te ma i pensieri che mi fanno compagnia non sono gli stessi di sempre.
Il rumore della pioggia lo associo a quello dei pensieri nelle giornate grigie. So che piove ma non posso riconoscere le singole gocce, ed è esattamente ciò che accade nella mia testa che si bagna di pensieri e mischiandosi tra loro vanno a formare un unica pozza.
Quante volte piove e non ce ne rendiamo conto perché troppo impegnati in altro?
Sono sempre più consapevole di quanta fretta io abbia avuto di crescere e di quanto io abbia idealizzato il mondo degli adulti. L'ho sempre visto come un mondo di liberà, un mondo di confronto, di grande amore, di grandi progetti, di comprensione e di dialogo. Invece il mondo dei "grandi" è immerso in paure, senso di dovere, dolore, insicurezze e tutto questo perché si smette di parlare e di esprimersi quasi come fosse un tabù.
Quando si è bambini qualsiasi cosa passi per la testa lo si dice e si sta bene ma allo stesso tempo si impara anche a manifestare il dolore, a starci e ti ci fanno stare! Quante volte hai detto o sentito "lascia che pianga, sta facendo i capricci" (non parlo solo di capricci materiali ma anche di capricci affettivi)?
Ma chissà come mai quando si cresce la sofferenza sembra non debba esserci, sembra quasi che non ci sia tempo di stare male.
Le persone si chiudono, smettono di parlare tra di loro e con se stessi e dicono di non aver tempo...quante volte ho sentito la frase "non ho tempo di giocare!" "non ho tempo per leggere un libro!" "Non ho tempo di farmi da mangiare bene!" "non ho tempo di praticare sport" "ho tempo a malapena di respirare".
E poi guardi quanto tempo in media passano sul telefono e potrei scommettere che non sono meno di 2 ore al giorno, quante pagine leggeresti in 2 ore? Quanto giocheresti in 2 ore? Di quante cose si può parlare in 2 ore?
Abbiamo esorcizzato la sensibilità - emozioni negative e positive - per non sentirci sopraffatti dai tempi che cambiano e sembrano correre sempre più in fretta e ci serviamo dei social per "comunicare" quando in realtà innalziamo muri con il mondo circostante e ci isoliamo, sia fuori che dentro.
Quanti di noi in situazioni scomode hanno usato una tastiera per esprimersi invece che guardare una persona negli occhi e aprire bocca?
E oltre alla scusa non aver tempo usiamo la scusa "ma io comunico molto, sento sempre i miei amici, siamo sempre in contatto sui social".
Dopodiché un giorno ci svegliamo e cadiamo dalle nuvole: ci lamentiamo del lavoro, del traffico, della monotonia delle giornate, del numero 98 che strappiamo in fila al banco della gastronomia quando il monitor segna l'87,...una lista di lamentele futili e infinite che non finiscono più e allo stesso tempo siamo insoddisfatti, nulla più ci gratifica; tutto questo perché non siamo abituati a stare FERMI, a stare CON NOI STESSI, a fare nulla, a pensare e anche a star male. Perché sì, è soprattutto dal dolore che si impara.
Perfino i segnali del nostro corpo siamo abituati a reprimere! Mal di testa? Farmaco. Gastrite? Farmaco. Dermatite? Farmaco.
Anche lui prova a gridare aiuto ma noi lo zittiamo.
Basterebbe fermarsi, anche solo 10 minuti al giorno, per ritrovare se stessi, benessere fisico e mentale, per non arrivare al punto di lamentarsi di ogni cosa e stare male senza rendersene conto, per riuscire ad avere rapporti davvero sinceri o anche solo essere in grado di apprezzare veramente tutto quello che si ha, che può essere il sorriso del compagn* la mattina appena svegli come la faccia stanca dei figli mentre si stropicciano gli occhi prima di andare a letto come il profumo
Basterebbe fermarsi, anche solo 10 minuti al giorno, per renderci conto che piove e non dare per scontato il sole.
Il the caldo testo di Adele e the