Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Nel selvaggio giardino
lasciato alla cura del divino,
la natura spandeva i suoi odori impudica,
in tutta la sua gloria adamitica.
Reliquie di culti passati
mostravano le terga di fasti spossati,
ma come negli stagni galleggiano le delicate ninfee,
qui si ergevano le bianche statue delle dee.
Due sorelle unite per la schiena,
due volti e volontà codipendenti e antagonisti.
Migliaia di supplici pellegrini si inginocchiavano nella rena
e aprivano il loro cuore alle dee radiose;
di divenir illuminati regnanti o grandi artisti
chiedevano alle dee, per scappare dai confini delle loro capacità arginose.
La splendente Atama,
Dai capelli di dorata canapa,
perscrutava le richieste e i cuori
dei prostrati avventori.
La sua Intelligenza brillante
univa all’estro della fraterna follia,
ne battezzavano menti e cuori con la sacra opera pia,
favorendo così la nascita di ingegni col lustro del più raro diamante.
Fiorirono, pittori, scrittori, poeti
e governatori diligenti sia nelle licenze sia nei veti.
L’arte divenne il fondante perno
del paese investito dal genio in ripetuto mutamento.
Ogni mente toccata da Atama e Lissa
diveniva una miniera di inestimabili metalli,
nella quale l’estrazione procedeva senza falli,
poiché il ricco sottosuolo donava ispirazioni tra le migliori in lizza
per la vittoria sulla creazione:
derivata da un melange di innovative idee e un pizzico di psichica affezione.
Il tutto in perfetta armonia,
come il tocco ideale sui tasti di una gloriosa melodia.
Dalla nascita, Lissa era stata la più indomabile,
attaccata per la schiena ad Atama, soffriva di una fame smisurata.
Gli intelletti dei questuanti si sarebbe divorata
se il controllo su di lei di Atama non fosse stato impeccabile.
L’unione dei loro talenti era la massima espressione della bellezza creativa,
ma separate, si insinuava prepotente la Follia.
Atama era il fuoco ristorante, fonte di tepore e stabilità confortante.
Lissa era l’incendio carbonifero,
la sua scia distruttiva recava i segni della sua turbina:
un cimitero di sogni e pensieri,
che dall’alto gli altri ammirano come il canto del cigno tra i più veri.
La follia di Lissa le menti consuma,
libera le sue doti alla rinfusa,
le fa correre sulla ruota come criceti,
rilasciandone la potenza, ma distorcendone i fattori gameti.
Concepiscono così delle entità deliranti,
focose e attive come cellule impazzite:
sono meiosi di gemelle incancrenite!
Con le loro metà savie volte a banchettare
e con quei resti i propri sensi solluccare.
A causa del piacere morboso dell’afflizione,
che l’Uomo ricerca con perversa voluttà,
i supplici pretesero una maggiore intromissione
della follia, volendo approfittare della sua contorta duttilità.
Inascoltata, la voce pura dell’Ingegno di Atama per sempre si tacque.
Prese il suo posto l’inarrestabile Lissa,
alla quale una lingua lunga e biforcuta nacque
per sopperire a quella di Atama, oramai fissa.
Lucide allucinazioni Lissa sussurrò ai suoi promulgatori,
il sonno e la fame essi persero in favore dei propri capolavori.
Il confine tra verità e finzione si assottigliò con sempre più convinzione,
fino a che gli sventurati geni divennero meri piedistalli dei propri folli rimpalli.
Persino oggi la voce dell’Ingegno rimane inascoltata,
seppure la rovina della Follia si sia espansa.
La porta della ragione umana continua a rimaner sprangata
e la Follia, senza il controllo della Ragione, non è più un inestimabile valore: è solo un'insana transumanza!