Contenuti per adulti
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I papaveri avevano invaso i campi e le strade: sorgevano assiepati davvero ovunque, il vento li muoveva come un'antica melodia ed il loro gioco di ombre e di luci clamorose in quella danza mirabile li restituivano all'osservatore strabiliato che li gustava austeri ed unici; sembravano spruzzi di colore raggiante sparsi qua e là da un abile pittore sulla tela dispiegata del momento presente.
Un raggio di sole all'improvviso si fece spazio tra le ombre dei palazzi e delicatamente lambiva le gote: il silenzio del primo mattino che l'accompagnava apportava un diletto misterioso e quel tepore dolce che carezzava il viso scendendo sino al cuore, donava all'essere una gioia indescrivibile ed insondabile.
L'avidità fonda le sue profonde radici nella paura del non essere nulla e come un impetuoso, vasto ed immenso uragano, il suo movimento di attrazione per darsi espressione, è quello di fagocitare ogni cosa, ogni oggetto, ogni suono, ogni luce. Il suo è un lercio percolato velenoso, una rudezza aspra ed impudica, un abisso oscuro senza fondo, dove qualsiasi forma materiale vi precipita, senza fine, senza tempo, senza spazio, senza sosta e senza scampo. Quella voracità non ha eguali: la sua è una forza ancestrale, immane, straordinaria, irrefrenabile, violenta e brutale; un congegno dell'io in grado di assorbire addirittura persino sé stesso, collassando nella sua sconfinata singolarità. Ecco perché chi ne è contaminato, pervaso e dilaniato, perirà nelle sue stesse fauci, scomparendo indefinitamente in quel niente che lo assorbirà, in ogni istante in cui pensa di essere o di avere posseduto qualcosa.