In questi giorni strani venti tempestosi soffiano in Ali di Carta e ammassano nuvolaglie sinistre, loschissimi figuri si aggirano nelle sue strette vie, imbrattano i muri rosa confetto, scardinano gli usci di marzapane, impastano le mani lorde nella cioccolata più fine. Le anime migliori tremano, temono che tutto possa finire, che nulla possa essere come prima, alcuni dicono di aver già preparato i bagagli, i cuori più robusti li rassicurano, rispondono che queste ombre non significano nulla, è già capitato molte volte, presto tutto tornerà come prima.
Sto parlando dei i veri padroni di Ali, quei sette otto autori che hanno scelto come occupazione principale di costruire e preservare una artificiosa bolla, un eden distaccato dal mondo dove tutto e leggiadro e bello, dove lo zucchero filato vien giù al posto della neve, dove piove solo se lo vuoi ed è sciroppo di lamponi. Un luogo di tal fatta non solo non è bello per vivere, è un inferno di plastica, un palazzo degli specchi, dove al di sotto dell'afrore artificiale di fragola riposa il puzzo d'aria stantia.
I Padroni di Ali si alzano di buonora la mattina, spalancano le finestre affacciate sul loro amato cortile e si rimirano per un tempo adeguato nello specchio dorato. Dopo la raffinata colazione in compagnia del loro elfo domestico, ognuno corre a posizionare la sedia di paglia in cortile accanto al proprio uscio, fra il razzolare e il beccuzzare del pollame inizia la laboriosa ciancia quotidiana, sul loro stesso mondo e sul proprio ombelico. (Ricordate la famosa scena in Furore di Ford?). Ogni tanto una tazza di tè con cornucopia di pasticcini e guai se una nuvola copre il sole, quella è roba che li indigna. Sono difensori della morale e del buon gusto, sono paladini dell'eleganza, sono brave persone certo, sono tante cose ma scrivere in realtà è l'ultima delle loro occupazioni e dei loro interessi. Questi reputano Ali il loro piccolo privato social network, un'aia domestica, un un lucido salotto con i centrini e tutto.
I Padroni di Ali non sopportano non dico la minima critica ma neppure il sentore di essa, non è colpa loro poverini, non ci sono abituati, nel loro mondo di sogno non esistono contrarietà e il giardino dell'erbavoglio è sotto casa. Sono abituati a leccarsi fra loro, e che buon sapore, che bello scrivono nei mille commenti che di continuo si scambiano, sicché raccolgono punti come fossero funghi, conquistando la massima visibilità per i loro raffazzonatissimi testi che spuntano ovunque come gramigna.
Che è questo il punto, i Padroni di Ali scrivono quasi tutti male e pubblicano troppo, abbassando così la qualità media dei testi al di sotto della maggior parte dei siti consimili, un lettore fuori dalla loro cerchia fa fatica a trovare qualcosa di decente da leggere nel mucchio di inutile ciarpame.
Quello che è irritante non è la qualità in sé, ognuno fa quel che può in quel dato momento, non conta l'abilità o il talento, ben vengano i vagiti di un poeta neonato ma la sciatteria dei più esperti è insopportabile. Occorre avere cura, rispetto per chi leggerà. Dovrebbero essere i primi a leggersi e correggersi ma hanno troppo fretta di passare al prossimo pezzo.
Non è assolutamente necessario fare conoscere al mondo ogni singolo pensiero che circola in testa tanto meno se questo è esposto in maniera arruffata e grossolana. Che un sito letterario dovrebbe contenere letteratura, in senso esteso certo, cioè anche riflessioni, articoli, recensioni e quanto altro ma scritti con cura, le argomentazioni chiare e svolte con attenzione. C'è un tizio che ha pubblicato qualcosa come 250 testi, ha ricevuto e inviato migliaia, sottolineo migliaia di commenti stupidini. Ero convinto fosse uno della prima ora, della vecchia guardia, invece si è iscritto dopo di me. Penso che di norma scriva poesie, credete che così dia il suo meglio? Che un lettore ha interesse a surfare sul web per approdare ad Ali e leggere i suoi versi?
Sono convinto che versificare sia più impegnativo che scrivere prosa. Purtroppo la poesia attrae per l'apparente facilità. Anche il bambino delle elementari, in grado di comporre solo semplici pensierini, è capace di scrivere una poesia.
Una falsa poesia. Il racconto è minimamente gravoso, richiede tempo, impegno, le prime volte viene su sbilenco, provoca frustrazione nell'autore, bisogna persino curare grammatica e sintassi, la falsa poesia no, basta infilare l'aggettivo prima del nome ed andare a capo spesso. Tutto qua, non è necessario svolgere un concetto, nella falsa poesia, o costruire una frase equilibrata. Ed questione di minuti, una sigaretta dura di +'. Fra i Padroni di Ali c'è un autore che scrive prosa, buona prosa anche, ma va a capo ogni due parole, sicché una banale riflessione lunga poche frasi diviene una falsa poesia.
La poesia, quella vera, scocca da un'emozione di cui ci si deve prendere cura, dopo onesto lavoro prende forma letteraria, non è uno sciatto sms che verrà letto al massimo una volta da una sola persona, non è una mail zeppa di errori, non sono le frasette con i nastri ai capelli che si leggono(?) nei cartigli dei baci perugina. La poesia parla della vita per questo emoziona, parla di lampioni sovraluminosi, pioggia sporca e del tanfo che riempie gli autobus nelle ore di punta ma a leggere la falsa poesia dei Padroni di Ali gli autori vivono sui monti con i piedi immersi in sussurranti ruscelli, fra arcobaleni in fiore con le caprette che da lontano gli fanno ciao, e se sono al mare c'è sempre un faro nella notte che geme luce. Okkey la nostalgia per la natura, sono il primo, amo i panda ed i caprioli ma non scrivo poesie su loro anche perché non uso frequentarli.
Unico altro tema per i Padroni di Ali, quotidianamente affrontato dopo accurate e stupite osservazioni, è il proprio ombelico, ne scrivono a lungo e si complimentano fra loro all'infinito. Mai nessun accenno a quello che c'è là fuori, alla politica, al lavoro, alla morte, all'esistenza insomma, di certo ne hanno paura, che è volgare e piena di mosche. Mosche che, incredibile, a volte copulano proprio sotto i nostri stessi occhi senza che censura alcuna appiccichi neppure il bollino di vietato ai minori e il bip istituzionale. Nel lezioso cortile dei Padroni di Ali naturale le mosche non ci sono e se ci sono indossano mutandoni ascellari.
I Padroni di ali scrivono con un lessico da dizionario sul quale evidentemente sempre siedono per arrivare comodi alla tastiera, citano frasi in latino, si vantano di conoscere la consecutio, discettano di questioni che credono essere dotte con un armamentario linguistico che ogni liceale giustamente scorda il giorno dopo il diploma.
Non hanno limite alcuno, impreziosiscono le loro frasi con perle in francese, in inglese, in spagnolo, in arabo, una collana di incredibili cazzate lette giusto un momento prima. Sono insomma dei parvenu della lingua, hanno una coda di paglia lunga così, vogliono sembrare più furbi e intelligenti dei loro lettori, i quali se ne accorgono benissimo.
Ho infilato questo messaggio nella classica bottiglia perché l'eccesso di zucchero mi stomaca e mi provoca carie a non finire, l'ho fatto proprio per quelli che proprio ora dicono basta, che dicono che non se ne può +' di gente come me, che un brano come questo è polemica inutile eppoi scrivono 3, dico 3, pezzi al giorno di assoluto nulla. La mia è una sfida, a voi coglierla.
18 luglio, 2011.
Col senno di poi, ovvero un aggiornamento.
Qualcosa forse è cambiato. Forse. A causa di questo pezzo ancora subisco attacchi sparsi dai Padroni di Ali, o meglio da quelli che si sono riconosciuti nel ritratto che ne ho fatto (per quanto strano non sempre la cosa combacia). Non me la perdonano, i falsi poeti, di avere sparlato di loro, di non essere stato lettore ammirato e compiacente. Lo posso capire. Come comprendo la loro necessità di cucirmi addosso pazientemente nel tempo il ritratto di folle rompicoglioni, di accidioso nemico dell'umanità, mentre loro di contrasto si presentano come fate rosate o principi maghi azzurrati con le tasche ricolme di miele e di buoni sentimenti.
Una cosa credo di averla capita, in seguito ad una auto ipnosi quotidiana sono davvero convinti di ciò che vanno ciarlando, sono quasi in buona fede quindi, questo spiega i loro accorati lamenti pomeridiani mentre sorseggiano tè alla violetta in compagnia del Cappellaio Matto e della minuscola Trilli. Ma è possibile che nessuno dei due conosca una magia per farmi scomparire all'istante?
I PADRONI DI ALI DI CARTA. aggiornato. testo di Frantizan