La Bambola Nera Contro La Signora In Calze Nere

scritto da bizzarre
Scritto 7 mesi fa • Pubblicato 7 mesi fa • Revisionato 7 mesi fa
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Testo: La Bambola Nera Contro La Signora In Calze Nere
di bizzarre

Margot era una donna affascinante e spietata. Quarantaquattro anni, proprietaria di un famoso studio legale, e padrona di una splendida villa immersa nel verde, incarnava la figura della donna affarista e, soprattutto, dominatrice. Celine, la sua giovane e combattiva segretaria, lo sapeva bene. Da anni, sopportava la superiorità di Margot, sfoggiando dei sorrisi falsi e dei "sì, signora", che nascondevano una malcelata sete di vendetta. Accadde così che un pomeriggio d'estate, Celine si presentò alla villa di Margot con un'espressione contrita e recitando una parte patetica.
-Mi scusi, signora Margot,ho commesso un errore imperdonabile. Ho dimenticato di comunicarle alcuni messaggi inviati da alcuni clienti importanti, affermò, con aria smarrita.
Mentre parlava, Celine spinse in avanti un carrello sul quale era adagiato un pacco ingombrante e aggiunse.
-Se permette, vorrei donarle questo regalo. Spero che le piaccia e che possa contribuire a perdonare la mia dimenticanza.
Margot osservò il pacco sorpresa e quando Celine rimosse la protezione superiore, rivelando che conteneva una bambola di dimensioni umane, vestita di nero, aggiunse divertita.
-È proprio strana. Dove l’hai presa?
Celine le spiegò che era un'opera d'arte moderna, un regalo per i suoi gusti raffinati. Margot, anche se stupita, la ringraziò e la liquidò con un gesto. Poi, appena Celine se ne andò, adagiò la bambola su una poltrona del salone. Celine tornò a casa eccitata. Quella non era una bambola, ma la sua amica Helen. Helen era un'artista eccentrica la cui specialità era l'immobilità perfetta, una capacità che le permetteva di rimanere in posizioni statiche per ore, quasi fosse una statua. Ma Helen non era solo arte: era anche una campionessa di lotta femminile agile e esperta.
Il piano di Celine era tanto audace quanto semplice. Helen, la "bambola", avrebbe atteso fino alla mezzanotte. A quell'ora, sfruttando il sonno profondo e ignaro di Margot, avrebbe lasciato socchiusa una entrata secondaria della villa, avrebbe effettuato degli esercizi di riscaldamento e, all'una di notte, avrebbe sfidato Margot in una gara di lotta tramite la quale l’avrebbe sconfitta e umiliata proprio nel posto che rappresentava il suo potere. Celine, dal canto suo, avrebbe atteso le tre di notte, sarebbe entrata dalla porta secondaria lasciata aperta e si sarebbe goduta lo spettacolo di Margot, finalmente sottomessa.
Le ore scivolarono via lentamente. Celine attese impaziente poi, si diresse verso la villa di Margot e alle tre di notte, tramite la porta secondaria, entrò. Celine avanzò nella villa avvolta dalla penombra e mentre si avviava verso il salone udì un intrigante, quasi impercettibile, ansimare. Per due lunghe ore, dall'una alle tre di notte, in quella villa silenziosa, Margot e Helen avevano ingaggiato una battaglia estenuante, avvinghiandosi in un duello fisico caratterizzato da una serie infinita di mosse e contromosse, intercalate da piccole pause. Celine fu attraversata da fremiti di piacere. Una figura scura, atteggiata in una posa di trionfo inequivocabile, sedeva a cavalcioni su un'altra figura che giaceva inerte sulla moquette, la schiena appoggiata al pavimento. Le mani della figura dominante erano appoggiate sui fianchi, in un gesto di supremazia assoluta. Helen, come previsto, aveva vinto e si stava godendo la vittoria. Celine trattenne a stento un urlo di gioia poi, con gli occhi che brillavano di una luce quasi maniacale, si avvicinò al campo di battaglia. Non vedeva l'ora di vedere Margot sconfitta e, finalmente, zittita. Celine raggiunse il punto in cui la luce della luna era più chiara e il suo trionfo si trasformò in stupore. La figura dominante non era Helen. Era Margot. Vestita in un corpetto nero che metteva in risalto la sua figura atletica, una minigonna di pelle nera e delle seducenti calze nere, Margot aveva gli occhi attraversati da una luce intrigante e perversa. Sotto il suo sedere Helen, sconfitta e esausta, giaceva, con la schiena aderente alla moquette e con lo sguardo perso nel vuoto. Celine, attonita, pensò che stesse sognando e continuò ad osservare la scena in silenzio poi, quando la coscienza si risvegliò, comunicandole che ciò che stava vedendo era reale, tentò di svignarsela. Margot agì immediatamente. La fissò con aria altera e tracotante poi, disse.
-Celine? Stai dimenticando la tua insulsa bambola. Non vorrai mica andartene senza di lei.
Celine si fermò e, nonostante la sua mente fosse pervasa da pensieri che si rincorrevano in una specie di spirale infinita, si domandò come la sua insopportabile direttrice fosse riuscita a sconfiggere Helen. Margot percepì lo stato d’animo di Celine e aggiunse.
-Scusami Celine se non ti ho mai parlato del mio passato da ginnasta. Ero agilissima e, se non avessi scelto la strada degli affari, avrei potuto vincere dei tornei importanti. Comunque la tua bambola si è battuta bene. Devo ammettere che avere ragione di lei non è stato facile.
Celine rimase in silenzio. La sconfitta era troppo pesante e qualsiasi considerazione avrebbe solamente peggiorato quella sensazione di impotenza che le pervadeva il corpo e la mente.
Margot capì che la battaglia era finita e si alzò trionfante. Helen, ancora stordita e umiliata, si rialzò a fatica. Celine attese che Helen si riprendesse. Poi, mentre Margot le fissava come un ghepardo che ha appena conquistato una grossa preda, Celine e Helen, lasciarono la villa.

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