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In macchina passammo il tempo a ridere, non facemmo altro: sembravamo l’euforia fatta persona; eravamo felici, non conoscevamo il motivo, ma eravamo felici e ci bastava. Sarebbe stato inutile rovinare anche quel momento cercando ragioni: la felicità è preziosa perché è qualcosa a cui ci abituiamo facilmente e alla fine pensiamo che il motivo della nostra felicità sia qualcosa d’eterno, addirittura dovuto, finendo così per far morire ogni cosa nata assieme a noi. Anche gli amori: credete ancora che finiscano per noia? Ci si annoia quando si pensa che la felicità di quell’amore sia dovuta, quando si sente che nulla sia più dovuto alla figlia degli innamorati, la coppia, e più nessun gesto alimenta quella magia che tinge di bellezza il mondo intero. Non volevo offendere la magnifica sensazione nata anche solo col suo profumo sempre più denso e lasciavo la vita ed il mondo scorrere: solo l’ebbrezza dell’alcool e delle droghe mi consentirono di vivere l’intensità di quell’amore breve che la coscienza del mondo, invece, avrebbe certamente soffocato. A casa sua, seduti sul divano con una televisione accesa e silenziosa a fare da spettatrice ci facemmo qualche canna e ci scolammo quasi mezza bottiglia di Jack Daniel’s mentre mi chiedeva di quel nuovo mondo che le avevo mostrato e ben diverso da quanto lei in quei stessi momenti mi fece riscoprire. Era bella, nel vero senso della parola: il soave movimento delle sue labbra secche ed i dolci suoni della sua voce mi mandavano in estasi più di qualsiasi droga. Ogni suo gesto era spontaneo, ma mai fuori luogo: era bella quando fumava, quando ciccava e anche quando beveva. Ancor più bella quando mi ascoltava e intanto con la lingua si accarezzava le labbra. Era affascinante come continuava a chiedermi della musica, del perché lo facevo, di come e non ricordo cosa le risposi con esattezza, ma capii che anche lei fuggiva ed intuii la ragione per cui quell’esperienza l’ammalio a tal punto, sarei stato curioso di conoscere qualcosa di lei, ma il desiderio di possederla e di sentirmi causa di ogni suo sorriso e gesto era assoluto e lo sguardo stanco e tremante come un falò mi diceva che per lei era lo stesso. Non amai mai come in quel pomeriggio: tutta la passione arse in quei brevi momenti intensi come null’altro in vita mia. Era sesso ed era amore nel contempo; ma quell’amore era quanto di più completo potesse esistere: era amore, solo amore, null’altro. L’uno era la felicità dell’altro: le idee, i gusti o lo stile non contavano, ma non perché non ci interessavano, ma perché qualsiasi direzione essi avessero preso nulla sarebbe cambiano e l’unica cosa di cui ci sarebbe comunque importato era l’altro. Non avevamo una vita da vivere insieme, non dovevamo scegliere come educare i nostri figli e non avevamo problemi da risolvere insieme: volevo dare tutto me stesso a lei e sentirmi colpa della sua felicità; volevo prendere tutto di lei e lo feci solo perché lei me lo volle dare. Quei minuti di sesso si trasformarono così in un amore assoluto: null’altro del mondo e della vita lo contaminarono oltre noi due. Ci addormentammo abbracciati l’uno all’altro: due come uno. Eravamo il tutto nel niente che il risveglio portò.
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Tutto Nel Niente testo di Errante