L' abbandono di Panormo

scritto da le_sage
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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L' abbandono di Panormo
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Testo: L' abbandono di Panormo
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La nave allontanò la pesante poppa dal pontile mezzo bruciato e s’incanalò nella corrente. Il nocchiero, con un colpo deciso del timone, la fece virare quanto bastava perché si intraversasse quel tanto necessario a che i marnai, al primo battito di tamburo, facessero scendere in acqua, dagli occhielli degli scalmi, i lunghi remi. Un attimo d’incertezza, poi presero il ritmo all’unisono, accompagnati dal rullare della voga battuta lenta, sotto il ponte, dal mastro vogatore. La prua della bireme sembrò così prendere vita autonoma, alzandosi orgogliosa a fendere le onde mentre gli addetti alle sartìe davano voce ai mozzi abbarbicati sull’albero della vela. I mozzi sciolsero di colpo i legacci e la vela scese verso il ponte, srotolandosi con la voce troneggiante del cuoio che si distende. Quasi a salutare il mare verde-azzurro di panormo che s’apriva dinanzi al rostro di bronzo. La nave sembrò sollevarsi appena, smuovendo la piatta calma delle acque con un argentino spumeggiare di onde risvegliate.
A poppa, lo sguardo fisso verso il porto e la cittadina che s’allontanavano sempre più, un uomo intabarrato nel suo mantello rosso restava in piedi, una mano appesa alla gomena che scendeva dal torriccio del castello. Il capitano, dal posto suo vicino al timoniere, s’accertò che la manovra fosse compiuta e s’avvicinò al passeggero, fermandoglisi di fianco a guardare anche lui la costa che s’allontanava.
« A che pensi Maarbale? - chiese il capitano – ti penti d’aver deciso di salpare? »
L’interpellato non rispose. Si voltò per un attimo a fissare con i suoi occhi neri il vecchio marinaio ma subito riportò lo sguardo sull’andirivieni che ancora si scorgeva nel porto da cui si stavano allontanando.
« Hai sentito come urlavano contro di noi quando ci siamo imbarcati? - riprese il capitano – Fino a ieri eravamo i salvatori della patria, i guerrieri indomiti che difendevano la loro comunità, gli eroi generosi e bellissimi che tutto davano e nulla chiedevano…ma da stamattina, da quando hanno visto che attrezzavamo la bireme per prendere il mare, solo mugugni, sguardi traversi e cenni di insofferenza! »
Il capitano fece un passo avanti e si appoggiò con le mani alla murata, sempre guardando i luoghi da dove erano salpati. « E puoi star tranquillo, mio buon Maarbale, che ora che siamo lontani e loro sono tornati padroni della piazza, ne diranno di cotte e di crude contro di noi… e di te in particolare…» Si avvertiva l’amaro della verità nella voce rassegnata di marinaio che aveva già vissuto quella scena.
« Amico mio – la voce di Maarbale giunse bassa, quasi un sussurro, ma perfettamente chiara – ricordi quando, fanciulli, vivevamo i primi amori? Quando finivano lei fuggiva piangendo dalle amichette raccontando che lui era un ragazzino bugiardo, falso, impacciat e, col pisellino piccolo piccolo o caso mai addirittura impotente…mentre lui tornava infuriato dai suoi compagni a sparlare di lei dicendo che era già una navigata adepta di Ishtar, la dea della prostituzione…» Il capitano sorrise a quella antica verità…perché era capitato anche a lui.
« Io non l’ho mai fatto – riprese Maarbale – perché per me ogni bacio ingenuo come quelli più sfrontati, furono sempre attimi bellissimi che mi facevano più maturo, più uomo…e non potevao tradirli…»
« Ma questo che c’entra con i nostri tempi e quello che ci accade? » gli chiese il marinaio. Maarbale aprì il volto in una smorfia che forse voleva essere un sorriso.
« Anche in politica è così. E anche se la maturità ha sostituito la prima giovinezza…Nel nostro caso i panormitani sanno che con la nostra partenza i loro progetti su di noi sono crollati, giusti o illusori che fossero…ma mostrandosi come vittime potranno addebitarci tutti i misfatti che vorranno di modo che, chiunque giunga dopo, i soli colpevoli di tutto resteremo sempre e solo noi…»
« Ma come potranno farlo? Fu un libero e volontario trattato quello che ci portò fin qui – esclamò con stizza il capitano – anzi, se ricordo bene, furono i loro ambasciatori a chiamarci! ».
« E che vuoi che importi? – rispose l’uomo – Ora che sono soli e non possiamo dire la nostra versione, diranno di tutto e di più…è così facile parlare male degli assenti…ed è così facile trovare altre voci a far da coro a lamenti , invenzioni ed accuse…che alla fine risulterà vero a tutto il mondo| »
« Ma allora…scusa Maarbale! Perché non hai fatto un proclama prima di partire? Non so, potevi anche lasciare un cippo scritto con tutta le verità…Invece sei restato in silenzio per così tanto tempo ed anche alla fine…non capisco! » il capitano aveva la fronte aggrottata di chi all’improvviso ha la mente confusa. Maarbale distolse lo sguardo dalla costa, oramai lontana, e si voltò come per andare a prua. Ma prima pose una mano sulla spalla del vecchio marinaio, sorridendogli ancora più amaramente di prima.
« Vedi, amico mio, un saggio mi insegnò che “chi non capisce o non sa interpretare il tuo silenzio, non saprà mai capire nemmeno le tue parole ” e nella mia lunga vita ho scoperto che è davvero così. Anche questa volta…».
Una folata di vento più forte in quel momento fece sbattere un lato della vela e la bireme, per un attimo, s’inclinò; ma subito riprese la via a fendere il grande verde, sotto gli impulsi ritmici dei lunghi remi che aiutavano il vento.


L' abbandono di Panormo testo di le_sage
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