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Abbiamo un grande problema
con l’empatia, e ci piace.
Abbiamo un grande problema
con l’empatia.
Non sappiamo ascoltare il prossimo, perché abbiamo deciso che l’Io individuale è essenziale
ed il Noi collettivo è inutile,
sono gli altri a doverci comprendere,
a doverci dare le loro attenzioni,
sono gli altri a dover stare in platea.
Il nostro è uno spettacolo deprimente
ma lo vendiamo sui social network
e nelle chiacchierate buttate al vento, come l'esibizione teatrale migliore
del mondo.
Abbiamo un grande problema
con l’empatia.
Non vogliamo cogliere le emozioni
negli sguardi, negli atteggiamenti,
nel linguaggio del corpo, abbiamo decretato che non esisterà mai una storia degna di essere letta a meno che non sia quella che porta il nostro nome. L’indifferenza emotiva è il nostro mestiere che pratichiamo con impegno
e dedizione, siamo professionisti dell’inciviltà.
Pretendiamo la maglia numero 10.
Siamo convinti ci renda unici,
siamo certi che, una volta indossata,
ci si possa considerare degli eroi infallibili,
dei fenomeni straordinari.
Siamo ossessionati dal palcoscenico, dobbiamo ricevere noi la medaglia d’oro, chissà con che diritto poi, dobbiamo calciarlo noi il rigore decisivo, dobbiamo essere noi l’ospite più atteso.
Una volta eravamo un insieme di persone, ora siamo il Festival degli egocentrici.
Preferiamo essere notati e invidiati,
più che amici, esigiamo di aver vicino, giornalisti e paparazzi.
Preferiamo essere portati sull’Olimpo,
non vogliamo relazioni che abbiano
un valore, bensì essere la figurina
del campione che nel pacchetto tutti vogliono trovare.
Lo sai che il sipario prima o poi si chiude ed il personaggio che ti sei creato svanirà in uno schiocco di dita?
C’è la possibilità di cambiare, di avviarci verso una nuova genesi, ma è più forte
la malsana ambizione di apparire come
una stella insostituibile.
Abbiamo smesso di essere umani,
è per questo che, anche se respiriamo
non possiamo considerarci vivi.
Quando verrà il giorno
in cui ci accorgeremo di essere un misero pallino tra tanti, disegnato su un foglio qualsiasi con la matita, che,
sarà cancellato dal tempo in un attimo,
non ci sarà psicofarmaco
che potrà salvarci dalla paura fottuta
di aver sprecato tutta l’esistenza.
E non è detto che quel giorno arrivi, potremmo rimanere pagliacci in eterno.