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Era una di quelle estati romane che sembrano non finire mai, con il sole che picchia sui sampietrini e l’aria che sa di gelsomini e marmitte.
In un appartamento al terzo piano di un elegante palazzo in Prati, vivevano Serena e Antonio, una giovane coppia originaria di Lecce, trapiantata nella capitale per lavoro e per amore della sua frenesia.
Serena, trent’anni appena compiuti, lavorava come grafica freelance e coltivava una passione insolita: i francobolli.
Li collezionava, li studiava, li fotografava.
Aveva persino un profilo Facebook dedicato, dove condivideva le sue scoperte e chiacchierava con altri appassionati.
Tra questi, c’era un certo “Marco da Torino”, con cui aveva stretto un’amicizia virtuale fatta di commenti, messaggi e scambi di immagini di rarità filateliche.
Antonio, invece, era più pragmatico.
Lavorava in uno studio legale e non capiva cosa ci fosse di interessante in quei pezzetti di carta.
E soprattutto non gli piaceva affatto che sua moglie parlasse con sconosciuti online.
“Un giorno ti arriva un matto sotto casa,” diceva spesso, scuotendo la testa.
Quella mattina di luglio, Serena gli chiese un favore: “Amore, oggi arriva Marco da Torino.
Ti prego, vai tu a prenderlo alla stazione.
Io devo finire di preparare il pranzo.”
Antonio sbuffò.
“Ma non poteva prendersi un taxi come tutti?”
“Dai, sii gentile.
È un amico.
E poi è la prima volta che lo vedo di persona.”
Controvoglia, Antonio salì in macchina e si diresse verso Termini.
Fuori dalla stazione, tra la folla di turisti e pendolari, vide un uomo sulla quarantina, alto, con una camicia azzurra e un trolley.
Sembrava spaesato.
“Marco?”
chiese Antonio, avvicinandosi.
L’uomo lo guardò confuso.
“Sì… credo di sì.”
“Vieni, ti porto da Serena.”
L’uomo esitò, poi salì.
Durante il tragitto, Antonio cercò di sondarlo.
“Allora, francobolli, eh?
Che passione strana.”
“Già… abbastanza insolita,” rispose l’uomo, ancora perplesso.
Arrivati a casa, Serena li accolse con entusiasmo.
“Marco!
Finalmente!
Sei molto più bello di come sembri in foto!”
L’uomo arrossì.
Antonio alzò gli occhi al cielo.
“Sì, certo, un Adone dei francobolli.”
Il pranzo fu allegro.
Serena e il nuovo arrivato parlavano come vecchi amici, ridevano, scherzavano.
Antonio osservava, sempre più perplesso.
Ma il clima era piacevole, e alla fine si lasciò coinvolgere.
Nel pomeriggio, decisero di fare una gita a Frascati.
Vino bianco fresco, prosciutto e pane casereccio, una passeggiata tra i vigneti.
I tre sembravano amici da sempre.
Antonio cominciava persino a simpatizzare per “Marco”.
Ma al ritorno, davanti al portone, li aspettava una sorpresa.
Un uomo basso, tarchiato, con una polo rossa e una borsa piena di raccoglitori, li fissava con occhi di fuoco.
“Serena!
Sono io, Marco da Torino!
Mi hai detto di venire oggi!”
Silenzio.
Il “Marco” che era con loro sbiancò.
Serena, senza batter ciglio, incrociò le braccia.
“Mi scusi, ma lei chi è?
Io non la conosco.”
“Ma come?
!
Ci scriviamo da mesi!
I francobolli!
Il gruppo Facebook!”
Antonio intervenne, con tono secco: “Signore, se non se ne va, chiamiamo i carabinieri.”
Il vero Marco rimase interdetto, poi si voltò e se ne andò, borbottando.
Serena chiuse il portone e si voltò verso il falso Marco, che scoppiò in una risata fragorosa.
“Non so chi pensavate che fossi, ma questa è stata la giornata più assurda della mia vita!”
Antonio rise anche lui.
“Beh, almeno non sei un matto.
E sembri simpatico.”
Serena strizzò l’occhio.
“E poi, chi ha bisogno di francobolli quando si trova un amico vero per caso?”
Quella sera, tra un bicchiere di Frascati e una cena improvvisata, nacque un’amicizia inattesa.
E il raccoglitore di francobolli rimase chiuso, mentre la vita, come sempre, faceva il suo gioco.