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Nel mio almanacco
Le lunazioni vengono prima
La precessione degli equinozi
Ormai si fa chiara
E ofiuco è distante
Contuso nel sole centauriano
Ho messo in prospettiva
Tutto quel che ho previsto
Ha macerato a lungo
Nel cestino dell'umido
Rimane solo l'acquetta sbifida
Che cola e cola e puzza
Organica e dissetante
Quanto un pisciare molesto
Ho messo i paletti
E strappato i peletti
Sulle pile ancora ho da lavorarci
Non ho più aspettative
L'almanacco si compila
Una volta ogni vent'anni
E purtroppo l'anno cosmico
È finito proprio
L'altro ieri
I Maya avevano ragione:
L'apocalisse giunge silenziosa
E ricomincia mentre noi
Siamo intenti a divorarci
L'anima dissanguata.
*
"L'inguaribile cancro dello scrivere
Ci tiene in pugno e invecchierà con noi
Col nostro cuore malato." Giovenale