I custodi della pace

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Questi versi nascono dalla convinzione che la pace non sia mai definitiva. La memoria della Storia e la consapevolezza del presente sono l'unico argine contro l'indifferenza e il ripetersi delle tragedie umane.
- Nota dell'autore lubeck92

Testo: I custodi della pace
di lubeck92

I CUSTODI DELLA PACE

C'è sempre qualcuno che dice:

«A me basta vivere bene.

Il sole, il mare,

il profumo del pane,

una tavola apparecchiata,

la pace semplice delle piccole cose.»

Ed è giusto amare la semplicità.

Ma così parlavano anche coloro

che passeggiavano nell'estate del 1914,

così parlavano gli uomini del 1939,

mentre il mondo si preparava a precipitare

nel proprio abisso.

Nessuno crede mai

che la tempesta possa raggiungere la propria casa.

Finché il cielo non si oscura.

Finché il vento non porta con sé

il rombo lontano delle sirene.

La guerra non arriva annunciandosi.

Entra in silenzio,

travestita da necessità,

da sicurezza,

da inevitabile destino.

Prima inventa i nemici,

poi alimenta la paura,

infine chiede obbedienza.

E gli uomini,

che desideravano soltanto vivere,

si ritrovano improvvisamente

a dover sopravvivere.

Per questo guardiamo il nostro tempo.

Guardiamo Gaza,

dove il pianto dei bambini

si confonde con il rumore delle macerie.

Guardiamo l'Ucraina,

dove il grano continua a crescere

accanto alle tombe dei giovani.

Guardiamo il Medio Oriente,

terra antica di profeti e di civiltà,

che ancora conosce il linguaggio del fuoco

e il dolore dell'esilio.

Nessuna fiamma resta confinata

al proprio orizzonte.

Il vento della Storia

trasporta le scintille

fino alle case di chi credeva

di essere al sicuro.

Per questo non possiamo dormire.

Per questo dobbiamo comprendere,

domandare,

ricordare.

Perché l'ignoranza

è sempre il terreno più fertile

su cui crescono le guerre.

Essere informati

non significa vivere nella paura.

Significa custodire.

Custodire il diritto di un bambino

a conoscere soltanto il rumore del mare.

Custodire le biblioteche,

le scuole,

i tramonti d'estate,

la fragile bellezza di una cena in famiglia.

Poiché nulla è eterno.

Nemmeno il sole,

se gli uomini dimenticano

come difenderlo.

E forse un giorno

i nostri figli ci domanderanno:

«Avete visto il fumo salire all'orizzonte?

Avete compreso i segni del vostro tempo?

Avete fatto abbastanza?»

Che il nostro silenzio

non debba mai diventare la risposta.

Vegliamo, dunque.

Con gli occhi aperti

e con la memoria viva.

Perché sapere

è il primo atto di libertà.

Comprendere

è il primo gesto di pace.

E un popolo che ricorda,

che interroga il proprio tempo,

che non rinuncia alla verità,

è un popolo che nessun impero,

nessuna propaganda,

nessuna paura

potrà mai piegare.

Affinché vi siano ancora,

per coloro che verranno dopo di noi,

un sole da contemplare,

un mare in cui specchiarsi,

e una tavola apparecchiata

attorno alla quale gli uomini,

finalmente riconciliati,

possano chiamarsi fratelli.

© Johann Lubeck

I custodi della pace testo di lubeck92
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