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Dividiamo lo stesso buio
come una coperta troppo corta
nelle notti in cui il mondo
non dà tregua.
Non chiamarmi per nome, stanotte.
Basta il peso caldo
della tua fronte sulla mia,
basta lasciare che i respiri
trovino lo stesso passo,
come due superstiti
sotto l’ultimo lembo
di lana e sangue.
Ci siamo trovati
esattamente dove il mondo
si frantuma.
Tu hai la pazienza antica delle pietre,
io questa mente di fumo
che si perde nei versi.
Ma quando mi stringi la schiena
con dita che sanno
di fuoco e di terra,
la mia anima smette di tremare
e prende corpo.
Sei la terra dura
dove il mio corpo
smette di cadere,
la tregua dal vento che sradica,
l’unico scoglio
in mezzo al diluvio
che continua a salire.
Non voglio una pelle
che scotti di un fuoco qualunque.
Voglio questa radice d’acciaio
che affonda nelle viscere,
questo peso buono
che mi tiene al mondo.
Resta qui,
con i tuoi occhi fermi
come sentinelle.
Fa’ che l’universo resti fuori
a sanguinare ancora un poco,
mentre il silenzio
ci sigilla le labbra
con un filo d’oro,
e un solo battito,
immenso,
ci tiene vivi entrambi
dentro lo stesso cuore
di pietra
e di carne.
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