DIALOGO DEL SOGNO E DELLA REALTA'

scritto da Giacomo Cantore
Scritto 13 anni fa • Pubblicato 13 anni fa • Revisionato 13 anni fa
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Questo dialogo apre una raccolta di racconti che analizzano la condizione umana in bilico tra il desiderio del sogno e l'esigenza della realtà. Scrivetemi le vostre impressioni! Grazie!
- Nota dell'autore Giacomo Cantore

Testo: DIALOGO DEL SOGNO E DELLA REALTA'
di Giacomo Cantore

DIALOGO DEL SOGNO E DELLA REALTA’

Realtà: Un caffè?
Sogno: No, grazie, non ho bisogno di stare troppo sveglio!
R: Ah, ah! Mi piace la gente di spirito.
S: Davvero? Non ci avrei mai giurato! Ho sempre creduto che tu la detestassi invece.
R: E perché, di grazia?
S: Beh, non vorrei offenderti, però, per quel poco che ne so, vi è tanta gente che ricorre allo spirito per ammorbidire la tua durezza.
R: Scommetto che se non temessi che la tua affermazione possa essere scambiata per mero vanto, diresti anche che a volte la gente ricorre allo spirito per resistermi!
S: Visto che lo hai detto tu non ho motivo di negarlo. Io credo di essere lo strumento per mezzo del quale gli uomini raggiungono quanto di più bello possano desiderare. In altre parole, sono quello che tu non puoi essere e, se non ci fossi, sarebbe molto più difficile il vivere per gli uomini.
R: Credi, dunque, che noi siamo destinati ad essere opposti e contrari e non collaboratori?
S: Se me lo chiedi così ti rispondo che non lo so, io -mi pare ovvio- tendo a difendere la mia esistenza e la mia supremazia, ma non è raro trovare gente che ci dice opposti e contrari. Dal canto mio, credo di poter dire che io porto il tuo stesso nome ma, nella mente degli uomini, vivo solo grazie al loro evocarmi. Sono realtà, labile realtà di cose che non esisteranno mai fuori dalla pura immaginazione.
R: Credo che questo nostro fugace incontro corra il rischio di trasformarsi in qualcosa di più complesso, ma non mi sottraggo ai tuoi inviti, soprattutto dal momento che mi accorgo che hai idee molto confuse.
S: Non mi sorprendo che tu dica questo, viene fuori la tua solita arroganza e la tua pretesa di permeare il tutto!
R: Non ti scaldare, non volevo dirti niente di offensivo, semplicemente mi fa piacere esporre il mio punto di vista e, anzi, sei tu che ti sminuisci.
S: Sentiamo dunque, dove sarei in torto?
R: Non ho detto che sei in torto. Lasciami solo esporre il mio modo di vedere. Lasciamo perdere questa disquisizione e veniamo al dunque. Quello che ti voglio dire è che non riesco davvero a cogliere questa nostra presunta opposizione e questo tuo sminuire il tuo potere di vita. Non sono d’accordo quando dici che le cose che gli uomini immaginano con il tuo aiuto non potranno mai esistere in me. Potrei citarti casi nei quali il sogno è divenuto realtà.
S: Beh, sono casi molto rari. Tu sei esistita, esisti ed esisterai per sempre, anche quando non ci sarà nessuno a categorizzarti, a prendere godimento o dolore da te. Anche se tu non fossi concepita dalla mente umana nessuno potrebbe negarti il diritto alla vita.
R: C’è chi lo ha fatto, amico mio! Dovresti studiare di più la filosofia invece di fare sempre castelli in aria!
S: Prima dici di volermi difendere e poi mi offendi!
R: Andiamo, sto solo scherzando! Piuttosto, non credi che sia dal sogno che si ottenga linfa per la vita? Non credi anche tu che sia grazie a te che ci si può dedicare alla poesia, alla letteratura, all’arte in genere? Molti grandi hanno perfino detto che per occuparsi di filosofia bisogna avere una profonda conoscenza della poesia. Verità ed illusione, opposte ma fortemente unite! E cosa sarebbe un dipinto se il pittore non ci mettesse dentro un sogno che gli consenta di stare in piedi?
S: Credo che si debba parlare più propriamente di fantasia ma sì, riconosco che su questo tu possa avere ragione, anche se ritengo che la vita non si possa ridurre alla sola arte. Che mi dici delle cose pratiche e strettamente manuali? Anche lì è necessario il sogno? Non ritieni che io sia superfluo là dove vige solo la ripetizione seriale senza partecipazione dello spirito?
R: Potresti anche aggiungerci tutti i lavori di computo e di calcolo, tutte le cose che rendono schiavi di regole stabilite e non superabili.
S: Certo, non intendevo escluderli, ma dovresti sapere che l’arte spesso è proprio l’attività umana che più di tutte le altre richiede regole ferree.
R: Certo, hai parlato correttamente, ma dimmi, credi che l’operaio e l’impiegato non abbiano un sogno? Io ti dico che anche chi lavora con le mani ha un sogno che lo spinge a vivere. Senza il sogno la morte stessa diventerebbe sogno, un sogno risolutore per uscire da un buco nero.
S: Parli di me e dei miei servigi come la cura ad una malattia altrimenti difficile da sopportare!
R:Quanta verità può sopportare un uomo?
S: Suona strano che proprio tu faccia questa domanda!
R: Continui a commettere lo stesso errore di poco fa: sminuisci il tuo valore ed il senso della tua esistenza. Continui a non pensarti come realtà e ti poni in una posizione subordinata rispetto a me!
S: Potrei fare altrimenti? Non credi ch’io sia diventato una semplice necessità fisica subordinata alla salute degli uomini?
R: Eppure la gente continua sognare!
S: Sognano sì, ma sognano per pura esigenza di vita non per volontà! Dove sono i grandi progetti di vita? Le ambizioni di poter volare al di sopra delle nubi e provare l’ebbrezza della libertà? Quante aquile si fanno tagliare le ali per vivere nello spazio angusto dell’aia?
R: Io credo che la gente abbia paura della difficoltà di realizzare quello che tu instilli loro in mente, per questo si accontentano di accantonarti e vivere imprigionati nella necessità.
S: Realizzare non sempre è necessario, basta desiderare e sognare, rendersi conto che vi sono due strati di vita: la tua e la mia. Quello che io cerco di fare è di mostrare agli uomini quello che tu nascondi loro, in spazi ed in luoghi che non sempre ti appartengono.
R: Dillo agli uomini! E’ ben strano parlare con te, prima ti sminuisci, poi ti esalti? Sei sicuro di non
essere confuso?
S: Potrei forse non esserlo?
R: Ah! Ah! Anche questo è vero! Ma che mi dici di chi crede in te? Di chi spende tutte le proprie forze per cercare di realizzarti e poi, alla fine, si trova con niente in mano?
S: Il provare fa parte della vita umana! E’ lì che si dimostra il coraggio. Il riuscire è un insieme di tante componenti: fortuna, ammetto anche costanza, in generale eventi della vita che ti possono aiutare o impedire di portare a compimento i tuoi progetti.
R: E chi non ci riesce che dovrebbe fare?
S: Io vorrei soltanto capire se sono tuo figlio o se sono tuo padre.
R: Come al solito consideri parzialmente le possibilità a tua disposizione!
S: Vale a dire?
R: Se fossimo fratelli?
S: Ah! Ah! Ah! E perché non sposi?
R: Ridi, ridi! Ricorda che tante cose che hai detto poco seriamente a volte si sono avverate! Molto bene, comunque.
S: Ah, ah! Mi vuoi fare il filo? Interessante! Non ci avevo mai pensato! E se consumassimo che cosa nascerebbe dalla nostra unione?
R: Ciò che già esiste. Come puoi non rendertene conto?
S: Andiamo! La vita è una cosa seria!
R: E chi lo nega? Credi che io non la prenda seriamente?
S: Io credo che tu voglia dire che io non la prendo seriamente!
R: Questa è colpa tua, ma io non ti ho mai tolto la tua dignità. Hai dimenticato che abbiamo dei figli in comune?
S: Sei proprio convinta di questo?
R: Ce li dividiamo, non credi anche tu? Gli uomini amano allo stesso modo sia me che te.
S: A me pare invece che quando tu diventi troppo severa e insopportabile, essi vengano a trovare rifugio da me.
R: Credi sia negativo?
S: Forse poco edificante per te!
R: Non ti prendere briga di questo. Lo sai quanti invece non corrono da te e scelgono una terza via?
S: Io so soltanto quello di cui faccio parte.
R: Tu sai chi sono io!
S: Lo ammetto, ti conosco.
R: Sei veramente convinto che tu sia l’unico rifugio alle mie avversità? Cosa sapresti dirmi di quanti sperimentano la gioia dell’attimo presente? Di quanti amplificano la loro gioia vissuta in te, nella mia vita?
S: Tu prima mi hai fatto una domanda molto importante, vero?
R: Più di una direi, ma credo di aver capito a quale stai facendo riferimento. Se non sbaglio non mi
hai risposto, però.
S: Non sbagli. Tu hai parlato bene, ma io voglio girarti la tua stessa domanda: chi non ci riesce cosa
dovrebbe fare?
R: Si è fatto tardi, non credi? Forse è ora di ritirarsi.
S: Credo che tu abbia ragione. E’ ora di ritirarsi.
R: Arrivederci, allora.
S: Arrivederci
DIALOGO DEL SOGNO E DELLA REALTA' testo di Giacomo Cantore
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