Tanto tanto tanto tempo fa, un paesello, poche case, curate, qualcuna di pietra e una piazza. La piazza del paese, con una fontanella al centro, la chiesa da un lato e il comune dall'altro la scuola l’osteria e un negozio.
Gli abitanti del paesello erano persone normalissime: mangiavano, bevevano, lavoravano e i bimbi andavano a scuola e studiavano…insomma un normalissimo paesello.
Vicino al paese c’era una palude, abitata anche lei come il paese, solo che vi abitavano….gamberetti, e tanti uccelli che riposavano, si conoscevano....bevevano e mangiavano e come il paese anche la palude era normale, normalissima.
Nella palude abitava stabilmente un fenicottero: bianco e bello, bellissimo, il più bel fenicottero si potesse vedere.
Era un piacere vederlo in volo, le sue ali erano lunghe robuste ed eleganti ma…..
Tanto era bello quanto era dispettoso: tutti i giorni si alzava in volo, volava verso la piazza del paese e li cominciava a cantare a squarciagola ma si sa i fenicotteri sono certo più famosi per il bellissimo piumaggio che per la loro voce, in volo gli uccelli emettono spesso un verso che ricorda quello delle oche, basso e nasale.
Non c’era verso di farlo smettere anzi….più gli abitanti del paese inveivano contro di lui e provavano a cacciarlo e più lui strillava….
Gli abitanti del paesello, stanchi della sua impertinenza una sera , in gran segreto, si riunirono in canonica e presero una greve decisione: dovevano sbarazzarsi di quel birbante,…..la decisione fu presa!!!!!!
Il giorno dopo i pescatori pescarono tutti i gamberetti della palude, li portarono nella piazza del paese e li divisero: le femmine da una parte e i maschietti dall'altra, poi presero i maschietti e li portarono di nuovo nella palude.
Rimasero le femmine che furono a loro volta divise: le belle e le brutte, le brutte tornarono alla palude
Le belle furono divise in bellissime e belle e…le belle le riportarono nella palude
Rimasero le bellissime che furono divise….in bellissimissime e bellissime e le bellissime seguirono le altre
Poi toccò alle bellissimissime, furono divise in “più che bellissimissime” e bellissimissime che tornarono alla palude.
Ne rimasero 30 che vennero ancor divise: “ancor più che più che bellissimissime” e” più che bellissimissme” che salutate le dieci elette tornarono nella palude
A questo punto ci fu un’ulteriore divisione: “ancora più che ancor più” e le altre che tornarono nella palude.
Ne rimasero due e si fece l’ultima cernita per decidere chi era “l’onorata”
E quella che rimase, ad onor del vero, era veramente la più bella: rossa, ma di un rosso che più rosso non si era mai visto e con una testina di cappelli spettinati ed impertinenti che facevano simpatia, una boccuccia a cuoricino e due occhi color nocciola che parlavano (e…un sedere, un sedere che…non se n’era mai visti…), insomma un sogno.
Il Sindaco e direttore della giuria si avvicinò alla vincitrice e con fare servile le chiese: “O bellissimissima gamberetta sei già accasata o cerchi ancora marito?” la gamberetta, con vocina melodiosa, rispose “vorrei il mio principe azzurro”, allora il sindaco, appena un pochino imbarazzato le chiese ancora “ma il principe dev'essere un gamberetto o va bene
anche un umano o un altro animale?” e lei: “un principe che sia bello come un principe”.
Il sindaco con un sorriso ghigneggiante disse alla gamberetta che d’ora in avanti avrebbe abitato nella fontana al centro della piazza e senza neanche salutare se ne andò.
La gamberetta…intontita dal trambusto e col cuor leggero di chi sa di non aver fatto nulla di male nuotava e cantava nella fontanella.
Intanto il fenicottero, nella palude, guardava l’orologio……era quasi l’ora del volo fino alla piazza per assordare con la sua vocciaccia gli abitanti del paese e infatti, pochi minuti dopo, era già in volo verso la piazza del paese. Giunto sopra la piazza stava per cominciare a urlare come al solito quando…..quando la sua vista da falchetto gli fece notare, nella fontana, qualcosa di rosso e spettinato…bellissimo. Scese in picchiata come solo lui e qualche falchetto sanno fare e in un battibaleno arrivo alla fontanella e li….rimase senza parole e senza fiato….mai e poi mai aveva visto principessa più bella e folgorato dalla visione s’innamorò.
Anche alla gamberetta il fenicottero non gli fu del tutto indifferente, anzi, non riusciva a staccargli gli occhi di dosso.
Passarono i secondi e poi i minuti e infine le ore…..così, guardandosi senza riuscire a parlare e sul fare della sera il fenicottero si alzò in volo e tornò alla palude.
Il sindaco entusiasta della prima giornata senza urlacci diede in onore della gamberetta una gran festa.
Passarono i giorni e il nostro fenicottero passava le giornate a volteggiare sulla piazza e la gamberetta a cantare. Ma l’amore, l’amore vero, tanto insistette col fenicottero e con la gamberetta che un bel giorno il fenicottero andò dalla gamberetta e prima che di riuscire a dire qualcosa lei aveva già detto di ……si.
Non fecero in tempo a guardarsi negli occhi che il sindaco saltò addosso al fenicottero e lo vesti con un mantello azzurro e coprì il volto della gamberetta con un velo di seta d’oriente…..e celebrò le loro nozze……era presente tutto il paese.
Al termine della cerimonia il sindaco disse ai due sposi innamorati: “ abbiamo preparato una stanza per festeggiare il vostro matrimonio….c’è ogni ben di Dio… andate e cominciate a mangiare.”
Gli sposi novelli con la gioia nel cuore entrarono in uno stanzone enorme e sempre con lo sguardo negli occhi dell’altro cominciarono a mangiare, non s’accorsero che alla festa c’erano solo loro due……ma fu una festa bellissima come mai ne avevano viste……una gamberetta, un fenicottero, l’amore e tanto prelibatezze…. Solo dopo un bel po’ si accorsero, non solo che erano soli ma anche che la porta e le finestre erano chiuse; in principio non diedero peso ma dopo tre giorni vissuti d’amore e cibo…..il fenicottero disse alla gamberetta:”vieni ti porta nella mia casa della palude” fece per uscire…..ma la porta era chiusa, volò verso le finestre ma anche queste erano chiuse allora la gamberetta gli disse: “ io sono piccola passo sotto la porta e poi ti apro” ma…..impossibile…era sigillata.
Si guardarono negli occhi…si piacquero… e decisero di aspettare perché prima o poi qualcuno avrebbe aperto la porta.
Passarono i giorni il cibo finì ma nessuno apri la porta.
Passarono i giorni e altri giorni ancora, il cibo finì
…il fenicottero ormai non aveva più la forza di stare in piedi, era accasciato e abbracciato alla sua gamberetta…..e quando ormai la morte stava portando via la sua anima…la gamberetta con un gesto d’amore e, con le ultime forze, fece un salto ed entrò nel becco del fenicottero ormai morente e con tutto l’amore che aveva trovò la forza ed il coraggio di finire nella pancia del fenicottero….
passarono pochi minuti e come per magia il fenicottero senti la vita ritornare, si alzò , si guardò intorno per cercare il suo amore……girò tutta la stanza ma nulla le porte e le finestre sigillate….era spaventato dov'era il suo amore…..fino a che non vide un bigliettino di poche parole:
“mi dono a te amore”
Il fenicottero capì e……come impazzito si scagliò contro una finestra cercando la morte ma…..il destino volle che si ruppe solo il vetro e il fenicottero trovò la libertà……..
Erano stati gli abitanti del paesello volevano vendicarsi dei suoi urlacci e si vendicarono con la cattiveria che solo l’uomo conosce.
Il Fenicottero disperato tornò alla sua palude e pianse pianse e pianse e il suo dolore era tanto forte che non si era accorto che le sue piume non erano più bianche ma rosse di un rosso così intenso che nessuno lo riconobbe….
Passò quasi un anno ma il dolore del fenicottero non era cambiato…passava ore ed ore in volo a piangere….e pianse tanto e tanto forte che attirò l’attenzione di una fatina che passava per la palude.
La fatina incuriosita da tanto piangere chiamò il fenicottero chiamò e si fece raccontare la sua storia.
Mai aveva sentito di un gesto d’amore così bello ed emozionata, in un istante, senza dire una parola, si trasformò in una stellina che comincio a girare intorno al fenicottero e senza che questo se ne accorgesse gli entro in bocca, scese, scese fino allo stomaco……e mentre il fenicottero non capiva cosa stesse succedendo una forza sconosciuta gli fece aprire il becco ed avvolta nella luce di una stellina comparve più bella che mai….
la gamberetta…
Poco dopo la stella riprese le sembianze della fatina e augurò una vita d’amore ai due……..e scomparve.
Ma….( c’è sempre un ma)…la gamberetta non era più rossa come prima….era rosa, bella come un sogno ma rosa…e il fenicottero non era tornato bianco come prima: aveva sotto le ali una macchia rosa che dallo stomaco gli arrivava al
cuore.
I due vissero felici e contenti ed ebbero tantissimi figli….tantissimi gamberetti rosa e tantissimi fenicotteri con una striscia rosa sotto le ali che partiva dallo stomaco ed andava la cuore……….
Ecco margherita adesso sai perché i fenicotteri hanno una macchia rosa e i gamberetti non sono più rosso vivo……e margherita lo sai dov'era quella palude?
“si papà a Camargue”
questa era la vita che dovevo fare quando portavo a a casa margherita …e tutto perché non ho l’autoradio….e adesso che ho l’autoradio…un po’ mi manca di non averla….
(Mi scuso per la punteggiatura.....prima o poi imparerò ad usarla a dovere e correggero')
la gamberetta e il fenicottero testo di trentaquattro