Pensieri ferragostiani

scritto da Freemind81
Scritto 12 mesi fa • Pubblicato 11 mesi fa • Revisionato 11 mesi fa
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Scritto dopo pranzo del 15 di agosto 2025 per mettere insieme le idee.
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Testo: Pensieri ferragostiani
di Freemind81

Quando posso, mi piace far colazione al bar leggendo un libro e in questa giornata appiccicosa sono riuscito nel tal proposito.

Nella piazza principale della città ho trovato un baretto che non ha fatto festa e mi son seduto a un tavolino all'aperto. Dopo aver fatto l'ordine ho iniziato la lettura.

Il libro in questione si intitola "Pioggia rossa", di Cees Nooteboom, e l'autore, ormai in là con l'età, tira le somme della sua vita, passata per più di metà anno in viaggio e in estate trascorsa a Maiorca. 

L'unico grosso problema di quando faccio questa cosa è il rumore prodotto dalla gente che è seduta attorno a me. Ci mancherebbe, non voglio che le persone stiano zitte perché io devo leggere, ma ho bisogno di non sentire starnazzare e così mi infilo le mie belle cuffiette e faccio partire una playlist di rumore bianco: tra cascate, piogge e temporali mi leggo il mio bel libretto.

Finito di consumare e di vivermi due capitoli vado a pagare e, dato che ho rispetto per il mio interlocutore anche se lo schifo in quanto essere umano, faccio tornare il bel tempo nelle orecchie spegnendo gli auricolari.

Pagato il tutto cambio playlist passando ai Led Zeppelin.

Ecco che qui avviene la magia, l'incastro dei neuroni, e torno alla sera precedente finendo in un marasma di ricordi, sensazioni, pensieri e immagini.

Ero andato a bere una birra con il mio compare di scorribande in un pub vicino a casa mia, una birreria storica che prima era da un'altra parte, con buona birra, buon cibo e soprattutto buoni prezzi.

Appena entrati vedo al bancone una coppia con lui più vecchio di lei di una bella dozzina d'anni e mi soffermo sulla donna: mi pare di conoscerla, ma non son sicuro in quanto non riesco proprio a far corrispondere l'immagine che ho lì davanti con quella che ho nei ricordi.

La persona nella mia mente era di qualche anno più giovane di me e lavorava in un locale che frequentavo molti anni fa. Era bella, simpatica e sempre allegra e con una bimba piccolina.

Il socio e io ci avviciniamo al banco per ordinare e questa mi riconosce, quindi sì è proprio lei e, da vicino, dei lineamenti che ricordavo qui c'è solo una vaga caricatura.

Sapevo già da allora che ogni tanto usasse qualche sostanza, ma nulla di costante e continuativo, mentre ora... Ora lei è ciò che diventa una veterana dell'eroina (o analoghe droghe): in bocca metà denti e di quelli rimasti la metà è marcia, magrissima da costipazione costante, completamente disconnessa dalla realtà e sembra avere tutta l'età del mondo.

Mi salta addosso felicissima di vedermi. Mi bacia, mi abbraccia e a un certo punto ho pensato che volesse farmi lì in mezzo alla stanza. Il viso scavatissimo mi sorride e mi chiede di me e in difficoltà le racconto per sommi capi come sta andando la mia vita. Non è stato facile, perché ancora non riuscivo a credere che l'immagine presente e quella passata fossero la stessa persona nonostante le differenze così marcate e mi son chiesto anche: "Il salto sarà stato rapido o lento? La caduta è ancora in corso?" Dopo ancora qualche ditirambo lei e il compagno sono andati e io mi son bevuto la birra con il mio socio, ma con in testa il cruccio.

Ho una spiccata capacità di creare nella mia testa delle connessioni di pensieri, che spesso tra di loro non hanno nessun legame, e tornato alla mattina di ferregosto è successo che mi son venuti alla mente i miei morti insieme a quelli degli altri.

Di recente una persona a me vicino ha perso madre e fratello: la prima per anzianità e il secondo per malattia. Quanti morti può sopportare una persona? Questa donna ora ha un compagno, ma è anche vedova di un uomo morto anche lui per un brutto cancro. In questi giorni i suoi occhi sono sempre lucidi e nonostante riesca a non lasciarsi abbattere si vede tutta la tristezza che ha addosso. 

Arriva l'altra connessione: cancro - Ross, la mia amica che non c'è più. Insieme a lei, noi degli affetti più vicini abbiamo vissuto la progressione della malattia, le speranze quando al primo giro sembrava essere andata bene, la ricaduta nel buio quando un controllo ha rilevato una metastasi attiva e tutta la sofferenza, anche fisica, dovuta ai vari cambi di terapia, perché nessuna sembrava funzionare. 

Ricordo benissimo le bruciature della chemio infratoracica che le hanno fatto e che più di quella non ce n'è. Ricordo il suo dimagrire tra morfina e ischemie e ricordo come era ridotta. Lo ricorderò sempre, sempre, sempre.

In compagnia era una gran casinista e senza ritegno alcuno era capace di tirare su dei teatrini da far impallidire molti. Una sera eravamo tutti a cena da qualche parte e a un certo punto fa: «Oh, guarda che tette!» e bam, le tira fuori e le sbatte sul tavolo. E sì Ross, avevi due gran belle tette! E sapevi tante cose, perché avevi sempre un libro in mano. Lavorare non ti piaceva, ma si poteva parlare con te di tutto a ogni livello, in ogni momento e in ogni luogo. Quante volte abbiamo fatto le ore piccole dopo le cene che organizzavi e quante volte ci hai fatto rivedere le puntate di Farscape che avevi sottotitolato tu, perché eri una trekker, un'appassionata di fantascienza e sapevi vita, morte e miracoli di ogni attore e personaggio di ogni film, cartone, anime, manga, leggenda, etc...

Noi vivi lasciamo cadere i nostri morti in una notte eterna e, volando, loro ci trapassano i pensieri scontrandosi e sfocando uno nell'altro: tra loro si legano e si intrappolano come in una (ragna)tela dipinta da impressioni che sono le nostre quando andiamo ad aprire i cassetti dei ricordi. Noi restiamo fissi e appiccicati al centro, dove tutti i fili convergono, e con le dita della mente sfioriamo queste corde per farle risuonare in noi, nel bene e nel male.

Dopo questo mio funambolare mentalico sono corso in libreria che è l'unico posto dove sto bene. Ho recuperato un paio di libri di filosofia (è un campo che di fatto non conosco) per continuare la ricerca di quell'epifania di verità che non sono ancora riuscito a trovare per arrivare a focalizzare un punto in cui io possa stare non precario sul confine tra il reale e la contemplazione del silenzio.

Pensieri ferragostiani testo di Freemind81
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